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La vera storia di Amadeo Peter Giannini, banchiere figlio di emigrati che prestava soldi ai poveri

Prestava soldi a chiunque li chiedesse per provare a rinascere, limitandosi a segnare su un quadernetto il nome del richiedente e la cifra erogata. Aiutò il cinema e finanziò il Golden Gate. La nascita della Bank of America

di Massimiliano Lussana   

E’ una storia tanto bella quanto poco conosciuta quella di Amadeo Peter Giannini, l’italo americano più importante della storia, quello con la vita più romanzesca, dolce, commovente.

Una storia cominciata con la partenza dei suoi genitori da Favale di Malvaro in Val Fontanabuona, provincia di Genova, 427 abitanti oggi. E’ Liguria dura quella della zona, da dove sono partiti in tantissimi, anche la famiglia di Papa Francesco. Quindici milioni di italiani, sette dei quali partiti dal porto di Genova e arrivavano in Sud America o a Ellis Island, dove venivano ammassati e sottoposti a severe visite mediche prima di poter entrare ufficialmente a New York e negli Stati Uniti.

La storia

Una storia, quella di Giannini, raccontata in uno splendido castello di Coppedè nel quartiere Castelletto, nell’ambito di “Genova capitale italiana del libro” per presentare il libro di Giorgio A. Chiarva “Il banchiere galantuomo” (Francesco Brioschi Editore), presentato dal sindaco di Genova Marco Bucci, che ha vissuto da emigrante in America quasi vent’anni. Da top manager, in situazioni diversissime da quelle di inizio secolo, certo, ma pur sempre emigrato.

La vita di Peter è segnata da un evento: suo padre viene ucciso da un messicano ubriaco che gli chiedeva un dollaro ed è una storia talmente romanzesca da ricordare quella di Bruce Wayne - il Batman dei fumetti e del primo film della saga, quello di Tim Burton - che decide di dedicare la sua vita a combattere il crimine dopo che i suoi genitori vengono uccisi da un rapinatore per strada.

La molla

Ecco, quel dollaro e quel lutto sono la molla che spinge Giannini a decidere che lui i soldi li presterà sì, ma solo a coloro che ne hanno veramente bisogno. Così, a trentadue anni, nel 1902, era già direttore di banca in una cassa di risparmio di San Francisco, dove molti emigranti andavano per spedire ai parenti rimasti in Italia i propri risparmi. Giannini non riusciva a capacitarsi di come, per il trasferimento del denaro, gli italiani dovessero pagare un tasso del 5-6 per cento e subire un cambio svantaggioso e provò in ogni modo a farlo capire ai titolari della banca, che invece trattavano con i guanti bianchi i clienti ricchi.

Apre la sua banca

A questo punto, nel 1904, Peter Amadeo decise di aprire direttamente lui una nuova banca, la “Bank of Italy”, che faceva pagare solo il 2 per cento il servizio per mandare i soldi in Italia. Anche la sede era in linea con il tasso: un saloon di North Beach, la zona povera di San Francisco dove risiedeva la comunità italiana.

Ecco, da quel bugigattolo sarebbe nata la più grande banca del mondo.

"Non voglio diventare ricco"

Ma tutto questo sempre abbinato all’etica, partendo da un pensiero elaborato a 33 anni: “Non voglio diventare ricco, perché nessun uomo possiede in realtà la ricchezza, ma ne è posseduto”. E non caso, poco dopo, Giannini rifiutò un premio di 100.000 dollari, spiegando: “Un uomo che desideri possedere più di 500.000 dollari dovrebbe correre dallo psichiatra”.

Il secondo pensiero che ispirò la sua filosofia di vita fu quello che un banchiere non doveva negare un credito a nessuno, soprattutto a coloro che non erano mai entrati in una banca, in particolare emigrati italiani e irlandesi in America. “Non chiedeva garanzie, non pretendeva ipoteche – racconta Chiarva, che nel suo libro ci fa amare Giannini – ma giudicava chi chiedeva un prestito dalle sue mani, dai calli, dalla voglia di lavorare che si leggeva nelle loro pieghe e dal loro viso”. Con un’analisi un po’ lombrosiana, ma efficace.

