Io, autore di teatro, asciugo tamburi e tamburelli con il phon. In scena lo spettacolo del Ponte di operai e notai

“I Mille del Ponte”, andato in scena in anteprima nazionale al Nervi Music Ballet Festival,  racconta la ricostruzione del Morandi dopo la tragedia

Io, autore di teatro, asciugo tamburi e tamburelli con il phon. In scena lo spettacolo del Ponte di operai e notai
di Massimiliano Lussana

Una delle prime regole che si insegnano ai giovani iscritti ai corsi di giornalismo è quella di non scrivere e di non parlare di sé in prima persona.

Ma se devi parlare di uno spettacolo che hai scritto tu, come fai a non scrivere in prima persona? Sarebbe un delitto e un po’ ipocrita.

E allora per Tiscalinews -  che ha sempre avuto a cuore questo progetto di raccontare la storia e in particolare la storia del nuovo Ponte di Genova come si fa con la storiografia delle Annales, che non è storia di generali, di colonnelli, di date e di potenti, ma di uomini e donne, di storia sociale dell’agricoltura, della musica, della vita – non posso fare a meno di raccontare in prima persona.

Anche perché quella storia è La Storia, secondo Francesco De Gregori, “la storia siamo noi, questo piatto di grano” e qui, in questo racconto, il ponte siamo noi questo piatto di grano. Non il Ponte, o almeno non solo il Ponte, di Renzo Piano, di Marco Bucci e di tutte le istituzioni che hanno contribuito a tutto questo, ma il ponte dei saldatori, dei tornitori, degli addetti al serraggio dei bulloni, degli ingegneri del Cetena che hanno disegnato algoritmi e luce  e dei notai.

A questo punto, l’obiezione è più che legittima.

Ma che c’entrano i notai in questa storia?

C’entrano moltissimo, perché la storia che abbiamo raccontato è stata quella, raccolta con loro, del record mondiale di atti di vendita per evitare gli espropri delle case sotto il vecchio Morandi che avrebbero fatto perdere non solo i ricordi di una vita, ma anche molti soldi a coloro che comunque avrebbero dovuto lasciare la propria casa con gli espropri.

Insomma, provo a raccontarvi lo spettacolo “I Mille del Ponte” andato in scena in anteprima nazionale al Nervi Music Ballet Festival, che è un festival splendido da qualsiasi parte lo si veda. Con la firma del Carlo Felice, che è il teatro dell’opera di Genova, una Fondazione lirico sinfonica, che è come dire l’argenteria di famiglia del mondo della lirica italiana, e soprattutto del sovrintendente Claudio Orazi che ha creduto nel progetto, insieme a Ilaria Cavo e Barbara Grosso, assessore alla Cultura di Liguria e Genova, e alla Fondazione Ansaldo-Gruppo Leonardo che ha regalato lo spettacolo alla città.

A Nervi, ai Parchi, va in scena il Festival più bello d’Italia, in mezzo a palme, verde, vialetti illuminati a led e ville storiche, con come fondale il mare, il tramonto, la foschia anche, le lampare. Insomma, lo scenografo è (un) Dio.

Ma è il Festival più bello d’Italia non solo per la bellezza del luogo e del palco, ma anche per la varietà dello spettacolo e degli spettacoli proposti: si va dalla musica sinfonica ai balletti, che è la ragione sociale del tutto, dal teatro comico con Maurizio Lastrico ai concerti di musica leggera, dal jazz al melologo, fino per l’appunto al teatro-canzone.

E qui arrivo io, anzi meglio, arriviamo noi, Pietrangelo Buttafuoco e Raffaella Luglini che immediatamente hanno avuto l’idea di raccontare questa storia, me che le ho raccolte e che le ho scritte, Mario Incudine che le ha raccontate e cantate e Antonio Vasta, Manfredi Tumminello e Pino Ricosta che le hanno suonate.

Ma, di preciso, cosa fa un autore di uno spettacolo di teatro-canzone?

