Addio a Diddi Paulesu, nipote di Antonio Gramsci e animatrice della Casa Museo di Ghilarza

La nipote di Gramsci aveva 92 anni. Grazie a lei vive la Casa Museo di Ghilarza dedicata al più grande intellettuale sardo del Novecento

Se oggi conosciamo l'uomo Antonio Gramsci in tutte le sue passioni, le sue debolezze, il suo talento e la sua infinita curiosità lo dobbiamo anche alla nipote Luisa Emilia, instancabile animatrice della Casa Museo di Ghilarza a lui dedicata. Luisa Emilia Paulesu, conosciuta da tutti come Diddi, è scomparsa sabato all'età di 92 anni. Lascia un'eredità immensa di cui è stata amorevole custode: libri, oggetti e scritti conservati nella casa di Ghilarza, un patrimonio inestimabile che racconta la vita e le opere di Antonio Gramsci fino alla sua morte, avvenuta a 46 anni nel 1937.

Teresina, Diddi e gli altri rivivono attraverso le lettere

 

Diddi era la figlia di Teresina, la sorella più piccola e quella prediletta di Antonio. Alle Lettere dal Carcere, che Gramsci scrisse a familiari e amici durante la prigionia, dopo la condanna a vent'anni che il Tribunale speciale speciale fascista gli inflisse nel 1928 con le accuse di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, incitamento all'odio di classe e apologia di reato, Antonio affida tutto il suo amore per la famiglia: “Carissima mamma - scrive il 10 dicembre 1931 - ho ricevuto solo in tutto questo tempo una cartolina illustrata firmata da Teresina e dai suoi bimbi. Ma chi è questa Diddi? A quale nome 'cristiano' corrisponde? Immagino come si debba sbizzarrire la fantasia di Teresina nell'inventare vezzeggiativi per i suoi bambini: questo Diddi potrebbe essere il nome di uno spirito folletto o di una zana”.

Diddi era il nomignolo con cui in famiglia chiamavano la terza figlia di Teresina nata mentre Gramsci era già detenuto. Durante gli anni terribili della prigionia non vedrà mai i bimbi di casa e neppure i due figli, nati dall'unione con Giulia Schucht, eppure saprà tutto di loro: ne sono una prova le lettere con cui chiedeva e riceveva tutte le novità e i progressi dei piccoli di famiglia e le loro fotografie.

Carissima Teresina – scrive alla sorella nel 1927 - mi è stata consegnata solo pochi giorni fa la lettera che mi avevi inviato a Ustica e che conteneva la fotografia di Franco, ho così potuto vedere finalmente il tuo bimbetto”; nel seguito domanda ancora tante curiosità: a chi assomiglia? Ha già imparato a parlare? Gli insegnerete anche il sardo?

"Carissima Teresina - scrive ancora nel 1931- ho ricevuto la tua lettera con la lettera di Franco, i suoi disegni a colori e la letterina di Diddi e Mima. Ringrazio tutti i bambini e non so proprio immaginare che cosa possa fare per dimostrare il mio affetto per loro".

"Carissima Iulca - scrive alla moglie nel 1931 - ho ricevuto le tue lettere con la letterina di Julik e le tre fotografie, che mi sono piaciute molto. Mi pare che sia la prima volta che riesco a rendermi conto della persona fisica di Giuliano, quantunque le fotografie non siano tecnicamente soddisfacenti. E Giuliano mi pare sia un bambino assai bello". 

La Casa Museo di Ghilarza, un patrimonio inestimabile.

Diddi nasce nel 1929, e neppure lei conoscerà lo zio. Eppure, come tutti i nipoti e le nipoti, custodirà con cura tutti i beni di famiglia, le lettere, gli scritti, i libri, gli articoli di giornale, gli effetti personali e i documenti che raccontano la tormentata vicenda umana, politica e professionale di Gramsci. Le testimonianze della vita di Antonio sono oggi conservate alla Casa Museo, edificio a due piani nel centro storico di Ghilarza, dove visse dal 1898 al 1911: qui passò l'infanzia e l'adolescenza, qui si svolsero i giochi, le infinite letture condivise spesso proprio con Teresina (“C'era molta tenerezza tra me e Nino – dirà Teresina al giornalista Giuseppe Fiori che nel 1966 con Laterza pubblicò “Vita di Antonio Gramsci” - ci volevamo molto bene e lui mi viziava e mi comprava i giornalini”), e qui la famiglia continuò a vivere mentre Antonio si affacciava nel panorama culturale e politico italiano, con gli studi e l'attività giornalistica a Torino e con il suo impegno politico, culminato con la fondazione del Partito Comunista d'Italia nel 1921, la partecipazione ai lavori dell'Internazionale comunista a Mosca, l'elezione in Parlamento nel 1924.

Il percorso nella Casa di Ghilarza, curato dalla ricercatrice dell'Istituto Gramsci di Roma Elsa Fubini e dall'architetta Cini Boeri, svela con grande rigore scientifico chi era Antonio Gramsci attraverso scritti e azioni politiche, ma anche attraverso il ricordo di familiari, amici, compagni che lo hanno conosciuto e amato. Se oggi conosciamo bene la figura di quello che è considerato uno dei più acuti, brillanti e lucidi intellettuali del Novecento lo dobbiamo anche a Diddi Paulesu, “infaticabile animatrice dell’Associazione Amici di casa Gramsci”, si legge nella nota della Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci, che “assicurò per molti anni la gestione del Museo. È stata tra i Soci Fondatori della nostra Fondazione. Con la scomparsa di Diddi la Fondazione perde un riferimento e un radicamento sicuro a Ghilarza che ci impoverisce tutti”.

Diddi Paulesu riceve il presidente della Repubblica in visita a Ghilarza il 2 ottobre 2017

 

L'addio di un altro nipote, Luca

A lei è dedicata anche una malinconica vignetta di Luca Paulesu, nipote di Diddi e Antonio e autore di un delizioso libro di illustrazioni pubblicato sei anni da da Feltrinelli, “Nino mi chiamo. Fantabiografia del piccolo Antonio Gramsci”: un piccolo Nino visto di spalle che saluta “Ciao Diddi e grazie”.