Joe Strummer, l'antidivo del punk: "La fama è un bluff. Ora che lo so sono pericoloso". L'omaggio inedito

Per i 70 anni del musicista punk, morto improvvisamente 20 anni fa, esce la raccolta di inediti e rarità che registrò poco prima di morire. Il lavoro è curato da Lucinda Tait, compagna di Strummer negli ultimi anni

Joe Strummer, l'antidivo del punk: 'La fama è un bluff. Ora che lo so sono pericoloso'. L'omaggio inedito

"Tutto quello che sta accadendo per me ora è solo un bluff. Ho imparato che la fama è un'illusione e che tutto ciò che la riguarda è solo uno scherzo. Ora sono molto più pericoloso, perché non mi interessa affatto". John Graham Mellor, conosciuto ovunque nel mondo come Joe Strummer, aveva alle spalle una carriera folgorante con The Clash, una delle punk band più amate e famose, ma dopo quell'incredibile esperienza aveva ben chiaro che il successo era qualcosa di momentaneo, la vera conquista era incontrare le persone e cambiare la loro visione della vita. Con questa stessa consapevolezza aveva dato vita, nel 1995, alla band Joe Strummer and The Mescaleros; con loro suonerà a Liverpool per l'ultima sua esibizione pubblica il 22 novembre 2002: Joe ci lascerà esattamente un mese dopo, il 22 dicembre. Aveva da poco compiuto 50 anni. 

Per celebrare quello che sarebbe stato il suo 70esimo compleanno la Dark Horse Records, casa discografica fondata nel 1974 da George Harrison, ha dato vita a "Joe Strummer 002, The Mescaleros Years", un cofanetto con i primi tre album dei Mescaleros e un quarto cd, "Vibes compass" con inediti, B-sides e rarità. Tra questi ci sono le ultime sessioni registrate da Joe. Il cofanetto, che uscirà il 16 settembre, è stato anticipato, il 21 agosto, giorno della sua nascita, dall'uscita del singolo "Fantastic", registrato in Galles pochi giorni prima di morire. Insieme ai quattro cd c'è un libro con testi e disegni originali, interviste e immagini. Il lavoro è stato prodotto da Lucinda Tait, compagna di Joe negli ultimi anni, che ha messo a disposizione il suo ricchissimo archivio personale. "Joe ci ha lasciato così tanta musica nel suo archivio. Le canzoni che ha realizzato con The Mescaleros - ha detto Lucinda - sembravano risuonare così fortemente e rinvigorivano il suo legame con il pubblico a un livello che non aveva più sperimentato dai tempi dei Clash. Era così entusiasta di lavorare con i Mescaleros e l'accoglienza ricevuta dalla stampa e dai fan è stata incredibile, gli ha dato un turbine di energia e fiducia e si è sentito creativamente appagato e felice. Le sue parole sono così belle e oneste e insieme ai Mescaleros sono stati creati dei brani fantastici e ascoltare alcuni degli outtakes per me è stato davvero speciale". 

Il punk è la risposta

Una vita intensa quella di Joe, nato in Turchia da padre britannico nel 1952: ha vissuto in Egitto, in Messico, in Germania e poi a Londra. Non amava molto la gerarchia scolastica e molto presto ha iniziato a trovare nella musica la sua valvola di sfogo creativo. Questa background culturale è fondamentale nel suo percorso artistico, più di tanti altri, infatti, cercò di approcciarsi alla musica in modo innovativo, includendo modi fino ad allora ben lontani tra loro come il punk e il reggae. In quegli anni Londra era una fucina in pieno fermento e dopo artisti “moderni” come Chuck Berry non c’erano grandi riferimenti per i più giovani, specie per i tanti giamaicani residenti in Inghilterra, ma anche per gli stessi inglesi, schiacciati da una politica di restrizioni e ben poche opzioni per il futuro. L’avvento del punk fu determinante per Joe che, dopo aver militato in alcune formazioni sperimentali giovanili, nel 1976 diede vita ai Clash insieme a Paul Simonon, Mick Jones e Keith Levene.

The Clash, la risposta a una società di disuguaglianze

Testi e suono diventano ben presto colonna sonora di una Londra bisognosa di nuove emozioni. Il Fronte Nazionale affermava che l’Inghilterra fosse ormai una colonia nera e che i ritmi caraibici e quello stile di vita andassero arrestati. Contro questo malessere serpeggiante molti artisti si schierarono invece in favore di una società multietnica che guardava ai bisogni delle persone e non al colore della loro pelle. Band come Slits, Ruts e gli stessi Clash nei loro concerti proponevano cover di brani black in risposta al rifiuto razzista dell'estrema destra, usando grande ironia in brani come “White Riot”, del 1977. Anche se apparentemente così diversi Punk e Rasta avevano molti punti in comune: la forza, l’orgoglio, la voglia di cambiare le cose. “I punk sono degli emarginati così come i rasta - disse in quegli anni Bob Marley - perciò ci uniamo e ci battiamo per le stesse cose perché, anche se non mi piacciono le spille da balia e le borchie, mi piace la gente che soffre e lotta con dignità e senza piangere”.
Così i Clash trasformarono il furore Punk del No Future in qualcosa di più progettuale e strutturato: diritti, salute, rispetto. La loro produzione è dunque più misurata e meno distruttiva del Punk dei Sex Pistols e quando con brani come “Rock the Casbah” e “Should I stay or should i go” scalarono le classiche musicali, una parte del loro pubblico più duro li tacciò di tradimento alla causa del Punk. Ma nel tempo i loro brani sono sopravvissuti non solo come memorie di un’Inghilterra e di un mondo che ancora hanno da risolvere seri problemi di integrazione ma anche come espressione di un’anima popolare, di un coro di strada e di bellezza cresciuta tra le macerie.

The Mescaleros e il commiato di Joe

La voglia di raccontare una società diversa, più equa e accogliente, proseguì con l'ultima band di Strummer, The Mescaleros, che nel 1999 in occasione di un tour europeo raggiunse anche l'Italia in due concerti, a Bologna e Milano. La morte improvvisa di Joe Strummer, un infarto fuminante, ha lasciato un grande vuoto nel panorama dei grandi della musica.