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Majorana era vivo nel 2000. La macchina che dominava la materia e ringiovaniva: quella foto impossibile con Pelizza

La scomparsa del giovane genio della fisica è uno dei più grandi misteri italiani. Dov’è finito? E cosa c’entra la Cia? L'inchiesta del giornalista Rino Di Stefano: Majorana affidò a Rolando Pelizza la formula per costruire la sua macchina capace perfino di far ringiovanire le persone. L’ha usata su di sé? Lo attesterebbero una foto e un video

Ignazio Dessi'di Ignazio Dessi'   

Ci sono storie ai confini della realtà. Veri e propri enigmi difficili da accettare. Quella che vede protagonisti il famoso fisico Ettore Majorana e l'imprenditore Rolando Pelizza, però, può essere definita addirittura sconvolgente.

Ma sarà meglio partire dall’inizio, e in particolare dal più noto di questi personaggi.

Ettore Majorana nasce in Sicilia nel 1906. Allievo prediletto di Enrico Fermi rivela presto il suo genio e, a soli 31 anni, conquista la cattedra di Fisica Teorica all’Università di Napoli. Una carriera folgorante, alimentata da contributi originali alla ricerca sulla materia. Il giovane scienziato sembra destinato a traguardi eccezionali. Ad un certo punto però scompare. Nel nulla. Segnando una perdita enorme per la scienza e l’umanità. Non a caso il suo illustre maestro ebbe a dire: “Ci sono varie categorie di scienziati, di secondo e terzo rango. Quelli di primo rango fanno scoperte di grande importanza. Poi ci sono i geni, come Galileo e Newton: Ettore era uno di quelli".

Che fine ha fatto Majorana? E’ un mistero, uno dei più intricati d’Italia, apparentemente insuperabile. Tanto che a un certo punto il capitolo sembra chiuso. Poi la storia torna in auge con la vicenda di Rolando Pelizza, di cui si è occupato in tempi recenti Rino Di Stefano, attraverso un’inchiesta durata oltre un decennio e condensata nel libro Il caso Majorana - Pelizza. Il giornalista esperto di giornalismo investigativo - che dopo studi in America ha lavorato al Giornale di Montanelli e pubblicato saggi e romanzi di successo - ha condotto una profonda indagine. Forte dell’incontro con Pelizza, ha sondato i misteri intorno alla vita e alla scomparsa di Majorana che paiono coinvolgere potenze straniere, servizi segreti, importanti politici italiani e perfino il Vaticano, con, al centro, il ruolo di una fantascientifica macchina in grado di governare la materia. E, sullo sfondo, le brame di chi avrebbe voluto utilizzarla a fini bellici, tra insabbiamenti e depistaggi.

A questo punto, per comprendere appieno la scioccante storia raccontata da Di Stefano, facciamo un passo indietro e prendiamo le mosse da quando Pelizza dichiarò pubblicamente di essere in possesso di quella macchina, capace di far scaturire un raggio della morte, annichilire la materia producendo energia a costo zero, trasmutarla (in un esperimento Pelizza avrebbe trasformato dei cubi di gomma piuma in oro) e perfino di aprire un passaggio ad altre dimensioni, con la conseguenza di ringiovanire le forme di vita biologica. Il fantastico congegno, concepito sulla base di una fisica sconosciuta, sarebbe stato talmente prezioso da interessare il mondo intero. Tanto che Pelizza avrebbe eseguito dimostrazioni non solo per l'Italia ma anche per gli Stati Uniti e il Belgio.

Pelizza e la macchina di Majorana

Lui però – viene spiegato – voleva agire, secondo il volere di Majorana, con intenti benefici. Utilizzarlo per uno sviluppo pacifico dell’umanità. Qualcuno invece lo voleva come strumento di dominio globale. Pelizza avrebbe dunque detto no, e avrebbe fatto i conti con servizi segreti e tentativi di accaparramento della prodigiosa tecnologia.

Quanto tutto sia vero non è facile dirlo. Tuttavia alcune cose risulterebbero certe e documentate. In Italia l'imprenditore avrebbe rappresentato – per esempio - le prospettive della macchina all’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti. Il 1 gennaio 1985 inviò poi una lettera a Papa Giovanni Paolo II, al Presidente della Repubblica Pertini e ad altri leader politici. Parlava di qualcosa d’importantissimo e di alto senso umanistico e chiedeva di essere messo alla prova. Che gli venisse concesso “di terminare in Italia il perfezionamento della tecnologia, con la collaborazione (e il costante controllo) di esperti designati dal Governo. L’energia da noi sviluppata – scriveva - non è inquinante e i costi di produzione sono praticamente zero. La nostra macchina richiede l’impiego di soli 70 Watt ma possiede l’efficacia di una grossa centrale termonucleare”.

