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Cristina Comencini porta al cinema una storia d'amore. "Il treno dei bambini" del Sud e le donne che ricostruirono il paese

Dal romanzo di Viola Ardone: i bambini ospitati dalle famiglie del nord in un'Italia tutta da costruire. Circa 70 mila bambini del Sud Italia provenienti da famiglie povere e in difficoltà vennero accolti e ospitati per qualche mese in Emilia Romagna, Liguria, Toscana e Marche per essere accuditi e cresciuti

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   
Cristina Comencini porta al cinema una storia d'amore. 'Il treno dei bambini' del Sud e le donne...

È una storia di amore, di solidarietà e di riscatto, quella dei treni della felicità: una storia ancora oggi poco conosciuta che grazie a un prezioso lavoro di ricerca e divulgazione sta finalmente venendo alla luce: ottant'anni fa circa 70 mila bambini del Sud Italia provenienti da famiglie povere e in difficoltà vennero accolti e ospitati per qualche mese in Emilia Romagna, Liguria, Toscana e Marche per essere accuditi e cresciuti. Artefice di questo grande miracolo furono le donne del Partito comunista italiano, che grazie a una generosa rete di contatti riuscirono a trovare alloggio per i bimbi e regalare loro cibo, vestiti e accoglienza, mentre Napoli e altre città meridionali faticavano a riprendersi da miseria e distruzione.

La vicenda dei “treni della felicità”, come sono stati ribattezzati i vagoni che partivano dal Sud carichi di bambini tra 4 e 6 anni, si trova negli archivi è stata raccontata negli ultimi anni in alcune pubblicazioni tra cui i saggi “C'ero anch'io su quel treno, la vera storia dei bambini che univano l'Italia” di Giovanni Rinaldi pubblicato 3 anni fa da Solferino, “I treni dell’accoglienza - Infanzia, povertà e solidarietà nell'Italia del dopoguerra 1945-1948” di Bruno Maida uscito nel 2020 per Einaudi, il documentario “Pasta Nera” di Alessandro Piga del 2011, lo spettacolo teatrale del 2022I treni della felicità” scritto da Alessandra Vannucci e diretto da Laura Sicignano.

Oggi questa incredibile storia dell'Italia più bella è anche un film: a breve vedremo sulla piattaforma Netflix “Il treno dei bambini” diretto da Cristina Comencini e interpretato da Barbara Ronchi, Serena Rossi, Christian Cervone, Francesco Di Leva, Antonia Truppo.

Il film, ispirato al romanzo omonimo di Viola Ardone, racconta il viaggio del piccolo Amerigo Speranza, che lascia a Napoli la mamma per raggiungere insieme ad altri piccoli della sua città una famiglia di sconosciuti a Modena. I bimbi spaventati e soli affrontano con coraggio la decisione dei genitori coinvinti dalle donne comuniste che al Nord troveranno famiglie generose che daranno loro cure e nutrimento. Il piccolo Amerigo, poi, scoprirà l'amore per la musica e per il violino, che riceverà in regalo per il suo primo compleanno dalla famiglia che lo ospita.

I primi treni della felicità partirono nel 1947 e proseguirono per cinque anni: grazie a testimonianze, lettere e documenti d'archivio del Partito Comunista sappiamo oggi che partirono ben 70 mila giovani. Il progetto fu ideato dalla torinese Teresa Noce, fondatrice e dirigente del partito, partigiana e tra le 21 donne elette per l'Assemblea costituente, vissuta tra il 1900 e il 1980, che nella sua vita fu sempre accanto alle donne, madri e lavoratrici; insieme ad altre donne del partito tra cui Angela Viviani, Maria Maddalena Rossi, Angela Minella e Miriam Mafai mise in piedi, grazie a una rete di compagne dal Nord a Sud del Paese, l'idea di coinvolgere famiglie o donne single disposte ad accudirli come fossero figli; il soggiorno durava circa quattro mesi, ma alcuni rimasero anche due anni; non sono pochi quelli che vennero adottati dalle famiglie ospitanti o accuditi a distanza fino alla maggiore età.

Quella dei treni della felicità non è una storia di pietà ma piuttosto di amore in un momento in cui l'Italia era a pezzi: un Paese che venne ricostruito grazie anche alla solidarietà tra le donne, capaci di sfidare la distanza e la paura pur di dare ai più piccoli un futuro di speranza.

Un paese che ha saputo unirsi per il bene comune, rivelando un'anima buona e solidale.

 

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   
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