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Morire di un amore che non esiste più: "Andrea Chenier" ritorna dopo 15 anni

Al Teatro Lirico di Cagliari torna uno dei titoli emblematici del melodramma romantico e risorgimentale italiano. Fra sangue, rivoluzione e sacrificio di sé

di Cristiano Sanna Martini   
Un momento della messa in scena di 'Andrea Chénier' a Cagliari (Foto Fabio Marcello - Teatro Lirico)
Un momento della messa in scena di "Andrea Chénier" a Cagliari (Foto Fabio Marcello - Teatro Lirico)

Che non si muore per amore è una gran bella verità sintetizzava in una sua canzone Lucio Battisti. Cantando in reealà l'esatto opposto. L'amore che si prende tutto, che vince tutto e si immola nel finale è al centro dell'Andrea Chénier tornata sul palco del Lirico di Cagliari dopo 15 anni. E noi ci permettiamo un accostamento fra l'arte del melodramma italiano "alto" impregnato di sentimenti risorgimentali, rivoluzionari come pure di dubbi sulle derive crudeli che hanno prodotto, e l'arte più "bassa" della canzone popolare (ma hanno ancora senso questi termini?) per mettere al centro il più insondabile, desiderato e temuto dei sentimenti umani. Quello che fa cantare nel finale dell'opera di Illica e Giordano a mani prese: "La nostra morte è il trionfo dell'amor. Nell'ora che si muor, eterni diveniamo".

Il capolavoro di un autore sottovalutato

Andrea Chénier viene spesso trattato come il colpo da maestro di colui che non seppe mai arrivare ai livelli né di Puccini né di Verdi e che già prima di ritrovarsi a lavorare sulle pagine di Illica (principe dei librettisti d'opera dell'epoca) era in difficoltà. Umberto Giordano faticava ad imporsi e i suoi lavori precedenti, Mala vita e Regina Diaz erano rimasti, come dire, a metà del guado. Tutto questo mentre Puccini, di quasi dieci anni più anziano, si prendeva il plauso indiscusso con Manon Lescaut. Entrambi gli autori si incorociarono con Luigi Illica per loro opere successive. E Giordano capì l'importanza di aprirsi ai tempi del Romanticismo e delle lotte risorgimentali del periodo umbertino, tentando di andare oltre i temi pastorali e veristi che gli avevano attirato soprattutto critiche in precedenza. L'occasione fu un libretto destinato a Franchetti che era lì incompiuto, e che accettò di musicare. Una storia di amore che vince il classismo e va oltre le follie omicide della Rivoluzione francese, pagando tanta libertà con la vita. Nasceva così, con grande successo, Andrea Chénier.

L'amore che sfida il potere e salva l'umanità mentre la distrugge

Nell'allestimento dei teatri di Modena, Piacenza, Reggio Emilia, Ravenna Manifestazioni, Regio di Parma e Opera de Toulon, con la regia di Nicola Berloffa e la direzione d'orchestra di Donato Renzetti, Andrea Chénier si muove per quadri volutamente statici (forse un po' troppo) dal punto di vista della scenografia ma con dentro molto movimento di interpreti e comparse. Come sei si volesse presentare al pubblico la rievocazione del clima del Termidoro in grandi tableaux vivants, quadri di un'epoca in cui in nome della libertà impiccavano reali e nobili e le teste rotolavano nella cesta sotto la ghigliottina in un clima di sospetto e spionaggio.

L'intreccio perfetto

Illica era scrittore erudito e seppe raccontare queste contraddizioni drammatiche proprio mentre l'ltalia viveva il suo presente di Regno unito sotto i Savoia. Giordano offrì a un racconto con molti personaggi e moltissima drammaturgia una partitura quasi da colonna sonora cinematografica. Affidando la riuscita dell'opera a tre momenti strappacuore: l'aria Credo in una possanza arcaica, la celeberrima Io sono l'amore e il finale prima dell'esecuzione dei due innamorati che sfidano il potere e dannano le loro vite sulla ghigliottina, salvandole dal clima di resa dei conti già all'interno dei sanculotti francesi. E' la magia di quei momenti a conquistare ogni volta in un'opera molto complessa, molto recitata. Con le belle voci di Konstantin Kipiani (Cheniér), Irina Churilova (Maddalena) e Devid Cecconi (Gerard) ad esaltarle alla massima potenza.

di Cristiano Sanna Martini   

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