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Emily in Paris, ingredienti e stereotipi per un successo

La serie Netflix conquista il pubblico ma solleva polemiche

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   
Emily in Paris, ingredienti e stereotipi per un successo

Ha conquistato il pubblico e allo stesso tempo ha collezionato critiche al vetriolo: Emily in Paris, alla sua seconda stagione, è tra le serie più viste sulla piattaforma Netflix.

Una trama accattivante

Emily è una giovane donna esperta di social marketing che si trasferisce da Chicago a Parigi per conto della multinazionale per cui lavora. Qui deve confrontarsi con un modo di pensare molto diverso dal suo, affrontare la rottura della sua relazione a distanza, conquistare i colleghi francesi e trovare nuove amicizie e affetti. La semplicità della trama ha richiamato l’attenzione del pubblico, attratto da una certa voglia di leggerezza, ma ha anche suscitato più di un rimprovero.

Un cocktail di ingredienti colorati

La serie, che ovviamente sfrutta tutti i magici scenari che Parigi può offrire, è ben studiata per regalare al pubblico immagini fresche, dipinte a tinte vivaci, con musica trendy e un’attenzione maniacale per vestiti e accessori. Grandi marchi, luci sfavillanti, lusso reso semplice agli occhi dello spettatore accompagnano la narrazione con un ritmo accelerato. Non a caso compare la scritta che avvisa dell’inserimento di prodotti commerciali e sempre non per caso la serie viene definita da Netflix stessa come camp. Il termine camp, indagato fin dagli anni ’60 dalla giornalista Susan Sontag, riassume in sé la popolarità di certi gusti di massa ed eleva il kitsch consapevole a forma d’arte. Camp indica anche una teatralità dei gesti, un’enfasi eccessiva nelle azioni e nel linguaggio oltre che nel senso estetico. Nella stringa descrittiva, Netflix, impietosa, indica Emily in Paris anche “come soap”.

Gli stereotipi che fanno presa

In questa caleidoscopica visione però non tutti hanno visto allegria e verve ma anche una buona dose di luoghi comuni che hanno fatto storcere più di un naso. Ma andiamo con ordine: Emily è un’americana con un senso estetico eccentrico nel vestire, nonostante incarni il prototipo della brava ragazza. I suoi gusti in fatto alimentare sono discutibili dato che ama, da cittadina USA, il cibo spazzatura e ne va fiera. I suoi colleghi francesi sono ovviamente abbastanza snob e la direttrice di sede, Sylvie, la tiene a distanza e non manca mai di freddarla con battute acide. Le sue amiche sono rispettivamente una parigina doc proprietaria di un brand di champagne e di una tenuta munita di chateau (in Francia, ma tu guarda) e una ricchissima ereditiera cinese che ha rinunciato apparentemente a tutto per inseguire il suo sogno di cantare, dato che in Cina, il fatto di aver partecipato a un programma musicale che la ha resa famosa, è stato giudicato come un’onta dalla famiglia che la voleva imprenditrice. Tra i clienti di Emily anche due stilisti rivali tra di loro, ovviamente gay ed eccessivi. Il suo amico inglese ama la birra e il football più di ogni altra cosa, il cuoco francese di cui si innamora è naturalmente un seduttore. Ma veniamo alle cose serie.

Il biasimo del ministro ucraino

Il ministro della Cultura e dell’Informazione ucraino Oleksandr Tkachenko ha pubblicamente espresso il suo disappunto nell’aver constatato che nella serie un personaggio secondario ma che ha comunque buona visibilità è Petra, la compagna del corso di francese di Emily, ucraina. La ragazza è descritta come una persona priva di buon gusto e addirittura dedita al taccheggio sistematico nei negozi. Nell’episodio in cui compare le ragazze vanno a fare shopping insieme dopo la lezione, Petra ruba abiti e accessori e Emily, da brava ragazza, torna al negozio per restituire gli articoli sottratti. In riposta alle polemiche che hanno infiammato i social, l’autore, Darren Star, papà di altre serie di successo tra cui Beverly Hills e Sex and The City ha replicato dicendo di essersi basato sulle sue personali esperienze e che lo scopo ultimo di questo lavoro è far innamorare tutti di Parigi, come è successo a lui.

Staremo a vedere se nella prossima stagione vedremo magari qualche colpo di scena inaspettato come un italiano che sa fare la pizza.

 

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   

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