L'incredibile furto del Goya dalla National Gallery e quel ladro a metà tra Robin Hood e Don Chisciotte

Nell'agosto 1961 Kempton Bunton, pensionato inglese, rubò il ritratto per chiedere in cambio l'abolizione del canone tv

L'incredibile furto del Goya dalla National Gallery e quel ladro a metà tra Robin Hood e Don Chisciotte

Immaginiamo un grande museo blindatissimo con opere inestimabili all'interno. Immaginiamo un pensionato di 57 anni, ex autista e padre di cinque figli. Immaginiamo un dipinto preziosissimo che sparisce nel nulla, e ricompare quattro anni  dopo nell'armadietto di una stazione dei treni. C'è una scala che porta alla finestrella di un bagno e qualche guardia distratta tra i corridoi del museo. Eccoli, gli ingredienti di questa storia incredibile ambientata nell'Inghilterra degli anni Sessanta, che se avessimo voluto inventarla ci sarebbe sembrata troppo irreale per essere presa sul serio: è la vicenda di Kempton Bunton, distinto signore inglese che nel 1961 compì il primo e unico furto alla celebre National Gallery di Londra portandosi via il ritratto “Duca di Wellington” dipinto da Francisco Goya nel 1812.

Un furto senza scasso

Il misfatto fu compiuto all'alba del 21 agosto 1961. La ricostruzione non è oggi chiarissima e probabilmente c'è molto di romanzato nelle informazioni giunte a noi, ma pare che il signor Bunton, che viveva con la famiglia in una casa popolare a Newcastle, nel nord est dell'Inghilterra, sia arrivato a Londra di notte e sia arrampicato con una semplice scala fino al bagno degli uomini, e da qui sia arrivato al secondo piano ed entrato tra le sale del museo, approfittando del fatto che il sistema d'allarme era spento per consentire le pulizie. Si dice che le guardie fossero addormentate e che nessuno, in quegli istanti, si sia accorto dell'uomo che gironzolava tra i corridoi fino alla stanza 45, quella che accanto ai dipinti di Francisco Goya ospita ancora, tra gli altri, Caspar David Friedrich, Eugène Delacroix, John Constable.

Preso il prezioso quadro, Bunton tornò a casa e lo nascose nell'armadio. Da quel momento, nonostante tanti indizi e varie piste, la polizia inglese non riuscì a trovare il colpevole e arrivò a immaginare una banda di professionisti specializzata in furti d'arte pronta a chiedere un riscatto milionario. Non sappiamo se la richiesta, inviata all'agenzia di stampa Reuters, di 140 mila sterline da donare in beneficienza per pagare il canone Tv ai meno abbienti e ai veterani di guerra sia stata presa sul serio, prima di essere rifiutata. E probabilmente la lettera non fu collegata a quel signore di una certa età che era stato arrestato più volte per essersi rifiutato di pagare quel canone, considerato una spesa in giusta per tanti inglesi anziani e soli che trovavano nella televisione una compagnia quotidiana e rassicurante.

La soluzione in un deposito bagagli

Il 21 maggio 1965 il quotidiano inglese Daily Mirror ricevette una busta con la ricevuta di un pacco lasciato al deposito della stazione di New Street, a Birmingham, da un uomo che si era presentato come Mister Bixham. Era proprio il ritratto che l'artista spagnolò firmò tra il 1812 e il 1814 per celebrare Arthur Wellesley, il primo Duca di Wellington. Cinque giorni dopo il dipinto tornò al suo posto, questa volta per sempre. Dieci anni fa gli archivi nazionali hanno reso pubblici i fascicoli giudiziari: a compiere materialmente il furto era stato John, uno dei figli di Bunton, ma il genitore ne era diventato complice.

Un furto celebrato dal cinema

“The Duke”, film da poco nelle sale italiane diretto da Roger Michell, già regista di "Notting Hill", con Jim Broadbent ed Helen Mirren racconta proprio l'incredibile storia del furto dalla National Gallery. In realtà la vicenda era comparsa sul grande schermo già nel 1962 in “Agente 007 – Licenza di uccidere” con Sean Connery – James Bond che si trova nel nascondiglio dei tesori trafugati da Mr. No; tra questi c'è proprio il “Duca di Wellington”: “Dunque, eccolo”, afferma Bond ammirando il ritratto di Goya.

Un po' Don Chisciotte, un po' Robin Hood

“Per me è un eroe”. Non ha dubbi Christopher, nipote di Kempton, nato nello stesso anno, il 1976, della morte del nonno, in una recente intervista rilasciata alla BBC. E certamente nella storia ha influito il giudizio al processo: il pensionato è stato condannato a soli tre mesi di reclusione per aver distrutto e perso la cornice originale, ma non per il furto del dipinto, dal momento che non si riuscì a dimostrare che Bunton quel quadro voleva effettivamente tenerlo o rivenderlo. Forse all'epoca il signor Kempton Bunton passò per essere un Robin Hood un po' maldestro, dal momento che nessuno prese sul serio le sue richieste, ma oggi, sessant'anni dopo, guardiamo a questa storia con simpatia e al vecchio Bunton come un eroe di provincia capace di gesti eclatanti pur di vincere l'ingiustizia. 

Una scena dal film "The Duke"