Doss Penede, un sito dove il passato garantisce il futuro: i tesori dell’ultimo scavo e il legame con una grande città

Nella località trentina ritrovati importanti reperti archeologici del periodo tra l’Età del Bronzo e l’epoca romana. Ma ancora molto potrebbe esserci da riportare alla luce. Il sindaco Gianni Morandi: “Vogliamo restituire questo luogo alla comunità e ai tanti turisti dell’Alto Garda”. L’archeologo: “Insediamento legato probabilmente alla antica città di Brixia (Brescia)”

Gli scavi di Doss Penede (Ansa e Fb)
Gli scavi di Doss Penede (Ansa e Fb)
TiscaliNews

Quell’angolo di Trentino, a un tiro di schioppo da Nago Torbole, continua a sfornare tesori archeologici attribuibili a vari periodi. Doss Penede è sicuramente un sito meritevole di attenzione per le potenzialità che offre. 

L'ultima campagna di scavo condotta dall'Università di Trento con la soprintendenza per i beni culturali della Provincia di Trento e il comune di Nago Torbole nel sito archeologico ha permesso di portare alla luce nuovi rinvenimenti che vanno dall'Età del bronzo alla seconda Età del ferro, fino al periodo romano. L'area - informa una nota - era conosciuta già a partire dagli anni Novanta, ma è divenuta oggetto di indagine solo a fine 2018.

Il legame con l'antica Brixia

"Quello che abbiamo scoperto finora ci permette di ipotizzare che l'insediamento non sia nato come iniziativa spontanea di una comunità locale, ma piuttosto come progetto organico, frutto di un'iniziativa pubblica, probabilmente legata alla città di Brixia (Brescia)", spiega Emanuele Vaccaro, ordinario di Archeologia classica all'Università di Trento e responsabile scientifico dello scavo. "Doss Penede - prosegue il docente - conosce tre grandi periodi di occupazione: la prima, più antica, risale all'Età del bronzo, tra la metà del 14/o secolo a.C. e il secolo successivo. Il sito si caratterizza poi per un'espansione significativa nella seconda Età del ferro, quando il territorio altogardesano era abitato dalle popolazioni retiche. L'ultima grande occupazione si colloca tra la romanizzazione e la tarda età imperiale, all'incirca tra la metà del 1/o secolo a.C. e gli inizi del 4/o secolo d.C".

Alcuni dei reperti (Fb)

Un luogo 

I risultati della campagna 2022 hanno permesso di circoscrivere il sito a più di tre ettari, occupati capillarmente. "È un luogo estremamente importante nell'ambito della ricerca archeologica del Trentino, in primo luogo per l'estensione, ma anche per lo stato di conservazione stupefacente e per il ruolo particolare di questo luogo rispetto alle testimonianze emerse finora nell'Alto Garda. Le prospettive di ricerca sono davvero importanti, soprattutto considerando che fino ad ora è stata indagata una minima parte dell'area", aggiunge Cristina Bassi, archeologa della Soprintendenza per i beni culturali. La campagna di scavo 2022, che coinvolge anche studenti dell'università di Trento, Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Verona, si fermerà nei prossimi giorni per la consueta pausa invernale.

Ogni anno, in questa porzione di Trentino arrivano studenti e ricercatori, anche dalle università limitrofe, come Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Verona oltre, ovviamente, agli universitari trentini.

 “Ci siamo sempre concentrati su questo dosso in termini paesaggistici – afferma Gianni Morandi, sindaco di Nago Torbole - Poi, è diventato sempre più una zona di indagine storica e archeologica. Prima, grazie al castello e ora grazie agli importanti ritrovamenti delle quattro campagne di scavo. Il nostro obiettivo è coordinare gli interventi tenendo conto di tutto quello che si trova sul dosso, dal forte austriaco al castello medievale, fino agli scavi, per poi restituire questo luogo alla comunità e ai tanti turisti che ogni anno raggiungono l’Alto Garda”. E il domani sembra strizzare l’occhio a Doss Penede, soprattutto perché, come spiega Bassi: “Le prospettive di ricerca sono davvero importanti, soprattutto considerando che fino ad ora è stata indagata una minima parte dell’area”.