Video

Affermava inoltre che nel 1981 era stato dimostrato che si potrebbe “sostituire l’energia tradizionale, con vantaggi economici incalcolabili. Con la spettacolosa conseguenza di rendere più pura l’aria e più limpide le acque. Persino di poter "inertizzare le scorie nucleari". Di creare insomma "un futuro più sano e meno preoccupante”.

Spiegava inoltre che tale tecnologia era frutto dell’ingegno e degli studi di Ettore Majorana. E qui comincia la parte più incredibile della già misteriosa vicenda.

Cosa c’entrava Majorana con lui?

Pelizza lo avrebbe incontrato per caso nel 1958, mantenendo i contatti fino al 1964, nel monastero dov'era nascosto e, col passare del tempo, ne sarebbe divenuto amico ed allievo. Majorana avrebbe preso in simpatia il giovane imprenditore per la sua  grande attitudine per la matematica e gli avrebbe trasferito, nel tempo, le conoscenze sulla nuova fisica con la capacità di realizzare la macchina.

Scettici? Non preoccupatevi. Come riconosce lo stesso Di Stefano, il caso è certamente ai confini della realtà, ma resta il fatto che molti personaggi italiani della politica e della scienza sembravano sinceramente convinti dell’esistenza di qualcosa di serio, come dimostrerebbero vari documenti: atti giudiziari, lettere, video e fotografie – avallate da periti forensi – che documenterebbero come Ettore Majorana fosse vivo negli anni successivi alla sua enigmatica sparizione del 1938, e che lo collegherebbero a Pelizza.

Così in una lettera del 7 dicembre 2001, spedita al suo allievo – e ritenuta autentica dalle perizie -, l’ex ragazzo di via Panisperna gli scrive: “…ti prego di rivelare i veri motivi che mi hanno spinto nel 1938 ad allontanarmi da tutti, per dedicarmi allo studio, nella speranza di arrivare in tempo e poter dimostrare al mondo scientifico che esistevano alternative importanti e senza pericoli”.

La foto di Majorana con Pelizza

Storia impegnativa, insomma, ma indiscutibilmente affascinante

Indubbiamente una vicenda complessa quella di Rolando Pelizza, morto nel 2022 in conseguenza del covid, ma studiata a fondo da Di Stefano che ha potuto accedere anche ai 28 preziosi faldoni dell’archivio Ravelli (cugino di Pelizza incaricato di custodirne le carte). Il giornalista è riuscito così a restituire all’interesse pubblico, in 13 anni di appassionato lavoro, una storia che sembrava finita in un vicolo cieco. E a porre seri interrogativi.

E’ riuscito - tra l'altro - ad appurare che l’ipotesi di Leonardo Sciascia, secondo cui Majorana si era ritirato in un convento del Sud, va probabilmente corretta. Si sarebbe rifugiato, infatti, in realtà, nella Certosa di Calci a Pisa, in Toscana. E solo dopo la chiusura di questa, nel 1970, si sarebbe trasferito nell’eremo di Serra San Bruno in Aspromonte (Calabria). E da quei luoghi sacri avrebbe continuato le sue rivoluzionarie ricerche.

I contatti col governo Andreotti

Particolarmente interessante la ricostruzione dei rapporti instaurati con il governo dell’epoca. Quando – come accennato - il presidente Andreotti fu informato della macchina di cui parlava Pelizza, avrebbe dato al presidente della commissione industria del senato, Loris Fortuna, l’incarico di verificarne le effettive potenzialità. Fortuna si sarebbe messo, a sua volta, in contatto col più quotato fisico italiano dell’epoca: il presidente del Comitato Nazionale Energia Nucleare e docente di fisica all’Università di Bologna Ezio Clementel.

Clementel avrebbe dato a Pelizza un protocollo di quattro prove, e lui le avrebbe eseguite aggiungendone addirittura una quinta. A seguito di ciò il professore avrebbe attestato di suo pugno che la macchina evidenziava “potenzialità superiori a quelle conosciute”.

