"Pagano in nero", "Accuse infamanti": è guerra tra Barbareschi e i teatri privati italiani

Ospite a "Non è l'Arena" di Giletti l'attore e produttore scaglia un duro attacco ai piccoli teatri. Immediata la replica dell'ATIP: "Se ha le prove, porti tutto in Procura e sporga una querela circostanziata. Altrimenti taccia e si scusi"

di Camilla Soru

E’ domenica. Nello studio di “Non è l’Arena” di Giletti siedono tra gli altri Luca Barbareschi e la deputata del Partito Democratico Alessia Morani.

In collegamento i rappresentanti del comitato “io apro”, i ristoratori che infiammano le piazze esasperati dalle continue restrizioni che schiacciano da più di un anno le loro attività.

Eccola servita, l’eterna battaglia tra politica e povera gente. Il confronto è serrato, nessuno si ascolta. Visto dall’esterno è imbarazzante. Morani cerca a più riprese di spiegare cosa si sta facendo: sono in arrivo i ristori e per metà aprile il nuovo decreto con i 40 miliardi già annunciati. Ma è interrotta costantemente da ovvi “è troppo tardi” “dovevate fare di più”. Diventa quasi ridicolo “non possiamo aspettare oltre Morani” urlano dal comitato, “è tra tre giorni” replica lei esausta.

Se si abbassassero i toni scoprirebbero che stanno tutti dalla stessa parte, che desiderano esattamente le stesse cose. Ma non si può, il ritmo della tv populista dev’essere serrato e caciarone. Questione di audience.

Giletti dà la parola a Barbareschi, finalmente una voce piacevole da ascoltare. Sorride, sembra conciliante. Dalla riunione di condominio veniamo catapultati nella sala dell’analista, forse adesso qualcuno dirà qualcosa di intelligente.

“Non ho mai amato chi urla contro la casta, la democrazia è un meccanismo molto complicato” esordisce così Barbareschi, cercando una difesa per la deputata messa in croce un minuto prima. Con i tempi giusti della narrazione teatrale ci ricorda che questo è il momento di ripensare completamente le strategie industriali. Il mondo sarà profondamente cambiato dal covid e dove prima c’era ricchezza domani ci sarà miseria. Pensiamo ai bar sotto i grandi uffici, lo smartworking ucciderà completamente quelle attività. Molte aziende italiane hanno già capito che il lavoro da casa è più vantaggioso e il bar sotto l’ufficio probabilmente è destinato a fallire.

Serve dunque reinventare, ripensare, ricostruire.

Barbareschi non ci sta nemmeno alle critiche ai ristori, “questo è un paese di evasori fiscali. Il mio teatro ha avuto un ristoro straordinario perché avendo i conti in ordine è arrivato un ristoro di quasi 800 mila euro. Ad alcuni teatri non è arrivato nulla perché pagano in nero, perché riciclano soldi, perché fanno cose terribili. Ci sono altri teatri che non scendono in piazza perché hanno la pancia piena, come La Scala o Il Piccolo di Milano. Anzi durante la pandemia hanno avuto talmente tanti soldi a disposizione e poco da produrre che ora avranno dei budget esagerati.”

Ed eccola la soluzione pensata da Barbareschi: ripensare le strategie industriali per non diventare dei mendicanti. “io sento i teatranti che si lamentano per avere un milione in più, il problema non è avere un milione in più ma decidere cosa sarà il teatro dopo il covid.” Il teatro deve diventare un luogo di eccellenza ma questo sarà possibile solo se “nelle regioni verrano dati 20 milioni ad un teatro per diventare un luogo di eccellenza

Quando si cerca di riportare questo ragionamento sul problema della ristorazione forse in studio ci si accorge che qualcosa non funziona. Che si fa? Invece di pensare a ristori per tutti gli operatori del settore diamo 20 milioni allo chef stellato per ripensare la sua strategia industriale e diventare un luogo d’eccellenza, con buona pace della pizzeria al taglio sotto casa?

I piccoli operatori dello spettacolo diventano sacrificabili, inutili e delinquenti. Si fa strada la multinazionale dell’arte che deve schiacciare la bottega di quartiere, quella dove sicuramente non ti fanno nemmeno lo scontrino.

Non ci stanno giustamente quelli dell’ATIP (Associazione Teatri Italiani Privati). In un comunicato inviato lunedì 12 aprile pretendono "che venga fatta chiarezza intorno a questa infamante quanto generica accusa ricevuta da tutto il comparto dello Spettacolo dal Vivo: se il Sig. Barbareschi ha gli elementi a riprova di quanto dichiarato, li porti in Procura e sporga una querela circostanziata. Altrimenti taccia e si scusi".

Intanto il mondo dell’arte continua a cercare di resistere. Tutto. Le grandi realtà ma soprattutto le piccole e le piccolissime, che da sempre animano le serate delle nostre città, anche senza finire sui giornali, ma che rendono viva e curiosa l’offerta culturale. Resistono e si arrabbiano. E sicuramente pensano che deve essere facile non essere arrabbiati quando negli ultimi tra anni hai ricevuto quasi 10 milioni di finanziamenti pubblici.