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Lgbtq+ e transgender, le vie dell’accettazione sono infinite: le foto

“Religo” è il toccante libro e la mostra del fotografo Simone Cerio sui rapporti tra credenti Lgbtq e Chiesa cattolica. A “Ri-scatti” al Pac di Milano persone transgender e non binarie raccontano se stesse attraverso le immagini

Stefano Milianidi Stefano Miliani   

“Per te non c'è posto in Paradiso, Ricorda! Quattro anni fa ho assistito a questa maledizione, scagliata contro Sergio da un giovane prete in una piccola chiesa fuori Roma. Sergio appartiene ad uno dei 30 gruppi Lgbt credenti presenti in Italia, che offrono percorsi spirituali e di accoglienza a tutte le persone con identità sessuale e di genere diverse da quella comunemente accettata. Lì è nato il mio desiderio di indagare la relazione tra fede e omosessualità presenti nella chiesa”. Chi riferisce quell’anatema, quel rifiuto, verso un credente e la genesi di un reportage dallo sguardo rispettoso e profondo è Simone Cerio (1983), fotografo documentarista specializzato in “visual journalism” su filoni poco frequentati come disabili e sessualità.
Cerio ha condotto un’indagine fotografica arricchita da testimonianze dirette, “Religo. Viaggio nelle comunità cristiane Lgbtq+” edita da CrowdBooks (128 pagine): da poco meno di un anno la presenta su e giù per l’Italia e dopo una recente tappa alla galleria Ceravento di Pescara ha appena introdotto il volume a Palazzo Scammacca a Catania con mostra annessa aperta fino al 12 novembre a cura dell’associazione culturale 2Lab; seguiranno presentazioni a Monza e a San Marino.

Ri-scatti transgender al Pac di Milano

In qualche modo “Religo” rimanda alla mostra fotografica “sulla vita, sulle esperienze, sulla quotidianità delle persone transgender” aperta dal 7 ottobre al 5 novembre al Pac Padiglione d’arte contemporanea di MilanoRi-scatti. Chiamami col mio nome”, dall’evidente richiamo al film di Luca Guadagnino. Nona edizione del progetto di fotografia sociale dell’associazione di volontariato “Ri-Scatti”, promossa dal Comune di Milano con il sostegno di Tod’s, realizzata con l’Associazione per la cultura e l’etica, con oltre 300 foto la rassegna curata da Diego Sileo dispiega il racconto di “sedici persone fra transgender e non-binary” con storie di vita vissuta a “volte amare, altre gioiose delle persone trans e il loro sofferto percorso di transizione”. Parlano i-le protagonisti quindi. 

Foto di Antonia Monopoli alla mostra “Ri-Scatti. Chiamami col mio nome” al Pac Padiglione d’arte contemporanea di Milano

Fragilità, incertezze e conoscenza contro la transfobia

Dopo essere stati seguiti da professionisti della fotografia, Alba Galliani, Antonia Monopoli, Bianca Iula, Elisa Cavallo, Fede, Ian Alieno, Lionel Yongkol Espino, Logan Andrea Ferrucci, Louise Celada, Manuela Verde, Marcella Guanyin, Mari, Nico, Nico Guglielmo, Riccardo Ciardo, Seiko, si sono sono messi coraggiosamente in gioco. Dagli scatti messi a disposizione usano un linguaggio discreto, attento alle intimità. Si mostrano “con le loro fragilità e insicurezze, riconoscendo e utilizzando la diffusione della conoscenza come prima arma di difesa contro la transfobia”, riferisce la nota stampa rimandando a sentimenti personali quanto alla dimensione collettiva con l’invito, implicito, a conoscere prima di erigere muri.

Con Papa Francesco la Chiesa sta cambiando

Rprendiamo “Religo” che parla di spiritualità, di esclusione e di accoglienza, di accettazione con immagini dal tono intimo, in chiaroscuro, in penombra, evocative. Ha delicatezza, Cerio. Un passaggio nel comunicato 2Lab rileva come le battaglie non sono senza esito: nel 1986 “l’allora Cardinale Ratzinger in un documento sulla Pastorale delle persone omosessuali” definì la loro “condotta intrinsecamente cattiva e disordinata”. Tra passi avanti e ostacoli oggi grazie anche alla spinta di Papa Francesco qualcosa sta cambiando verso le persone Lgbtq+.