A quel punto - manco a dirlo - sarebbero entrati in ballo gli americani, e in particolare la Cia. Un colonnello dei servizi italiani sarebbe stato affiancato a Pelizza per conto degli Usa. Una cosa seria insomma. Tanto che il presidente Gerald Ford avrebbe inviato in Italia l'ingegner Mattew Tutino, con l’incarico di favorire l’ingresso del governo USA nell’affare con un grosso finanziamento. Di quell’interessamento americano, del 1976, pare si parli anche nei documenti WikiLeaks di Julian Assange.

Pelizza, fedele al volere di Majorana, avrebbe ribadito però il no ad un uso militare della tecnologia. In seguito la sua esistenza si sarebbe incanalata su sentieri impervi. Venne flagellato da tre mandati di cattura internazionali, tutti rientrati nel tempo, e da un  processo in cui fu assolto con formula piena.

La storia, se vera, toccava effettivamente enormi interessi

Basti pensare che una simile tecnologia, basata su una fisica opposta a quella conosciuta, – come nota Di Stefano - avrebbe eliminato dalla scena petrolio, fossili e nucleare. Si parlava insomma di una nuova forma di energia pulita, in grado di sconvolgere il sistema economico-politico mondiale.

Ma cosa ne è stato? Qualcuno ne è in possesso? Potrebbe esserci da qualche parte una documentazione che ne spiega i fondamenti? Si vuol mantenere tutto nascosto per tutelare i colossali interessi in gioco? “Sicuramente – ad avviso del giornalista - resta un fatto: sembrano esserci le prove che quella macchina è realmente esistita”.  

Forse davvero “quella tecnologia avrebbe potuto tutelare l’ambiente e salvare il mondo”. E forse davvero “a qualcuno non piaceva, perché gli avrebbe fatto pagare un prezzo altissimo”. E del resto, il mondo ha sempre funzionato in base a colossali interessi e non su principi di solidarietà e bene comune

Il fisico scomparso era vivo nel 2000

Ma sul serio Majorana era ancora vivo negli anni duemila? C’è chi giura di sì. Oltre a quella del 2001, lo proverebbe un’altra lettera inviata dal genio della fisica al suo biografo, e ordinario di Fisica presso l'Università di Bergamo, Erasmo Recami (quando Majorana avrebbe dovuto avere sui 94 anni). Recami ha dichiarato a Il Giornale di essere "rimasto molto impressionato dalla lettera", precisando però che "non basta una lettera a dimostrare che sia stata scritta proprio da lui".

La cosa più controversa, tuttavia, sono la foto ed il video di Majorana con Pelizza del 1996, dove – incredibilmente – il geniale allievo di Fermi, che all’epoca avrebbe dovuto avere 90 anni, risulta molto più giovane di Pelizza, che ne aveva 58.

Video

Molto si è discusso dell’inspiegabile fatto, anche perché sia lo scatto che il video sono stati sottoposti a perizia e ritenuti autentici.

Così il mondo si è spaccato tra chi sostiene una qualche forma di manipolazione e chi crede che Majorana si sia servito della quarta fase della sua macchina: la traslazione appunto. Di questo argomento il fisico parla nella lettera del ’64 dove spiega che il raggio, opportunamente modulato e indirizzato su una cosa, sarebbe in grado di farla sparire e restituirla più nuova, nel caso di un oggetto inanimato, o più giovane, nel caso di un essere vivente. Secondo Pelizza l’oggetto verrebbe traslato, sia pur per poco, in un’altra dimensione e, una volta tornato, presenterebbe quella caratteristica.

Ovviamente – come riconosce lo stesso Di Stefano – si rischia di sconfinare nella fantascienza. Eppure quella foto dove Majorana (o il presunto tale) dimostra 40-50 anni, e invece ne ha 90, è stata ritenuta autentica dai periti. Cosa si può dire allora? E’ stato utilizzato un sosia? Oppure il genio della fisica ha davvero sperimentato su di sé le potenzialità della sua incredibile tecnologia?

Ad avviso del giornalista e scrittore non resta che citare i fatti, mostrare le foto, i video, le lettere e le testimonianze che di fatto esistono. “Si può, in definitiva, solo mettere il pubblico davanti a questa enorme e misteriosa storia”. Saranno poi i lettori a trarre le loro conclusioni in grande libertà.

 

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