Aretha Franklin torna a cantare l'orgoglio nero nelle piazze d'America

Una serie tv di 8 ore per ricordarla a ridosso del compleanno della Regina del soul. E "Respect "è di nuovo un inno di rivolta

Aretha Franklin
Aretha Franklin
di Daniela Amenta

C'è un fotogramma eterno nella tumultuosa vita di Aretha Franklin, detta Ree. E' il 6 dicembre 2015, siamo a Washington, in platea per i Kennedy Honors c'è il Presidente Obama. Lei sale sul palco, si siede al piano e attacca (You Make Me Feel Like) A Natural Woman. E' già malata ma è immensa. Una esibizione perfetta, tanto che Barack si commuove fino alle lacrime. Nessuna come lei. Come Ree. L'unica in grado di sfilarsi una pelliccia  dalle spalle e lanciarla in terra come uno straccetto. L'unica con un'estensione vocale di tre ottave, su e giù per mille spartiti, per mille generi, con una naturalezza che è puro incanto. Era nata a Memphis il 25 marzo del 1942 e ci metteva l'anima. Lady Soul, appunto. Nessuna davvero come lei, con quella voce dichiarata "meraviglia della natura" dallo Stato del Michigan, venti premi Grammy (otto dei quali vinti consecutivamente nella stessa categoria dal 1968 al 1975), la prima donna ad entrare nella Rock and Roll Hall of Fame.

Madre bambina a 12 anni

Eppure dietro quel talento di cristallo c'è tutto il dolore di una esistenza spezzata mille volte. Un'infanzia faticosa in un tempo privo di luci e diritti. Pelle nera Ree, erede di schiavi diventati mezzadri spaccandosi la schiena, nipote di soldati africani fedeli, coraggiosi e leali per due Guerre Mondiali, la carne da macello dello Stato dell'Unione, la manodopera a bassissimo costo. Divenne madre a 12 anni, e poi ancora a 15. Una mamma bambina alla perenne ricerca dell'amore, che sognava una vita perfetta, fiabesca. E che invece dovette accontentarsi di sposare Ted White, un uomo violento che si improvvisò suo manager solo per soldi.
Che Ree fosse la gallina dalle uova d'oro lo sapevano tutti, a cominciare dal padre, il Reverendo C.L. Franklin che la portava in tour a cantare le lodi del Signore nelle chiese battiste d'America. Il gospel non era solo preghiera ma il ruggito di un intero popolo stanco di soprusi, segregazione, schiacciato all'angolo dalle leggi razziali. Il primo dicembre del 1955 una donna di colore, Rose Parks, decise di non cedere il proprio posto a un bianco sul pullman di Montgomery, Alabama. Fu arrestata, sbattuta in carcere. Quel giorno un pastore protestante - Martin Luther King - chiamò la sua gente alla rivolta, quel giorno il gospel si trasformò in un tuono celebrato da Ree, che ne colorò i timbri sacri con l'aura profana del soul, del r'n'b, del jazz.

Una signora tra i Blues Brothers 

Nessuna come Aretha, nella parte di Mrs. Murphy con il vestito unto dal grasso, cameriera di una tavola calda. Lei che si prende la scena in The Blues Brothers, il film culto di John Landis, cantando Think, urlando forte "Freedom". In queste ore negli Stati Uniti sta andando in onda Genius: Aretha sul canale di National Geographic, una serie che celebra il mito di questa artista monumentale interpretata per l'occasione da Cinthya Erivo. Che canta, con voce inarrivabile tutte le catene di questa donna immensa, eppure fragile come meringa. 

Nonostante la depressione, la bulimia, l'alcolismo, le nevrosi, la collezione di disillusioni e diete, nonostante la timidezza feroce Ree Franklin resta un'icona non solo del soul ma dei diritti. Quando nel 1967 interpreta Respect di Otis Redding parla non solo agli afroamericani ma alle donne maltrattate, a tutti i movimenti, a tutti gli esseri che chiedono rispetto, dicono che la loro vita conta. La colonna sonora perfetta per Black Lives Matter.
Nessuno come lei,  che ha chiuso gli occhi il 16 agosto del 2018 ma che continua a ballarci nel cuore con quella voce d'anima potente come l'idea della Grande America, patria delle libertà che arrancano al pari dei sogni di una ragazzina nera diventata Regina.