I requisiti

Quindi Peter Amadeo decise che le caratteristiche per ottenere un prestito da lui erano sostanzialmente due: essere onesti e, per l’appunto, avere voglia di lavorare. Ed intuì che era proprio il popolo degli immigrati, quelli a cui le altre banche nemmeno guardavano perché facevano prestiti solo a chi chiedeva più di 200 dollari, che sarebbero presto diventati l’ossatura della California e degli States. La “Bank of Italy” infatti prestava anche tagli da 25 dollari, evitando a tantissimi immigrati onesti di finire nelle mani di strozzini e cravattari.

Fu un successo. Poi, la nuova svolta: il terribile terremoto di San Francisco del 1906. Giannini riuscì a preservare i depositi, che ammontavano a oltre un milione di dollari, salvandoli dalle macerie fumanti e dallo sciacallaggio, nascondendoli sotto la frutta in un carretto e aprì una nuova sede di fortuna in mezzo a case crollate e devastate. Con un’unica insegna: “Prestiti come prima, anzi più di prima”.

E lo fece davvero. Giannini prestava soldi a chiunque li chiedesse per provare a rinascere, limitandosi a segnare su un quadernetto il nome del richiedente e la cifra erogata. Di più: mise una cassa sul solito carretto e andò nelle zone più devastate della città ad aiutare chiunque lo chiedesse, raccogliendo come unica garanzia foglietti firmati da immigrati con la cifra ottenuta e spessissimo la firma era la X degli analfabeti.

Quella scelta fu la consacrazione di Giannini che divenne l’emblema della rinascita (“un po’ come Bucci con la ricostruzione dopo il crollo del Morandi” dice Manzitti e il sindaco un po’ si ritrae, un po’gongola per il paragone) e la fama di quello strano banchiere italiano iniziò a diffondersi.

Anche grazie a un’ulteriore intuizione, quella di credere nel linguaggio cinematografico e di scommettere sull’industria dei film. E anche in questo caso non bastava voler “fare un film”, ma era importante ciò che si voleva dire con quel film: così finanziò per primo “il Monello” di Charlie Chaplin, che nessuno voleva aiutare, e più avanti aiutò il suo amico Walt Disney a cui diede anche consigli per “Biancaneve e i sette nani” e Frank Capra e la sua splendida poetica dei buoni sentimenti che poi portò a “La vita è meravigliosa” e “Angeli con la pistola”, anche dopo la morte di Giannini.

Allo stesso modo, Peter Amadeo finanziò il Golden Gate (e quindi un ponte c’è anche qui), non per chissà quale motivo ingegneristico, ma perché pensava che avrebbe aiutato i non abbienti a muoversi fra le varie zone di San Francisco.

La banca crebbe moltissimo e divenne “Bank of America”, e ne fece l’istituto di credito più grande di tutti gli Stati Uniti, lasciandone la guida con i cassetti della scrivania, che non aveva mai chiuso, aperti: “Perché avrei dovuto chiuderli? Io non ho nulla da nascondere e nemmeno la banca”. Non prima di aver dato indicazione di aiutare tutti gli immigrati italo-americani feriti in guerra o le loro famiglie e non prima di essere stato l’iniziatore finanziario del piano Marshall, per fare rinascere l’Europa e l’Italia.

Due numeri racchiudono tutta questa storia.

Il 96 per cento dei prestiti senza garanzia annotati sui foglietti firmati con le croci fu restituito, con gli interessi e la gratitudine.

Alla morte di Peter Amadeo nel 1949 tutti i suoi beni ammontavano a 489.278 dollari.

di Massimiliano Lussana   

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