Da rifugio per star maledette ad albergo di lusso, così cambia lo storico Chelsea Hotel di Manhattan

La struttura, costruita nel 1884, è in restauro da anni

C'è racchiuso tutto il sogno americano con le sue infinite contraddizioni dentro lo storico Chelsea Hotel di New York: tra i corridoi dell'albergo, nel cuore di New York, aleggiano ancora le anime tormentate di Sara Bernardt, Bob Dylan, Dylan Thomas, Jack Kerouac, Jimi Endrix, Janis Joplin. Musica, letteratura, arte, moda, cinema e teatro hanno trovato ispirazione dentro le 170 stanze del palazzo al 222 della 23esima strada, a Manhattan, con tutto il loro carico di malinconia, disperazione, angoscia e poesia. Un luogo unico, il Chelsea Hotel, che oggi cancella la sua ingombrante eredità e si trasforma: dopo un decennio di restauri sta per riaprire i battenti al pubblico come hotel di lusso.

La notizia era attesa da tempo: finiti i tempi della gestione Bard (negli anni Settanta Stanley era subentrato al padre David Bard, al Chelsea dal 1939 insieme ai soci Joseph Gross e Julius Krauss), la struttura è passata tra diverse mani fino all'acquisto da parte di una cordata di imprenditori. Niente più lunghi soggiorni per artisti in cerca di ispirazione, le stanze potranno essere abitate fino a un massimo di tre settimane; in attesa dell'inaugurazione, alcune camere sono già disponibili a un prezzo di 300 euro a notte, come scrive Ansa. Un luogo decisamente più in sintonia con una Manhattan sempre meno creativa e bohémien e sempre più frenetica, turistica e globalizzata.

Un hotel e un film

In attesa di conoscere il nuovo volto del Chelsea Hotel potremo ripercorrerne la storia grazie al recentissimo documentario "Dreaming Walls: Inside the Chelsea Hotel" firmato dalle registe belghe Amélie van Elmbt e Maya Duverdier. Il film, in programmazione ora nei principali festival di cinema internazionali, racconta l'eredità dell'albergo sulla 23esima attraverso la voce dei cinquanta inquilini che vi abitano da anni e si rifiutano di lasciare le stanze in vista della nuova apertura. Non è il primo sul tema: nel 1966 Andy Warhol e Paul Morrisey diressero "Chelsea Girl" sulle ragazze della Factory che aggiornavano all'hotel, tra cui la modella Edie Sedgwick e la cantante Nico. 

Da Mark Twain a Madonna

Era il 1883 quando iniziò la costruzione dell'edificio progettato dall'architetto Philip Hubert. La palazzina, dodici piani con facciata in mattoni rossi e balconate in ferro battuto con decorazioni floreali, era destinata ad appartamenti privati, ma nel 1905 venne trasformata in hotel. Dal 1939, con la gestione dei tre soci Joseph Gross, Julius Krauss e David Bard, l'albergo iniziò ad attrarre il mondo degli artisti e degli scrittori, divenendo ben presto punto di riferimento per la cultura newyorkese e per gli artisti più anticonformisti e rivoluzionari: qui passarono gli esponenti della Factory di Andy Wharol, i poeti della Beat Generation, la scena punk e rock. Tra gli intellettuali e scrittori annoveriamo Mark Twain, Arthur C. Clarke, William Burroughs, Gregory Corso, Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Charles Bukowsky; qui si rifugiò, nel 1961, il drammaturgo e scrittore Arthur Miller dopo la separazione da Marylin Monroe; Dylan Thomas, che secondo alcuni qui morì a 39 anni dopo aver bevuto ben 18 whisky, ha anche una targa ricordo all'ingresso del palazzo.

Non solo libri e poesia

Tantissimi i musicisti che passarono per il Chelsea, come Leonard Cohen (che firmò anche la canzone “Chelsea Hotel” dedicata a Janis Joplin), e poi Iggy Pop, Patty Smith, Tom Waits, Dee Dee Ramone (che poco prima di morire, nel 2001 pubblicò il romanzo “Chelsea horror hotel”), Alice Coooper, Jimi Hendrix, Anthony Kiedis dei Red hot Chili Peppers, Madonna e gli italiani Krisma. Il Chelsea Hotel diede alloggio a diversi protagonisti celebri del cinema come Stanley Kubrik, Uma Thurman, Ethan Hawke, Vincent Gallo, e molti tra artisti e fotografi, da Henri Cartier-Bresson a Jasper Johns, da Roppert Mapplethorpe (che si dice qui abbia scattato le sue prime fotografie con una polaroid) a Frida Khalo a Christo, che rubò una maniglia per farne un'installazione nella galleria Gagosian.

Il Chelsea nero

Non solo arte e creatività, tra le camere dell'albergo: il 12 ottobre 1978 Sid Vicious, nome d'arte di John Simon Ritchie, bassista e cantante della band Sex Pistols, si svegliò nella stanza 100 e trovò la sua compagna Nancy Spungen, vent'anni, riversa sul pavimento del bagno senza vita, uccisa da una coltellata all'addome. Era ancora stordito da farmaci e droghe e non ricordava cosa fosse successo appena poche ore prima. Fu subito accusato di omicidio ma morì pochi mesi dopo per overdose di eroina, e in assenza di un processo non fu mai chiarito cosa accadde quella notte. Con il restauro il Chelsea Hotel cancella la sua aura maledetta e si trasforma in alloggio tranquillo per viaggiatori in cerca di relax.