Margherita Hack, il destino di una donna spaziale racchiuso nel nome della strada in cui nacque un secolo fa

Astrofisica di fama internazionale, paladina dei diritti civili, una vita in direzione ostinata e contraria. Firenze e Trieste, le sue città, la ricordano con grandissimo amore

Margherita Hack, il destino di una donna spaziale racchiuso nel nome della strada in cui nacque un secolo fa

Margherita Hack non poteva che nascere in Via delle Cento Stelle, a Firenze. Era il 12 giugno del 1922, un secolo fa, e sicuramente quel giorno nello spazio ci fu un allineamento di pianeti, un bang cosmico. Fatto sta che, forse anche grazie a questa curiosa coincidenza del destino, Margherita divenne la signora del cielo: prima donna a dirigere l'Osservatorio astronomico di Trieste, scienziata di fama internazionale, divulgatrice curiosa e brillantissima, paladina dei diritti civili, vegetariana inflessibile, ciclista indomita, appassionata di gatti, telescopi e di qualunque forma plastica, viva, di cultura.

Le cento vite di Margherita

Nelle sue molteplici vite, Hack ha frequentato palchi, musica e musicisti. Con Ginevra Di Marco e Francesco Magnelli (che la omaggeranno a Fiesole il 22 giugno) fu protagonista di uno spettacolo bello e struggente come "L'anima della terra (vista dalla luna), un viaggio tra canzoni popolari e aneddoti fulminanti raccontati da Margherita in modo semplice, efficace, formidabile. Sempre lei divenne "attrice rockstar" nel video "Alfonsina e la bici" (dedicata ad Alfonsina Strada, prima campionessa delle due ruote), canzone meravigliosa scritta dai Têtes de Bois. Andrea Satta, il leader della band, ricorda: "Mi disse: ok, faccio questo filmato con voi, ma voglio suonare la tromba. L'accontentammo, un'esperienza fantastica, la donna più piena di vita che io abbia mai conosciuto, era un vulcano, un uragano".


Divertente, anticonformista, atea convinta, ha unito scienza e diritti in un continuum battendosi per le coppie di fatto, per la parità tra donne e uomini. Ha studiato molto Hack, ragazza del secolo scorso, ha studiato, ha condiviso, e ha scritto libri forse per fermare sul foglio il turbinio di pensieri. Da "La mia vita in bicletta" a "Stelle, pianeti e galassie. Viaggio nella storia dell'astronomia dall'antichità ad oggi", un saggio dedicato ai più giovani, fino a "Nove vite come i gatti. I miei primi novant'anni laici e ribelli" in cui si rivolge direttamente ai "fratelli di zuppa", nati insieme a lei da quella primordiale esplosione di particelle, ricordando l'importanza dei principi che hanno guidato la sua vita: il gusto per gli "scompigli", l'etica del lavoro, l'ostinazione, l'impegno civile e morale, la fiducia in se stessi e nelle proprie idee". E soprattutto il saggio postumo, uscito dopo la sua morte a Trieste nel 2013: "Italia sì, Italia no", che raccoglie il suo pensiero sulle questioni scientifiche, politiche, sociali ed etiche, un lascito vibrante alle generazioni future.


Che tipa Margherita, perennemente in direzione ostinata e contraria, fiera, solidale, innamorata di Aldo - il grande amico d'infanzia diventato suo marito -, appassionata di viaggi, di cieli, di infinite e varie umanità. La ragazza che contrastò il fascismo in concomitanza con le leggi razziali, e che non ha mai abbassato lo sguardo davanti ai potenti e alla loro arroganza. Moltissimi gli omaggi per questo secolo di Hack. A cominciare dal volume di Federico Taddia, amico e "complice" in molte avventure dell'astrofisica, che si intitola appunto "Nata in Via delle Cento stelle" (Mondadori Ragazzi, pagg. 184, euro 16, con le illustrazioni di Marianna Balducci). E' un ritratto intimo - tra gatti, biciclette e parolacce - di una donna modernissima: "la decisione di non avere figli, la scelta del marito di abbandonare la carriera per seguire Margherita nella sua, la battaglia per superare i pregiudizi incontrati sul lavoro, l'amore per la ricerca. E proprio "ricerca" è la parola scelta da Hack come suo testamento spirituale, da intendersi nella sua personale accezione: "non accontentarsi di quello che si sa, non lasciarsi spaventare da quello che non si sa".
Scrive Taddia: "lei non ha mai creduto al destino: credeva invece nel merito, nella possibilità di realizzare i propri sogni.Lei che di sogni ne aveva tantissimi: dall’atletica, in cui sperava di conquistare una medaglia alle Olimpiadi, alla bici, con la quale fu amore a prima vista, fino alle stelle, scoperte a scuola un po’ per caso e che le hanno illuminato il cammino fino alla fine".


Sono tantissime le iniziative per ricordare Margherita, a partire da Firenze, la sua città dove l'11 e il 12 giugno si terranno due giornate di conferenze pubbliche organizzate dalla sede Inaf di Arcetri, qui la ricercatrice svolse la tesi di laurea, e dal Museo Galileo, Università di Firenze e Comune di Firenze. Il 9 e 10 giugno a Trieste ci saranno una serie di spettacoli in memoria della scienziata, che saranno affiancati l’11 e il 12 da visite speciali alla Specola Margerita Hack, la Stazione Osservativa di Basovizza (Trieste).
Infine, il 13 giugno, a Milano, sarà inaugurata la scultura dedicata all’astronoma, donata da Fondazione Deloitte al Comune di Milano.

Il doodle di Google dedicato alla scoperta dell'asteroide Hack


Ma in questi giorni guardate il cielo, soprattutto. Magari vedrete illuminarsi un corpo celeste posizionato nello spazio tra le orbite di Marte e Giove. E' l'asteroide '8558 Hack' scoperto da Andrea Boattini e Luciano Tesi dell'Osservatorio astronomico di San Marcello Pistoiese. La signora delle stelle continua a brillare da lassù, a ricordarci che "dobbiamo vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra". Immortale Margherita.