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Amazzonia, terra di sfruttamento e turismo sessuale, ma i suoi popoli intanto vincono battaglie

Parla lo scrittore e viaggiatore Angelo Ferracuti: “Oggi vedo più consapevolezza”. E rileva che in Brasile con Lula presidente qualcosa è migliorato. In Ecuador vinto un importante referendum in difesa di un parco nazionale, a Venezia uno spazio indipendente mostra il cinema del popolo yanomami

Stefano Milianidi Stefano Miliani   

Dall’Amazzonia “i fiumi volanti (Rio Voadores in portoghese), nuvole monumentali sulle grandi foreste pluviali, si diffondono nel pianeta dando vita in altre latitudini a nuvole e piogge fondamentali per l’equilibrio atmosferico e per la salute della Terra. Sono cioè la prova del rapporto tra quest’ultimo pezzo di mondo naturale e quello artificiale di città inquinante e consumistiche, di come una deforestazione in crescita possa compromettere seriamente il riciclo dell’acqua, vero antidoto al cambiamento climatico”. Lo ha scritto Angelo Ferracuti, scrittore, autore di avvincenti reportage narrativi, in un articolo su La Lettura del Corriere della Sera del 6 agosto. Conosce l’Amazzonia perché ha studiato la materia, ci è tornato più volte dal 2016 e la sua ricerca è sfociata nel libro suo e del fotografo Giovanni Marrozzini Viaggio sul fiume mondo. Amazzonia (Mondadori, 240 pagine, euro 18,50) e nel reportage con video pubblicato dal sito Green&Blue di Repubblica (in fondo a questo articolo trovate i link riferiti alle notizie e iniziative citate).

Il cinema del popolo yanomani con Morzanel Iramari a Venezia 

Se ancora non lo abbiamo compreso, dal pianeta verde dipende buona parte della vita del pianeta intero. Così il 5 settembre si celebra tiene la “Giornata mondiale dell’Amazzonia”: servirà? Intanto il 4 settembre arriva un segnale significativo da Venezia, in occasione della mostra del cinema: lo spazio indipendente dell’Isola di Edipo, insieme alle Giornate degli Autori e la Foundation Cartier dedicherà una giornata intera dal titolo “Gli occhi della foresta” al regista Morzaniel Iramari e al cinema del suo popolo amazzonico, gli yanomami, mostrando quindi lo sguardo di chi vive in simbiosi con la foresta pluviale, non di chi viene da lontano.

Fotogramma dal film “Curadores” di Morzanel Iramari. Fonte L’Isola di Edipo, Venezia, per la giornata del 4 settembre sul cinema yanomani “Gli occhi della foresta

Vale quindi rifletterci con lo scrittore marchigiano, viaggiatore da Fermo (parafrasando il titolo di un suo libro), perché capace di vedere in profondità. E se da un lato vede più attenzione e consapevolezza, e un Brasile senza quel devastatore di Bolsonaro alla presidenza, dall’altro vede le conseguenze dello sfruttamento brutale del territorio che, denuncia, si accompagna a fenomeni come un vergognoso “turismo sessuale” di turisti affamati pure di ragazzine. 

Angelo Ferracuti: “La sensibilità è cresciuta, il pericolo è reale” 

“Se la Giornata mondiale per l’Amazzonia serve a dare più consapevolezza? Quando ho cominciato ad andarci nell’autunno del 2016 l’attenzione era minore, soprattutto sulle emergenze climatiche – dice al telefono Ferracuti – Percepisco che la sensibilità è cresciuta molto perché c’è un pericolo reale. Intanto alle ultime elezioni presidenziali brasiliane si è visto un nuovo protagonismo dei popoli indigeni in tutta l’Amazzonia. In più in Brasile con Lula presidente da gennaio c’è un ministero per i popoli indigeni e a capo dell’ente un’avvocata indigena, Sônia Guajajara, ed è ministro dell’ambiente una militante ecologista, Marina Silva: era impensabile fino a un anno fa quando era presidente Bolsonaro”.

Ecuador, il voto salva la riserva amazzonica dello Yasuní 

Un altro segnale positivo è arrivato lunedì 21 agosto con lo spoglio delle urne in Ecuador: con un referendum nazionale vincolante il 59% degli ecuadoriani ha bocciato l’estrazione di petrolio e altri minerali in una porzione cospicua della riserva amazzonica dello Yasuní (e un referendum parlallelo ha bocciato altre miniere nel Chocó andino). La vittoria è frutto tra altre cose di  una impervia e durissima lotta civile durata più di un decennio e portata avanti dalle comunità indigene, dal gruppo Yasunidos affiancato da organizzazioni come Iglesia y minería e la Rete ecclesiale panamazzonica (Repam): lo Stato deve pertanto proteggere 162mila ettari di selva, di cui 78mila di Parco amazzonico.

