Marvin Gaye, il Dio con la voce di seta ucciso dal padre per difendere la madre

Morto per mano del genitore, il terribile reverendo che lo freddò a colpi di pistola il primo aprile del 1984. Ascesa e caduta dell'artista che per una vita ha cercato una figura maschile di riferimento

Marvin Gaye, uno scatto dalla copertina dell'album 'Collected'
Marvin Gaye, uno scatto dalla copertina dell'album "Collected"

C'è una costante nella vita intensa ma troppo breve di Marvin Gaye: la ricerca spasmodica, ostinata di una figura maschile di riferimento capace di ascoltarlo, accoglierlo, curargli le ferite. Lo chiamavano “Lover man”. Era nato a Washington il 2 aprile 1939, fu ucciso nel 1984, 24 ore prima di compiere 45 anni, freddato dal padre con due colpi di pistola proprio nell'April Fool's Day, il giorno degli scherzi a volte più tragici degli sgambetti della vita. Un padre-padrone durissimo e violento, nonostante fosse pastore della Chiesa Ebrea Pentecostale di un sobborgo di Washington. Un personaggio al limite mister Gay senior che ogni tanto si travestiva da donna e sfogava la frustrazione del non detto, del non chiarito sulla propria famiglia. "Era come vivere con un re, un re molto particolare, mutevole, crudele e onnipotente", disse Marvin Pentz Gay Jr. che aggiunse una "e" al suo cognome quando scelse di diventare musicista. Aveva cominciato a cantare da bambino le lodi del Signore, poi dopo la gavetta nei circuiti del doo-wop viene notato da Harvey Fuqua che lo consegna alla Motown di Berry Gordy, la casa discografica che diventerà il prototipo della famiglia per Marvin Gaye. Tutto torna dentro la Motown: i suoni, il successo, l'accoglienza, perfino le relazioni amorose. Tant'è che Fuqua e Marvin sposano le due sorelle del boss.

Motown, la nuova famiglia

Anne Gordy è una sofisticata signora che ha 17 anni più di lui, buone orecchie e un discreto fiuto negli affari. La carriera di Marvin viene studiata a tavolino: diventa così la voce melodica della label di Detroit, canta l'amore non più sacro ma quello profano che fa battere i cuori delle ragazzine, deve essere orecchiabile e commerciale, deve avere successo. Di suo Marvin ha una voce che è miele e seta, canta con un falsetto strepitoso, è bello, elegante e piace. Inizia a duettare con le artiste più in voga dell'epoca, tra le tante anche l'amatissima Tammy Terrell che diventerà il suo alter ego in gonnella. Ma i tempi stanno cambiando, velocemente, inesorabilmente: nel 1963 John Fitzgerald Kennedy viene ucciso a Dallas, nel 1966 le piazze degli States insorgono contro la guerra in Vietnam mentre le questioni razziali, tenute sotto al tappeto come polvere, si prendono la scena, scatenando una rabbia non più gestibile. Le ballate dolci diventano per Gaye un abito che gli va troppo stretto. E nonostante il parere contrario di Berry Gordy, il secondo padre che lo capì poco e male, nel '67 incide un capolavoro firmato da Norman Whitfield e Barrett Strong, si intitola I Heard It Through the Grapevine.

Un'altra vita

Inizia così la seconda parte della sua carriera più densa, impegnata, più vicina al soul moderno e graffiante della Stax. E nel 1970 arriva l'album della svolta: What's Going On.
Un disco ribelle e spirituale insieme, sermoni che parlano al Cielo e alla Terra su orchestrazioni sinuose. Un'opera concettuale dove il gospel si sposa ad echi pop, jazz, ad un'anima nera lirica e dritta. Così l’ex bambino pestato a sangue e con quel timbro di velluto entra nell'Olimpo. E poi, poi arriva il tempo di celebrare l'urlo della carne con Let's Get It On, testimonianza di ormoni in tiro e passione selvaggia per una bellissima sedicenne: Janis Hunter, figlia del jazzista Slim Gaillard. Fine del matrimonio con Anne, tempesta in casa Motown, causa di divorzio stellare, guai con il fisco, dipendenza da cocaina e fuga in giro per il mondo.

In testa alle classifiche e giù nell'inferno della roba, Marvin coltiva i semi della paranoia con costanza ossessiva: comincia a indossare un giubbotto antiproiettile, ha paura che qualcuno voglia avvelenarlo, regala al padre-padrone, per Natale, una Smith & Wesson calibro 38 per difendere la casa. E' una trottola impazzita il principe della Motown. Ma la spirale non trova un bandolo, una via d'uscita. Senza pace anche quando nel 1982 firma il contratto con la Columbia ed esce Midnight Love in cui il tema dell'amore sensuale lo porta a comporre Sexual Healing. Che non è solo una canzone ma l'affronto diretto al padre re, timorato di Dio solo quando entrava in Chiesa. Nonostante le vertigini d’alta classifica, i Grammy e la gloria, Gaye è un uomo sconfitto.

Due colpi di pistola

Ritorna alla casa del padre, il reverendo terribile e ambiguo, l'archetipo di una proiezione insostenibile. Sul frigorifero della casa dei suoi genitori attacca una foto di Jane Fonda, bianchissima, altro sfregio, Jane, che 50 anni dopo dirà: che cazzata non essere andata a letto con Marvin Gaye.
Los Angeles, primo aprile del 1984. Marvin senior insulta Alberta, la madre del "lover man", è una banale lite ma il corto circuito è in fondo a una scala. Il più bel crooner nero dopo Nat King Cole e Sam Cooke affronta il padrone e lo prende a calci, spunta la Smith & Wesson calibro 38, Marvin senior prende bene la mira, due colpi al cuore. Fine dei giochi.
Steve Turner, biografo di Marvin Gaye, a proposito dei fatti che portarono all’omicidio scrisse: “Tutte le prove che ho trovato mi fanno pensare che Marvin provocò l’incidente perché sapeva quale sarebbe stato il risultato”.
Ma il ragazzo dalla voce di seta resta ancora tra noi nelle notti in cui l'adrenalina spinge il pulsante fino in fondo, o quando abbiamo bisogno di velluto, un cuscino di velluto per sogni perfetti come quelli suonati da Kamasi Washington, il più brillante tra i nuovi geni del jazz americano, che per i Grammy 2021 con altri 17 artisti ha omaggiato Gaye con Mercy, Mercy Me, l'inno della Misericordia per Madre Terra ferita, uno dei gioielli del Lover Man che cercava semplicemente un padre e mai lo trovò.