Nascere uomo in un corpo di donna: la storia della papessa Giovanna e il premio a Emilia Agnesa

La vincitrice del premio Sostantivo Gender: "La nostra società, nonostante i secoli e il progresso, ha ancora molto di medievale, e la politica italiana non fa che ricordarcelo"

Nascere uomo in un corpo di donna: la storia della papessa Giovanna e il premio a Emilia Agnesa
Emilia Agnesa, credit foto Dietrich Steinmetz

Nascere uomo in un corpo di donna. Una sfida difficilissima oggi, figuriamoci nel IX secolo dopo Cristo. Negli stessi giorni che hanno visto il Ddl Zan affossato da una classe politica inadeguata a rappresentare una società che non vuole più identificarsi con una realtà divisa solo in maschi e femmine, discriminatoria e non inclusiva di tutto quello che esiste davvero in natura, nonostante le classificazioni teoriche, la cagliaritana Emilia Agnesa vinceva un premio teatrale che racconta una figura storica che ha lottato per essere riconosciuta come Persona, oltre lo schema di genere imposto.

Ma cosa è cambiato dal vero Medioevo al Medioevo di oggi? 

"Il mio testo parte da un personaggio leggendario, quello della Papessa Giovanna, vissuta, pare, intorno all'850 d.C. Dopo alcuni mesi di studio dell'epoca e delle varie versioni tramandate della vita della Papessa, ho immaginato cosa potesse provare una donna che si sente intrappolata in un corpo che non sente suo e per cui, da quando è nata, ha sempre sofferto. Il mio personaggio si identifica come un uomo da sempre, ma Dio non esaudisce la sua volontà, nonostante le infinite preghiere e i meriti.

La nostra società, nonostante i secoli e il progresso, ha ancora molto di medievale, e la politica italiana non fa che ricordarcelo".

Parla così la vincitrice Emilia Agnesa laureata in lettere antiche e insegnante di latino e greco nei licei classici di Cagliari e di Roma.

Si forma come attrice teatrale presso il Riverrun Teatro, i Cada Die e con le masterclass di formazione permanente di Sardegna Teatro, tenute da artisti quali Arturo Cirillo, Lucia Calamaro, Scimone-Sframeli, Motus, Theodoros Therzopoulos e César Brie, per cui recita nel pluripremiato “L’Avvoltoio”. Inizia poi la sua attività di autrice, scrivendo racconti per il collettivo “Scrittori da Palco”, organizzato da Flavio Soriga, e tenendo una sua rubrica per l’Unione Sarda, “Alla finestra”. Nel 2021 si diploma al master di Drammaturgia e Sceneggiatura dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e partecipa alla masterclass della Biennale Teatro di critica con Andrea Porcheddu. Attualmente è impegnata come dramaturg presso il Teatro di Roma, per la regia di Giorgio Barberio Corsetti, e collabora con l’attore e regista Francesco Bonomo per il collettivo “Amori Difficili” e per la rassegna “Trend” al Teatro Belli di Roma.

Con il patrocinio di Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico e con la gentile collaborazione di Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Spazio 18B, con la rassegna teatrale Sostantivo Gender, vuole dare un contributo alla costruzione di una società più ricca e accogliente sotto il profilo umano, sociale e culturale. In cui le differenze, legate in particolare alle identità di genere e di orientamento sessuale, siano portatrici di un valore.

I quattro testi teatrali finalisti sono andati in scena dal 21 al 24 ottobre.

Flavia Forestieri con "Battaglia Navale"

Fulvia Cipollari con "Leila"

Annick Emdin con "La Maggioranza"

Emilia Agnesa Mancini con "Deo Gratias!"

Una giuria, composta da Emiliano Metalli, dall’autore teatrale Massimo Roberto Beato e da Giovanni Greco, docente designato dall'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico, ha assistito ogni sera, alla messa in scena dei corti teatrali scritti e diretti dagli allievi del Master Drammaturgia e Sceneggiatura. Il testo del corto che è risultato Primo Classificato avrà diritto allo sviluppo e alla messa in scena a cura de “La Compagnia dei Masnadieri”, all’interno della Stagione 2021/2022 dello Spazio 18B.

La protagonista del corto teatrale premiato, Sara Younes, credit di Federico Malvaldi