Don Luigi Ciotti: “La Chiesa, una casa sempre più aperta”

Essere parte di una comunità a cui si sente di appartenere per una fede religiosa, ovvero una dimensione collettiva, è una necessità primaria dei e delle credenti in “Religo”. “Questo Papa sta trasformando la Chiesa in una casa sempre più aperta, più sensibile al grido di sofferenza di chiunque, dentro e fuori dalla comunità cristiana, si senta solo, ignorato e offeso nella propria dignità umana”, scrive nella prefazione don Luigi Ciotti. Il libro documenta cosa sia l’associazione “Cammini di speranza” “per l’incontro tra persone, chiese, gruppi che non vivono l’orientamento sessuale e l’identità di genere come ostacolo nel proprio cammino di fede”, ripercorre la storia di un  movimento italiano nato e maturato dal 1980, le difficoltà con la gerarchia cattolica, svela un mondo certo sconosciuto ai più.

Alessia: “Bambina ritenuta un maschietto”

“La consapevolezza d'essere ritenuta maschietto da tutti e da me stessa bambina, con tanti sogni e felicità, ha rappresentato per svariato tempo un tormento interno paragonabile al calore di un fuoco in piena fiamma. Questo sarà il segreto che mi ritroverò a custodire per lunghissimi anni, senza rivelarlo ad alcuni. Nel frattempo riuscirò a confessarlo solo a Dio, onnipresente nella mia vita per grazia della mia famiglia profondamente religiosa”, confessa Alessia in una delle testimonianze del libro.

Valentina: “Essere donna transgender ti mette alla prova”

“La relazione più lunga della mia vita l’ho avuta sicuramente con Dio, nostra Madre e nostro Padre. Lui c’è stato sempre. È stata una chiamata sempre intensa, ma con un rapporto turbolento. Purtroppo non sempre ho avuto la pazienza di Giobbe di fronte a difficoltà e tentazioni, essere una donna transgender ti mette molto alla prova, mette alla prova l’odio transfobico. La fede però è sempre quell’appiglio che permette di ‘muovere montagne’ ”, afferma con fermezza Valentina Coletta.

Giovanni padre di una lesbica: “Innaturale la dottrina che esclude”

Non mancano i genitori. Giovanni Basciani, padre di una lesbica, riflette: “Non ho avuto grossi problemi ad accettare mia figlia nel suo diverso orientamento sessuale e affettivo. Il grosso problema l’ho avuto con la mia fede. Il mio amore di padre era ed è forte, ma non si armonizzava con le regole della mia religione cattolica. Come posso seguire una religione che non riconosce piena dignità a mia figlia? Se non c'è posto per lei nella chiesa non c'è posto neanche per me”. Finché conclude: “La dottrina che discrimina ed esclude è innaturale e non certo la persona. È tutto davvero semplice perché dove c'è Amore lì c'è Dio. Dovevo cambiare il paradigma: non è la dottrina alla base della religione ma l'amore. Ora tutto torna, ora mi sento in armonia con la mia fede”.

Si avverte una linea costante: dalla sofferenza emerge la luce e il buio delle foto è quello del raccoglimento, non della paura. “Religo” contiene un opuscolo di 15 pagine con foto dal titolo “Il dono” con le informazioni necessarie per chi voglia approfondire l’argomento: dalla prima conferenza su “Fede e omosessualità” tenuta a Torino nel 1980 a testimonianze, da una lista di nomi e contatti a una bibliografia ragionata.

Per il libro fotografico di Simone Cerio “Religo” clicca qui

Per il progetto in corso “Religo” clicca qui

Per la mostra “Religo” a Catania curata da 2Lab clicca qui

Per la mostra “Ri-scatti. Chiamami col mio nome” al Pac Padiglione d’arte contemporanea di Milano clicca qui

 

 

 

Stefano Milianidi Stefano Miliani   
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