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Scheletri e manufatti di 9mila anni fa: un ritrovamento archeologico in Brasile riscrive la storia dell’uomo

Potrebbe essere solo la punta dell'iceberg. Il responsabile scavi: "In 4 anni di lavori è stata appena scalfita la superficie del sito”. Ciò lascia intendere che sottoterra ci potrebbe essere ben altro ancora da recuperare

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Le nuove scoperte archeologiche si susseguono e spesso costringono la scienza ufficiale a rivedere la cronologia dell’evoluzione della specie umana. L’ultimo ritrovamento che obbliga a ritarare l’orologio della storia è avvenuto in Brasile.
 
A Sao Luis, infatti, gli archeologi hanno portato alla luce ben 43 scheletri umani e centinaia di migliaia di reperti durante gli scavi effettuati. Un ritrovamento che getta chiarezza su come e quando l’uomo sia giunto nelle Americhe. L’insediamento è più antico di circa tremila anni di quello più antico finora individuato nella regione. La cosa consente di dire che tali persone si stabilirono in quella zona brasiliana almeno 1400 anni prima di quanto si pensasse finora.
 
Altre sorprese inoltre potrebbero giungere dagli esami isotopici dei manufatti, visto che al momento sono stati datati solo in base alla profondità di rinvenimento.
 
La scoperta comunque è di estrema importanza. Wellington Lage, responsabile degli scavi ha detto che potrebbe riscrivere la storia degli insediamenti umani in Brasile.

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Il sito è stato scoperto casualmente, quando gli operai di una impresa edile hanno denunciato la presenza di ossa umane e frammenti di ceramica.
  
Le ricerche sul sito hanno consentito a Lage di appurare che alcune ossa furono recuperate già negli anni ’70 e che nel 1991 fu rinvenuta una mascella umana.
 
Approfondendo gli scavi sul campo il team di studiosi ha portato alla luce anche una molteplicità di strumenti di pietra, frammenti di ceramica, conchiglie decorate e ossa.
 
Così alla fine i ricercatori si sono trovati davanti a 43 scheletri umani e più di 100.000 manufatti. L’Istituto brasiliano per il patrimonio storico e artistico nazionale (IPHAN), ha definito la scoperta grandiosa.
 
Eppure potrebbe essere solo la punta di un iceberg. Lage sostiene che in 4 anni di scavi è stata “appena scalfita la superficie del sito”. Ciò lascia intendere che sottoterra ci potrebbe essere ben altro ancora da recuperare. In ogni caso la squadra di esperti sta provvedendo alla catalogazione dei manufatti emersi.
 
In quel lembo di Brasile di sei ettari, noto come la Fattoria di Rosane, gli archeologi ritengono di aver individuato in tutto quattro distinte epoche di insediamento.
 
Lo strato archeologico superiore del sito conteneva manufatti Tupinamba, appartenenti cioè a uno dei vari gruppi etnici Tupi che vivevano nell'attuale Paese Sudamericano prima di essere conquistato dai coloni portoghesi (inizio del XVII secolo).

Sotto quello strato sono stati poi portati alla luce manufatti amazzonici, e quindi un tumulo di sambaqui, costituito da ossa, conchiglie e scarti ceramici. Sotto questo tumulo, a circa due metri di profondità, sono state poi rinvenute ceramiche risalenti a "8.000-9.000 anni fa".
 
Proprio questi reperti consentono di parlare di testimonianze che sono di secoli più antiche del precedente tumulo considerato il più antico della regione, perché risalente a 6.600 anni fa.
 
Per questo gli studiosi parlano di un ritrovamento che costringe a cambiare la storia non solo del luogo ma di tutto il Brasile.
 
L'archeologo Arkley Bandeira dell'Università Federale di Maranhao, sostiene che il sito potrebbe fornire nuove preziose informazioni sulla cultura e la storia degli antichi popoli sudamericani scomparsi.

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