La vertice di Belém solo impegni vaghi 

Bene? Sì. Di contro non tutto fila per il verso giusto. Lo ha scritto Avvenire: il recente vertice a Belém con otto Paesi amazzonici (Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela) ha partorito solo impegni vaghi senza “nessun accordo su misure condivise contro deforestazione e sfruttamento delle risorse”, come ha riportato da San Paolo Giuseppe Baselice nel suo servizio uscito il 10 agosto: “Così il polmone del mondo non si salva”.

“Quanto fa il fotografo Salgado è imprescindibile” 

“Sono segnali contrastanti – riflette Ferracuti – L’Amazzonia è una realtà complessa e composta da tanti popoli e situazioni diverse”. L’organizzazione di tutela legale dei popoli indigeni del pianeta Survival International, segnala, “svolge una funzione internazionale molto importante attraverso campagne di pressione sui governi e progetti spesso dagli esiti positivi. Come nel caso degli yanomami che sono rimasti nelle loro terre. Senza dimenticare Sebastião Salgado che compie un’azione imprescindibile sull’immaginario mondiale sulla vita nella foresta”. Osservazione pertinente, tanto che il 14 settembre alle 18.30 lo scrittore-viaggiatore marchigiano interverrà alla Fabbrica del Vapore di Milano dove prosegue fino al 19 novembre la magnifica mostra del fotografo brasiliano già tenuta al Museo Maxxi di Roma.

Lo scrittore: “Anche l'Italia ha le sue responsabilità” 

“C’è un rapporto simbiotico tra quei popoli indigeni e la conservazione della foresta e della sua biodiversità. Distruggendo quelle culture, attaccando i loro habitat, si favorisce la deforestazione. Sono animisti, per loro la natura è sacra”, racconta ancora lo scrittore-reporter. Eppure, apertamente o indirettamente, quei popoli e quelle terre sono sotto attacco. Da parte delle nostre società sempre più fameliche.
Ferracuti cita il libro di Davi Kopenawa affiancato dall’etnologo francese Bruce Albert La caduta del cielo. Parole di uno sciamano yanomami (Nottetempo, 1072 pagine, 35 euro): “Racconta la cosmologia yanomani e critica il ‘popolo delle merci’, come chiama il capitalismo planetario”. Un capitalismo che sfrutta e distrugge. “Anche noi italiani lì abbiamo molte responsabilità con nostre aziende: andiamo a caccia di metalli preziosi come oro e litio per la nostra tecnologia, cacciamo animali pregiati. Dal 2017 al 2022 sono stati abbattuti 800 milioni di alberi per il fabbisogno degli Stati occidentali”. Si distrugge forsennatamente la foresta per produrre cibo per gli allevamenti bovini. E l’Italia? “È tra i primi importatori di carne bovina dal Brasile”, rammenta Ferracuti. 

Ferracuti: “Ho visto un turismo nefasto e ragazzine buttate per strada a prostituirsi”

Lo scenario che ha visto nei suoi viaggi amazzonici? “Molte cose sono cambiate, è un mondo in trasformazione. Li abbiamo contaminati. I giovani sono spesso vestiti, comprano il cellulare, sono attratti dalla modernità, c’è un forte conflitto generazionale. Ho visto tanti indigeni distrutti dall’alcool perché non hanno gli enzimi per metabolizzarlo. Sul Rio delle Amazzoni ho visto navigare grandi navi turistiche dall’impatto nefasto. E si apre qui un altro capitolo, quello delle ragazzine portate via dai villaggi con l’illusione di lavorare in città dove vengono sfruttate e buttate in strada a fare le prostitute. Questi popoli vivono sospesi drammaticamente tra antico e futuro e cercano un equilibrio”.
Come possono difendersi? “Gli yanomami parlano in maniera poetica, da animisti. Un vecchio – ricorda Ferracuti con un velo di commozione nella voce - mi disse: i cercatori d’oro ci attaccano, inquinano i fiumi con il mercurio, i nostri bambini muoiono, tu prendi le mie parole e portale lontano, di’ a tutti che ci distruggono”. Almeno, aggiunge lo scrittore, “senza la presenza della Chiesa cattolica italiana, che lì fa opera umanitaria più che evangelizzare, molti di loro sarebbero stati sterminati”.

Se questo è il quadro, si può fare qualcosa? “Intanto possiamo seguire Survival International che ha sede in Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti, possiamo consumare prodotti equo-solidali e soprattutto non partecipare a un turismo offensivo verso questi luoghi”.

Di seguito alcuni link utili

Clicca qui per la Giornata mondiale per l’Amazzonia del 5 settembre

Clicca qui per il programma sul cinema yanomani dell’Isola di Edipo a Venezia

Viaggio sul Fiume Mondo: clicca qui per i reportage con video di Angelo Ferracuti e Giovanni Marrozzini pubblicato da Green&Blue di Repubblica

Clicca qui per l’intervista di Isabella Pratesi del Wwf a Tiscali Cultura per la mostra di Salgado sull’Amazzonia

Clicca qui per la mostra di Sebastião Salgado alla Fabbrica del vapore di Milano

Clicca qui per l’organizzazione per i popoli indigeni Survival International

  

 

 

 

Stefano Milianidi Stefano Miliani   
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