"Non è un delitto essere il migliore": Ivan Graziani e la sua storia favolosa che pochi conoscono

Se ne andava il primo di gennaio del 1997, 25 anni fa. Chitarrista, autore, disegnatore, uomo libero: in arrivo un disco di inediti e un film

'Non è un delitto essere il migliore': Ivan Graziani e la sua storia favolosa che pochi conoscono

Come ogni personaggio entrato nel Mito, anche Ivan Graziani si porta dietro una storia favolosa. Dicono che vide la luce nel 1945 sul traghetto Olbia-Civitavecchia, dicono che si chiamò Ivan perché letto al contrario il nome diventa Navi come quel pezzo del 1983, quel pezzo che fa vibrare le bussole perché racconta di libeccio e di maestrale, di venti che si incrociano. Nato in realtà a Teramo, in Abruzzo, vagabondo tra le Marche, l'Emilia Romagna e la Toscana, amava molto la Sardegna, Alghero in particolare, terra di origine della madre, luogo dove le correnti diventano tumulto.

Tumultuoso era Graziani, l'unico che seppe aggiungere l'elettricità del rock alla canzone d'autore, mantenendo in perfetto equilibrio suono e senso, armonie e messaggio. Ci lasciava 25 anni fa esatti, era il primo gennaio del 1997, e lui era ancora troppo giovane con due figli ragazzini, Filippo e Tommaso, oggi entrambi musicisti. I fratelli Graziani non hanno mai smesso di omaggiare l'arte obliqua del loro papà. Lo tengono in vita, lo cantano, lo suonano, sono dietro ogni progetto possibile. L'ultimo è il recupero di una manciata di canzoni inedite, incise su nastro, conservate nello studio di registrazione di famiglia, le “Officine Pan Idler”. Diventerà un disco quest'anno, un album filologico, curato proprio da Filippo, un'altra perla nella collezione mirabile di questo musicista fuori dal coro: per aspetto, per talento, per scelta. Un anticonformista nato, un anarchico con gli occhiali rossi capace di mandare al diavolo case discografiche, stracciare contratti, rompere rapporti con i colleghi musicisti pur di mantenersi libero come un lupo d'Abruzzo. Aveva una voce "da bambina perversa" - quel falsetto inarrivabile - e poi, poi quando Graziani imbracciava la chitarra era una botta, simile al suono tirato che arrivava dall'Inghilterra e dall'America ma più nostro, più terrigno, più materico, più identitario. Era la musica del "primo cantautore rock" come lo ha definito nel suo libro Paolo Talanca (Crac Edizioni), un lessico inimitabile, la grammatica dei quattro quarti tradotta in italiano, ma con un accento proprio, personalissimo.

Lo ha dimenticato solo chi non è stato in grado di ascoltarlo. Perché Graziani è un graffio profondo. Oltre la musica c'era questa sua scrittura per flash, a tratti quasi metafisica: le immagini in grado di evocare, il racconto della provincia, i personaggi malinconici e paradossali, teneri e feroci che sembrano uscire da un film, da un fumetto. Una carrellata di facce, di storie minime, laterali: Agnese, Zorro, Eva, Paolina, Monna Lisa, Susy, il prete di Anghiari, il Pigro, Angelina, Isabella... E le città, i luoghi: Lugano, Firenze, l'Olanda, Milano, Londra, Siracusa.

Quante moltitudini è stato Ivan, quanto fa bene ascoltarlo ancora, 25 anni dopo che pare ieri, quando riuscimmo a piangere con una canzone triste triste triste come noi. Oggi c'è anche il progetto di un biopic - Cavalieri nel vento - di Paolo Logli per omaggiare il "disicanto leggero" di Graziani. Un film girato a Urbino dove Ivan studiò all'Accademia di Belle Arti, dove conobbe la donna della sua vita, Anna, che ha trasformato l'eredità del marito in una casa dalle porte aperte, ideando il Festival Pigro che ogni anno dà voce a nuovi artisti. Insieme, lei e lui, scelsero di trasferirsi a Novacelia, nel riminese. Qui Ivan ha vissuto, qui se n'è andato, sepolto nel piccolo cimitero con una Gibson, una delle sue chitarre. Le moltitudini di Graziani, dicevamo. Che disegnava così come suonava, con lo stesso talento tondo, che scelse Tanino Liberatore come "matita" delle copertine de I Lupi e Agnese dolce Agnese e i cui schizzi e fumetti hanno girato in lungo e in largo per l'Italia tra mostre e tributi.
Aveva ragione lui, aveva ragione Ivan Graziani quando cantava: "Non è un delitto essere il migliore, vedere dove gli altri non san vedere, fiutare il vento come un animale e avere un'anima senza frontiere". Un'anima che resiste al tempo, impigliata tra un'onda e uno spartito. L'anima del migliore.