L’Egitto rivuole la Stele di Rosetta: una petizione con migliaia di firme. La risposta del British Museum

Il movimento per riportare a casa la stele è partito nel 2003, ma l’argomento è riemerso dopo la petizione di Monica Hanna, dell’Accademia per la scienza. La storia del prezioso reperto che consentì a Champollion di decifrare i geroglifici

di I. D.

La stele di Rosetta è uno dei reperti archeologici più famosi del mondo in assoluto. Grazie ad essa - e al lavoro di Jean Francois Champollion che ne tradusse la scritta in geroglifico (la stele è scritta in tre lingue: geroglifico, demotico e greco antico) - noi siamo in grado oggi di leggere le iscrizioni dell’antica civiltà egizia e abbiamo potuto conoscere la storia della Terra dei faraoni. Da lì è nata l'egittologia. Questa preziosissima stele è in possesso dal 1802 del British Museum di Londra.

Adesso gli egiziani ne chiedono la restituzione e lanciano innumerevoli iniziative per averla indietro. Il movimento per riportare a casa la stele di Rosetta è partito in realtà nel 2003, ma l’argomento è riemerso dopo la petizione on line promossa da Monica Hanna, dell’Accademia araba per la scienza e la tecnologia. Alla base della richiesta degli egiziani la convinzione che il sequestro della lastra sia stato “un atto di saccheggio di un bottino di guerra”. Migliaia di firme sono state raccolte in poco tempo, a sostegno di una tesi che già era stata alla base di un’altra fortunata petizione lanciata dal noto archeologo ed ex ministro delle Antichità Zahi Hawass che raccolse più di 100mila firme.

La petizione punta più che altro a spiegare agli egiziani cosa è stato loro sottratto, ha detto Monica Hanna, preside ad interim del College of Archaeology della città egiziana di Assuan.

Champollion (Ansa)

La storia della stele

La storia del ritrovamento della stele di Rosetta è legata a doppio filo a quella di Napoleone Bonaparte e alla sua Campagna d’Egitto.  Durante quello storico periodo, che vide i francesi contrapposti ai britannici per il predominio nel Mediterraneo, la stele, risalente al 196 a.c., fu portata alla luce da un ufficiale francese. Era il 15 luglio 1799. Dopo la sconfitta dei francesi, gli inglesi la requisirono come bottino di guerra e divenne così proprietà britannica, secondo i termini del Trattato di Alessandria del 1801, insieme ad altre antichità trovate dai francesi. L'iconico reperto, come detto, si trova al British Museum dal 1802.

La risposta del British Museum

La richiesta proveniente dall’Egitto, ovviamente, non sembra trovare d’accordo il British Museum che, per altro, oppone una propria versione dei fatti. Ci sarebbe infatti una firma nel trattato del 1801 che renderebbe regolare il trasferimento della stele in Inghilterra. Si tratterebbe della firma di un ammiraglio ottomano che combatteva con gli inglesi. Inoltre – fanno notare i responsabili del museo londinese – il governo egiziano non ha fatto nessuna richiesta ufficiale di restituzione.

La stele di Rosetta è legata alla decifrazione dei geroglifici (Ansa)

Va detto comunque che la Stele di Rosetta è solo una delle centinaia di migliaia di reperti egizi approdati al museo di Londra. E lo stesso è avvenuto in molti importanti musei del mondo con reperti provvenienti dall'estero. Sono tuttavia numerosi, specie negli ultimi tempi, i complessi museali che hanno restituito preziosi reperti ai Paesi da cui provenivano.

Gli ultimi esempi

Il Metropolitan Museum di New York, per esempio,  ha restituito di recente sedici reperti all'Egitto. Una indagine aveva dimostrato come i reperti fossero stati esportati illegalmente. E proprio poco tempo fa l'Horniman Museum di Londra avrebbe restituito al governo nigeriano più di 72 oggetti saccheggiati nel 1897. E proprio quest'anno da New York sarebberoi rientrate in Italia 142 opere antiche trafugate.

Per quanto riguarda la richiesta di restituzione della stele di Rosetta comunque, la promotrice della petizione, la scienziata Hanna, fa notare come sia diritto fondamentale degli egiziani poter fruire della propria storia.

Già in passato gli archeologi egiziani avevano chiesto che la preziosa stele tornasse a casa, e sostenuti dall’opinione pubblica sperano ora che la loro causa sia aiutata dalle molte decisioni di musei occidentali di restituire ai Paesi di appartenenza i reperti portati via durante il dominio coloniale.