Ad esempio, quando c’è umidità nell’aria, come l’altro giorno a Nervi, porta un phon per asciugare tamburi e tamburelli che, proprio per l’umidità, un po’ come avviene quando si compra il pane in queste giornate, rischiano di suonare meno bene.

E quindi, mi sono precipitato ad asciugare i tamburelli.

Ma, a parte il lavoro del phon, la meraviglia portata avanti con Mario Incudine, che ha firmato anche la messa in scena, la bellezza di tutto questo, è stata quella di raccontare le storie, ma di farlo anche con leggerezza, facendo ridere e piangere contemporaneamente, senza retorica, ma con l’orgoglio di raccontare un’Italia che torna a fare l’Italia.

E poi la bellezza di fare l’autore di queste storie nasconde altre gioie: ad esempio quella di conoscere persone meravigliose di cui raccontare le storie, sperando di farle arrivare a chi assiste allo spettacolo, ma anche quello di scegliere le canzoni che accompagnano tutto questo: La storia di Francesco De Gregori, ma anche Occhi di gatto, sigla del cartoon della nostra infanzia; Messico e Nuvole, ma anche Creuza de ma; La città vecchia, ancora di Fabrizio De Andrè, ma anche Ufo robot.

Ma se dovessi raccontare cosa mi porto a casa della prima di questo spettacolo dovrei scrivere un trattato più lungo di Guerra e pace, perché l’emozione è stata totale per tutte le centinaia di persone presenti e ovviamente anche per me.

Quei minuti e minuti interminabili di applausi alla fine sono stati il miglior modo di ringraziare non solo noi autori ed artisti sul palco, ma anche tutti i costruttori del nuovo Ponte di Genova, quasi quattromila persone (al limite cambieremo il titolo ne “I quattromila del Ponte”) che hanno raccontato l’Italia che torna a fare l’Italia, come abbiamo detto.

Ma, soprattutto, in tutto questo c’è l’orgoglio e la gioia di raccontare un’Italia che vista dai Parchi di Nervi ha splendidi sapori e profumi mediterranei di mare che sanno di salsedine e salmastro: “Perché – racconta Incudine – ci sono splendidi posti di mare che danno le spalle al mare; Sicilia e Liguria, come si dicevano Sbarbaro e Pirandello, offrono il volto al mare”.

Ecco, le risate, la commozione, la dolcezza che emerge da queste storie di lavoratori, da questi racconti e da ciò che ho avuto la fortuna di trasformare prima in articoli, poi in libro, quindi in una scena di uno spettacolo al Festival della comunicazione di Camogli e infine in uno spettacolo che ci sta nascendo fra le mani, è un dono enorme.

Vedete, il grande pubblico conosce Mario Incudine per il suo duetto con Biagio Antonacci in “Mio fratello” (era il signore con la barba che cantava una sorta di via di mezzo fra il rap e il cunto, un massimo comune denominatore e insieme minimo comune multiplo della tradizione siciliana e del nuovo canto siciliano, nel video con Biagio, Beppe e Rosario Fiorello, eccezionalmente insieme, con la regia di Gabriele Muccino), ma è un cantante e un attore straordinario, dalle serenate di piazza ai palchi più impegnativi, sempre con la stessa passione per il suo lavoro e la bellezza e la cultura che si porta dietro.

Questo appuntamento con “I mille del Ponte” sarà uno spettacolo che toccherà tutta Italia, Abruzzo, Romagna, di nuovo Liguria, le grandi città, isole comprese.

E proprio da un’isola ripartirà il 31 agosto a Morgantina, in provincia di Enna, dove c’è uno splendido teatro greco.

Se riusciremo a trasmettere anche solo un centesimo delle emozioni che abbiamo sentito tutti noi l’altra sera ai Parchi di Nervi avremo vinto.

E per raccontarvi cosa fa un autore mi basterà mostrarvi le mie braccia.

Pelle d’oca.

Anche attorno al cerotto del vaccino, esattamente come le braccia di Mario Incudine, Antonio Vasta, Manfredi Tumminello e Pino Ricosta.

Pelle d’oca.