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Freddie Mercury, quel presagio di immortalità nell'araba fenice disegnata per il logo dei Queen

La rockstar ci ha lasciato 31 anni fa, eppure continuano le celebrazioni. E' appena uscita la biografia ufficiale della band e del suo strepitoso frontman

Daniela Amentadi Daniela Amenta   
Freddie Mercury, quel presagio di immortalità nell'araba fenice disegnata per il logo dei Queen
Un particolare della copertina di Never Boring di Freddie Mercury

C'è sempre un motivo per celebrare Freddie Mercury e la sua band: una ricorrenza, un anniversario. "Queen – As It Began. La biografia ufficiale” (EPC Editore) è l'ultimo libro che ripercorre la straordinaria avventura della formazione inglese, con la prefazione di Brian May. Gli autori sono Jacky Smith e Jim Jenkins: la prima gestisce il fan club internazionale del gruppo, il secondo è uno dei massimi esperti in materia. Con un'attenzione amorevole e un piglio da storici i due appassionati ripercorrono un'avventura iniziata nel 1970, "quando lo studente di astronomia Brian May e l’apprendista dentista Roger Taylor decisero di ricostruire la loro neonata band Smile con un nuovo cantante conosciuto come Freddie Bulsara", un nome trasformato poi in Freddie Mercury. Nel 1971 con l’arrivo del bassista John Deacon la line-up è pronta. Quattro anni più tardi, per la prima volta in testa alla classifica con “Bohemian Rhapsody” la leggenda è servita. Leggenda inesauribile. Tanto che il primo dicembre parte dall'Auditorium Conciliazione di Roma il tour "Queen at the Opera" che toccherà i principali teatri italiani. Sul palco un'orchestra d'eccezione con 40 musicisti e le grandi voci di Luca Marconi, Valentina Ferrari, Alessandro Marchi, Luana Fraccalvieri e del soprano lirico Giada Sabellico, per far rivivere l'epopea di una band da record: 40 album pubblicati, 300 milioni di copie vendute, 707 concerti live.


Mercury è morto 31 anni fa, era il 24 novembre 1991. Ventiquattro ore prima di lasciare questa terra volle venisse scritto un comunicato, riportato in "Queen – As It Began". Poche righe per dire addio. “In seguito alle congetture che si sono susseguite sui giornali nelle ultime due settimane, desidero confermare che sono risultato positivo all’HIV e che ho contratto l’Aids. Ho ritenuto opportuno mantenere questa informazione privata per proteggere la riservatezza di chi mi circonda. Tuttavia è giunto il momento che i miei amici e ammiratori in tutto il mondo sappiano la verità, e spero che voi tutti vi uniate a me nella lotta contro questa terribile malattia”. Nacque così, il Mercury Phoenix Trust, un’organizzazione di volontariato attiva ancora oggi nella ricerca e nella lotta contro l’Aids. John Deacon, Brian May e Roger Taylor, nell’aprile del ’92, realizzarono al Wembley Stadium di Londra il Freddie Mercury Concert con i maggiori artisti della scena musicale internazionale dell’epoca. Fu il più grande evento-tributo mai dedicato ad un artista scomparso, trasmesso in mondovisione con un miliardo di telespettatori, i cui proventi vennero devoluti all'associazione voluta dal frontman. Che continua ad essere amato, venerato, imitato, pefino studiato.
Nel 2016, i ricercatori dell’Università di Olomouc hanno analizzato le peculiarità della voce di Freddie: non solo quella di petto o il celebre falsetto, ma perfino gli incredibili sottotoni prodotti in gola. Aveva corde vocali ben oltre la norma in grado di generare vibrazioni da 7,04 Hz. Un personaggio tanto talentuoso quanto bizzarro, geniale, attraversato da passioni. Un provocatore ma anche un uomo libero che dichiarò pubblicamente la sua omosessualità. Un eterno Re Mida: basti pensare che il film del 2018 diretto da Bryan Singer - Bohemian Rhapsody - interpretato da uno strepitoso Rami Malek ha vinto ben quattro Oscar, un'incetta di premi da Guinness. La pellicola ripercorre l'avventura del gruppo e la parabola di Farrokh Bulsara, nato in Zanzibar da una famiglia di etnia parsi, cresciuto in India e poi arrivato a Londra con i genitori nel 1964, quando aveva 18 anni. Un ragazzo che amava l'arte, diplomato all’Ealing College of Art, e che si manteneva facendo il magazziniere all'aeroporto di Heatrow. Fu Freddie a disegnare il "maestoso" logo della band con la "Q" incoronata al centro, ai lati i segni zodiacali dei componenti: i leoni, il cancro, due fatine come vergini e sopra, a vegliare sul quartetto, una fenice con le ali spiegate. La fenice, appunto, 'animale che più di tutti simboleggia la parabola dei Queen e del loro leader: l'uccello in grado di controllare il fuoco e di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte.


La custode del destino di Mercury è in realtà una donna, Mary Austin, ha oggi 71 anni e ha ereditato gran parte dell'immenso patrimonio dell'artista: case, opere d'arte, soldi a palate: circa 35 milioni di sterline. E' stata prima la fidanzata, poi la migliore amica di un personaggio intelligente e complesso che adorava i gatti, le feste sfrenate, le provocazioni più estreme, il pugilato e il ping-pong. Mary che non l'ha lasciato neppure quando lui le disse di amare gli uomini, Mary che era con il compagno di Freddie - Jim Hutton - e il suo assistente ex amante Peter Freestone quel giorno di novembre del 1991 al capezzale di una star devastata dall'Aids. Austin ha spesso raccontato gli ultimi giorni di vita dell'artista. «Quando i dottori lasciarono la camera, capimmo tutti che sarebbe stata solo una questione di tempo. Io restavo seduta di fianco al suo letto per ore, anche mentre dormiva. Ad un certo punto apriva gli occhi, mi guardava e diceva: “Ah sei tu, mia fedele amica”. Ho sempre provato grande amore per Freddie, il nostro è stato una specie di matrimonio. Siamo rimasti insieme nel dolore e nella felicità, in salute e in malattia, quindi abbiamo tenuto fede al nostro impegno». A lei Mercury ha dedicato un pezzo bellissimo come Love of my life ed è Mary, la vestale, a conservare ancora l'ultimo segreto del compositore dalla voce favolosa che sapeva suonare il pianoforte e la chitarra con una passione rara. Non ha mai svelato, probabilmente mai lo farà, dove si trovino le ceneri di Freddie. Era un patto tra loro e lei continua a rispettarlo. C'è una lapide al Kensal Green Cemetery di Londra, ma è solo un simbolo, l'ennesimo che Mary ha voluto dedicargli. Sopra c'è scritto: "In loving memory of Farrokh Bulsara. 5 Sept. 1946 - 24 Nov. 1991. Pour Etre Toujours Pres De Toi Avec Tout Mon Amour." Per essere sempre vicino a te, con tutto il mio amore. In basso una sola sigla: M. Come Mary, l'unica donna nella vita di Freddie Mercury.

 

Daniela Amentadi Daniela Amenta   

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