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Dalla chitarra alla tavolozza: le visioni potentissime del Bob Dylan pittore

Dal 16 dicembre approda al MAXXI di Roma "Retrospectrum", una grande mostra con oltre 100 magnifiche opere del Premio Nobel per la letteratura

Daniela Amentadi Daniela Amenta   
Dalla chitarra alla tavolozza: le visioni potentissime del Bob Dylan pittore

La definizione di "menestrello" gli sta stretta da almeno mezzo secolo, seppur ci sia una parte di critica affetta dalla sindrome di banalità che continua ad abusarne. Perché Bob Dylan è molto di più, ben oltre. In breve: dieci Grammy, un Oscar, un Pulitzer, decine di altre menzioni - tra cui la Legione d'onore - fino al Premio Nobel per la letteratura nel 2016. Il ragazzo di Duluth, Minnesota, che suonava la chitarra ispirandosi a Woody Guthrie oggi ha 81 anni, lo stesso carattere complicato di sempre e in un bilancio almeno approssimativo può considerarsi tra le figure più significative e cruciali tra Novecento e Terzo Millennio.

Che Dylan amasse il disegno e lo frequentasse con ottimi risultati è cosa nota quanto la reputazione che lo precede. Nel 1972 acclude alcuni schizzi all'interno di Writings & Drawings, a seguire sarà lui stesso a realizzare le copertine di Planet Waves, Infidels e di Music from the Big Pink di The Band. La pittura non è un hobby per Dylan, ma una vera e propria passione supportata da talento, studio, ricerca. Sono quadri materici i suoi: spesse, corpose pennellate a olio che ricordano la grande scuola dell'impressionismo. Sono particolari di città, di luoghi con prospettive altisonanti, bellissime, colori accesi come se ci fosse una luce al neon che illumina ogni cosa. Sono volti, corpi di uomini e donne di passaggio: in un bar, poggiati su un muro, in un letto, o in cammino chissà dove e perché. Tutto questo è Retrospectrum, una mostra curata da Shai Baitel che approda al MAXXI di Roma (dal 16 dicembre al 30 aprile 2023), prima volta in Europa dopo le incursioni a Shangai e Miami. Oltre 100 opere tra dipinti, acquerelli, disegni a inchiostro e grafite, sculture in metallo, materiale video, che esplorano l'altro Dylan. Che dice: "È gratificante sapere che le mie opere visive saranno esposte in un museo davvero speciale in una delle città più belle e stimolanti del mondo. Questa mostra vuole offrire punti di vista diversi, che esaminano la condizione umana ed esplorano quei misteri della vita che continuano a lasciarci perplessi. È molto diversa dalla mia musica, naturalmente, ma ha lo stesso intento".
Secondo la biografia ufficiale, il Premio Nobel inizia a dipingere negli anni Sessanta a Woodstock grazie a un vicino di casa, il pittore Bruce Doorfman. Dylan comprava i cataloghi di Monet, Van Gogh, Marc Chagall e cercava di riprodurre su tela quelle esplosioni di segni, tinte. Poi, nel 74 a New York, decide di studiare le tecniche con Norman Raeben per acquisire metodo ma anche consapevolezza, per «per rinfrescare una mente stanca» ha dichiarato lo stesso artista. Come nelle sue canzoni, anche nei quadri Dylan distilla la propria personale visione dell'America: le città verticali, i panorami mozzafiato della Monument Valley, i giganteschi cieli, i cactus svettanti come grattacieli, le highway infinite, il caos e il sesso a New Orleans (veramente potenti i quadri di quella serie esposti nel 2013 a Milano), ma anche instantanee di viaggi in giro per il pianeta: dalla Scalinata di Trinità dei Monti a flash dall'Asia. 
A questo proposito Dylan ha spiegato: "Vedere molti dei miei lavori anni dopo averli completati è un'esperienza affascinante. In realtà non li associo a nessun tempo, luogo o stato mentale particolare, ma li percepisco come parte di un lungo arco; un continuum che inizia con il modo in cui vado avanti nel mondo e cambia direzione man mano che la mia percezione viene modellata e alterata dalla vita. Posso essere profondamente influenzato dagli eventi di Morretes, in Brasile, così come lo sono dall'uomo che mi vende El País a Madrid".
In un illuminante articolo del 2021 per Il giornale dell'arte Alessandro Allemandi scrive: "La reputazione di Bob Dylan come artista visivo sta emergendo perché la sua opera pittorica, come quella musicale, è poderosa, sincera, immediata e compiuta. Dylan è uno dei pochi artisti in cui lavoro è di alto livello in più forme e dimensioni, con le parole, la musica, il canto, il disegno, la pittura. Nei temi e nella forma, le sue opere pittoriche offrono una visione del mondo fortemente individuale, ma senza affermazioni conclusive".
Cercate le risposte ancora nel vento, ma pure immergendovi in questa retrospettiva dove scoprirete quanti colori, quanta luce, quanti segni vorticano nella testa di un uomo che ha trasformato la propria poesia in un immenso diamante dalle mille sfaccettature, un mastodontico infrangersi/rifrangersi di parole, suoni, tinte, tratti. Mister Dylan, insomma, l'artista che è riuscito ad aprire "l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro".

Daniela Amentadi Daniela Amenta   
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