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La storia di Tony e Maureen che hanno attraversato il mondo senza soldi e inventato Lonely Planet

Festa a Torino per il mezzo secolo delle guide di viaggio più amate. Sull'onda una coppia di globe-trotters italiani - Elisa e Luca - ha deciso di fare le valigie

Daniela Amentadi Daniela Amenta   


Il colpo di fulmine tra Tony e Maureen scatta nel 1970 a Dublino. Due anni dopo si sposano a Londra e decidono di intraprendere un viaggio di nozze pazzesco: arrivare in Australia senza prendere l'aereo. Mollano tutto: famiglie d'origine, amici, università, salgono sulla loro vecchia auto e via. L'intenzione era raggiungere Sydney, trovare qualche lavoretto e tornare a casa. “Quando prendemmo il traghetto che dall’Inghilterra ci avrebbe portato in Olanda, non avevamo idea che quello in cui ci stavamo imbarcando non era un viaggio che sarebbe durato i successivi 12 mesi ma il resto delle nostre vite“, ha scritto Tony. Tony Wheeler, per la precisione, che con la moglie Maureen ha fondato 50 anni fa la Lonely Planet, la casa editrice che con le proprie guide ha portato "on the road" milioni di persone e attraversato migliaia di chilometri, e quindi luoghi, mari, vette, deserti e ghiacciai. Tonnellate di copie vendute per visitare il mondo senza spendere una fortuna, un pubblico di squattrinati fans un po' hippy, un po' freak e dall'anima zingara, appassionati editor locali che aggiornano i dati di ogni singolo manuale e Paese, un format a metà tra diario e mappa e un impero creato dal basso con il primo opuscolo scritto proprio in Australia, per sbarcare il lunario. "Avevamo 27 cent in tasca e un'ansia che ci teneva svegli la notte. Allora mi misi a riorganizzare i miei appunti e a disegnare", ha raccontato Wheeler a più riprese.



Nacque così Across Asia on the cheap, la prima mitica guida
. Attraversando l'Europa, Italia compresa, la coppia giunse in Turchia, e poi da lì verso l'Afghanistan e ancora oltre: Pakistan, India e Nepal. Fino a Bali dove "riuscimmo a scroccare un passaggio su una barca fino in Australia. Approdammo nel remoto Northwest Cape nello stato del Western Australia. Non ci sembrava vero. Ce l'avevamo fatta". Wheeler, per festeggiare il mezzo secolo di Lonely Planet, sarà venerdì 19 a Torino e il giorno dopo al Salone del libro in compagnia di due "viandanti" come Vinicio Capossela e Donatella Di Pietrantonio. E racconterà di certo il perché del nome di un progetto vincente, nato ascoltando una canzone, Space Captain, in cui Joe Cocker immagina un "lovely planet". "Ma capimmo male il testo. Non era un pianeta amorevole ma solitario che aspettava di essere visitato".
Nel tempo le guide di Tony e Maureen sono "cresciute", non si rivolgono solo a giovanissimi giramondo con lo zaino sulle spalle ma anche a viaggiatori adulti che vogliono affrontare con qualche comodità il piacere della scoperta. Oltre alle "dritte" sugli itinerari su ogni guida ci sono le indicazioni sulle tradizioni locali e il galateo da tenere, la lista delle vaccinazioni, i cenni storici. Tutto questo molto prima che con Internet avessimo il mondo su un computer o nel display di un cellulare. Una piccola, meravigliosa rivoluzione in movimento, che ha vissuto anche momenti di crisi (la chiusura degli uffici di Melbourne e Londra, i conti in rosso, la fatica durante la pandemia) ma che prosegue in una mission che dal 1992 ha una "casa" anche in Italia.

 



Sull'onda dei coniugi Wheeler un'altra coppia, Elisa Paterlini e Luca Golinelli, ha deciso di mettersi in gioco. Partendo da Reggio Emilia
. Lei appassionata di foto e scrittura, lui musicista e illustratore/fumettista. Si sono conosciuti in una birreria di provincia e da allora è stato amore. Nel 2011 hanno fondato il blog "Mi prendo e mi porto via" che è anche il titolo del loro primo libro (Mondadori, pagg. 155, euro 18,50), "diario emozionale di due viaggiatori". Travel-blogger oramai di professione sono diventati guru/guide della Rete. Seguitissimi sui social, pieni di entusiasmo, simpatici, empatici, molto rock'n'roll. Elisa e Luca tra un volo e una crociera hanno trovato il tempo di diventare anche genitori. Scrivono: "Nel 2013 arriva nostro figlio “Manina” e la voglia di viaggiare e di scoprire il mondo anche attraverso i suoi occhi aumenta ancor di più. Per questo motivo festeggiamo il suo primo compleanno con un lunghissimo on the road in Argentina di più di 3000 km, partendo da Buenos Aires e che ci ha portato fino all’incredibile catena montuosa delle Ande. Da allora il suo passaporto è diventato ad oggi un arcobaleno fatto di mille coloratissimi timbri provenienti dai cinque continenti". Quando non sono in giro tengono corsi di narrazione digital e disegno. Ma appena possono partono. In aereo, sulla Cinquecento d'epoca, in un Van. E sono itinerari "etici", rispettosi, amorevoli. Perché fare le valigie - spiegano Elisa e Luca - ha un unico obiettivo: "tornare diversi da come siete partiti".
E allora buon viaggio a tutte, a tutti.

Daniela Amentadi Daniela Amenta   
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