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Stupri Palermo e Caivano, De Giovanni: “Ma quale esercito, serve altro. Le periferie abbandonate dalle istituzioni”

Lo scrittore: "La scuola è il principale presidio istituzionale sul territorio e va potenziata". Servono più istituti, maggiore offerta, un'edilizia scolastica decente, più insegnanti motivati e meglio pagati e il tempo pieno, perché i ragazzi vanno tolti dalla strada”

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La toccante vicenda degli stupri a Caivano e Palermo riporta a galla la necessità di riflessioni profonde sulle periferie italiane, troppo spesso trascurate e ghettizzate. "Sono convinto che quello che sta succedendo sia l'esplosione di un disagio che ha radici culturali e non credo sia un problema di risacche di delinquenza risolvibile con il presidio militare del territorio, che può far bene ma è una cura sintomatica", afferma lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni che, in una intervista a Pippo Orlando per Adnkronos, a proposito degli stupri di Palermo e di Caivano, sostiene che "la causa di questa 'malattia' è una problematica disattenzione: le periferie abbandonate dalle istituzioni - come Caivano a Napoli, lo Zen di Palermo, Librino di Catania, Tor Bella Monaca a Roma, e altre - sono diventate dei veri e propri 'non luoghi'", afferma l'autore de I bastardi di Pizzofalcone citando il celebre antropologo francese Marc Augé.

Non serve a nulla curare i sintomi

Concentrarsi sulla cura dei sintomi, secondo De Giovanni, non porta a molto: "Possiamo chiamare l'esercito, la Folgore, tutte le forze armate e metterle per strada, ma non possono starci in eterno e quando vanno via che succede? Torna tutto come prima. Per curare le cause di questa malattia occorre intervenire sulle scuole, che sono il primo presidio istituzionale sul territorio", osserva lo scrittore, sottolineando che "servono più istituti, una maggiore offerta, un'edilizia scolastica decente e non fatiscente com'è adesso, un maggior numero di insegnanti motivati e meglio pagati e il tempo pieno, perché i ragazzi vanno tolti dalla strada".

Il vero investimento

Per De Giovanni si tratta di "un investimento che certamente ha dei costi, minori però di quelli che paghiamo per affrontare la dilagante delinquenza. L'identità del luogo va trasformata con la presenza istituzionale che equivale a un'identità culturale. Solo così possiamo trasformare i non luoghi, che sono le periferie disagiate, in luoghi con un'identità", conclude.

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