Scoperta sensazionale dalla Culla dell'Umanità, ecco le sepolture più antiche dell'Africa

Gli studiosi dell'Università di Witwatersrand riportano alla luce due fosse scavate dalla comunità dell'Homo Naledi con i resti di quattro defunti

La fossa individuata nella Camera Dinaledi del sistema di grotte Rising Star (da www.biorxiv.org)
La fossa individuata nella Camera Dinaledi del sistema di grotte Rising Star (da www.biorxiv.org)

Che il sito sudafricano Cradle of Humanking, "culla dell'umanità", fosse di straordinaria importanza per la conoscenza sulle origini della nostra specie già si sapeva da tempo: era il 1947 quando gli studiosi trovarono qui, nella grotta di Sterkhontein, il fossile più antico di Australopithecus africanus, e negli anni successivi le ricerche paleontropologiche e archeologiche hanno continuato a portare alla luce testimonianze legate ai primi ominidi. Fino a oggi però si credeva che le uniche specie capaci di onorare i propri defunti con rituali funebri fossero l'Homo Sapiens, l'antenato dell'uomo moderno, e l'Homo Neanderthalensis. Le ultime novità dal sito sudafricano raccontano invece una realtà ben diversa e sorprendente: anche l'Homo Nadeli, un ominide vissuto qui almeno un milione di anni fa, potrebbe aver seppellito i propri cari molti anni prima delle sepolture più antiche conosciute finora in Africa.

L'Homo Naledi seppelliva i suoi defunti?

 La scoperta è stata anticipata da un articolo pubblicato sul server Biorxiv in attesa della pubblicazione formale su una rivista accademica; il condizionale sulla scoperta è d'obbligo, visto che lo studio dovrà essere ancora validato dalla comunità scientifica. Se le conclusioni fossero interamente confermate ci troveremmo certamente di fronte a una delle scoperte più incredibili sulla nostra storia più antica: anche altri ominidi, oltre ai Sapiens e ai Neanderthalenses, erano capaci di rituali complessi e soprattutto del sentimento della pietà che porta gli esseri viventi a creare rituali dopo la morte.

Il sito Cradle of Humanking, un'area di 47 mila ettari non lontano da Johannesburg, in Sudafrica, è stato dichiarato Patrimonio dell'Unesco nel 1999; con le sue infinite grotte calcaree conserva oggi un contesto geologico ideale per la conservazione di resti fossili. E infatti è qui che dagli anni Quaranta si continua a scavare ininterrottamente, ed è qui che nel novembre 2013 la comunità scientifica ha annunciato la scoperta dell'Homo Naledi: si tratta di un ominide alto circa un metro e mezzo e di 45 chilogrammi di peso, che si muoveva in posizione eretta ma con buone capacità fisiche per arrampicarsi, un cervello più piccolo del nostro, ossa del bacino piuttosto primitive ma piedi e mascella moderni. Non sappiamo con certezza in che periodo sia vissuto ma potrebbe risalire anche a 2,8-2,5 milioni di anni fa.

La risposta nelle grotte Rising Star

La squadra di paleoantropologi guidata da Lee R. Berger della sudafricana University of Witwatersrand ha aggiunto un tassello alle nostre conoscenze dell'Homo Naledi con le sepolture osservate nel sistema di grotte Rising Star: la comunità che abitava questi luoghi ha scavato fosse per seppellire i loro cari, deposti e ricoperti poi di terra. Nella Camera Dinaledi con gli scavi del 2018 è stata trovata una fossa ovale, lunga circa 50 centimetri e larga 25, con un centinaio di ossa e denti quasi tutti riferibili a un individuo solo, probabilmente un adulto: l'uomo sarebbe stato deposto qui dopo la morte in posizione rannicchiata. Gli studiosi hanno osservato anche altre ossa, forse di una sepoltura successiva sopra la prima. Nel 2017 con gli scavi della camera attigua chiamata Hill Antichamber è stata osservata una fossa analoga, di forma più o meno triangolare larga tra 38 e 48 centimentri, con 90 frammenti ossei e 51 denti appartenenti a due defunti, un giovane uomo e un ragazzo. Oltre ai resti scheletrici, nella fossa c'era un manufatto in pietra, forse uno strumento di lavoro, sistemato vicino alla mano di uno dei defunti forse come primitiva forma di corredo funerario. 

Il manifatto trovato nella fossa della Hill Antichamber (da www.biorxiv.org)

In entrambi i casi si tratta di deposizioni primarie, con i corpi deposti sulla terra subito dopo la morte. Nelle due camere sono stati osservati altri frammenti ossei di almeno cinque individui, forse appartenenti ad altre sepolture ancora più antiche.

Difficile attribuire con certezza questi resti a un preciso momento storico: gli autori dello studio credono che le sepolture africane dell'Homo Naledi siano più antiche di almeno 160 mila anni rispetto a quelle dell'Homo Sapiens, ma comunque più recenti rispetto alle fosse dei primi Neanderthal trovate in Spagna e risalenti a 430 mila anni fa. Restano ancora tanti i misteri da indagare: possibile che ominidi meno evoluti del Sapiens avessero costruito rituali funerari e comportamenti sociali così complessi? La risposta potrebbe arrivare ancora una volta dalla Cradle of Humanking e dall'incredibile quantità di fossili che custodisce.