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Premio Solinas, un arcipelago di storie: intervista alla "capitana" Annamaria Granatello

Ne abbiamo parlato con l'artefice principale delle giornate/festival che si costruiscono durante un anno che hanno culmine nell’Isola. Un luogo dove si scontrano i titanici cambiamenti. Dove hanno rilevanza non solo le storie ma anche le persone e il loro diritto a vivere dignitosamente del loro lavoro

di Fabio Marceddu   

L'arcipelago delle storie e come tutti gli arcipelaghi ci sono le isole maggiori, le isole minori e le isole disabitate o che sono abitate solo in alcuni periodi.

L'isola della Maddalena accoglie con le sue meraviglie e il suo carico di storia il Premio Solinas, giunto alla trentottesima edizione, che conclusosi la settimana scorsa sembra rinnovarsi ogni anno, verso una maturità che ha in sé lo spirito adolescenziale e la lungimiranza di chi si avvia a superare altri anta.

Il mare non è solo mera scenografia è l'elemento dove lo sceneggiatore che dà il nome al Premio condivise con coloro che fecero l'impresa: quando il cinema italiano era un faro che illuminava il mondo intero.

Così con un pizzico di nostalgia ma con uno sguardo verso l'infinito, l'indomita condottiera è ripartita da circa dieci anni nel luogo che dette i Natali a questo premio, luogo dove si scontrano i titanici cambiamenti, dove ogni anno gli autori si confrontano con i produttori, dove gli sceneggiatori sono giurati e al contempo propositivi di nuove prospettive che riportino al centro non solo le storie ma anche le persone e il loro diritto a vivere dignitosamente del loro lavoro e della loro autorialità.

Il premio Solinas è tutto questo ma anche molto altro. Ne abbiamo parlato con la sua CAPITANA, Annamaria Granatello, artefice delle giornate/festival che si costruiscono durante un anno che ha il suo culmine qui nell’Isola.

Che impatto ha avuto il ritorno del Premio Solinas a la Maddalena?
"Il ritorno ha avuto un impatto straordinario si è ricreato quel clima di magia che ha originato il tutto, quel clima che vedeva nell’Isola il luogo della cre-azione possibile e necessaria capitanata dal grande sceneggiatore che scelse le sue origini come luogo di elezione e condivisione della sua arte. Il Solinas ha ritrovato la sua vocazione primaria tornando a casa sua, un luogo dalle mille sfaccettature, di per sé cosmopolita anche per la sua stessa storia insita nell'evoluzione dell’Isola, che anche per ragioni non legate al premio è stata una fucina di incontri di anime proveniente da tutta la Penisola e non solo".

In che modo le piattaforme intervengono nel processo creativo della scrittura?
"Noi ci occupiamo di “Storie” e lo storie sono la centralità del Premio Solinas. Un premio che è attivo tutto l'anno nelle sue molteplici declinazioni, fra cui segnalo “La Bottega della sceneggiatura” luogo maieutico dove i “giovani” sono messi a bottega, una sorta di apprendistato della sceneggiatura, dove i saperi si trasfondono, i maestri seguono gli allievi nel loro percorso creativo, indicando loro la strada in totale libertà. Lo scopo della bottega, che sfocerà in Storie che potranno essere raccontate nel mondo dell'audiovisivo, è riportare alla luce quella luce che già esiste".

In questi anni il tema dell'ecosostenibile è diventato da collaterale a centrale, perché tanto interesse come non mai quest'anno?
"Questo è un tema universale del momento, siamo un arcipelago che è un Parco protetto con decreto Presidenziale dal 1994, un Paradiso che va protetto e mentre lo proteggiamo impariamo e diventiamo un modello mutuabile; sono temi che si sono via via affermati e mentre si affermano per la necessità insita si conquistano spazi, come il laboratorio CIAK si pianta, che ci ha visto promotori insieme al Comune dell’Isola di una iniziativa con le scuole elementari di creazione di un orto in occasione di queste giornate: giornate dove la formazione anche ecosostenibile diventa momento necessario e collaterale del percorso formativo creativo".

Come riesce il Premio Solinas a far sopravvivere le regole della sceneggiatura anonima?
"L'Anonimato delle opere è elemento imprescindibile e c'è dietro un lavoro certosino di cui io sono la garante che permette che le regole appena citate vengono rispettate. La giuria è composta da un numero considerevole di giurati che non si conoscono tra loro spesso e che naturalmente ricevono le opere senza sapere di chi siano, se qualcosa non va in quella direzione viene comunicato subito alla sottoscritta che interviene per correggere in itinere e magari assegnare ad altri le opere da valutare".

Chi sono gli alleati del Premio Solinas?
"I giurati sono gli alleati del Premio Solinas. Valido alleato che ha riportato il Premio con me nell'Isola è stato sicuramente la FSFC alla guida di Nevina Satta".

Esiste una costola Premio Solinas Spagna, potrebbero nascere altre collaborazioni con altri Paesi bilaterali?
"Questo di fatto è accaduto già con le piattaforme, al di là dell'importante Premio Solinas Spagna, che è una realtà consolidata che va affermandosi ogni anno di più, le storie del Solinas sono già presenti in tante altre nazioni grazie alle piattaforme".

Le storie hanno il potere di unire e di andare oltre le barriere?
"Noi diamo voce a tutti, sentiamo la necessità di superare una cultura bianco centrica, di andare oltre le definizioni LGQBT etc, di dare voce ai margini, agli ultimi fra gli ultimi che non riescono a raccontare le loro STORIE. Quest'anno sono arrivate quasi cinquecento proposte; ogni partecipante viene rispettato ascoltato accolto e mai giudicato, c'è una delicatezza anche nella non scelta che deriva dal rispetto delle Storie, dove ognuno “ci mette anima e core”.

n.d.a

Il cinema è una arte squisitamente apolitica ma si fa politica nel suo raccontare quel che non si vorrebbe, quel che si deve, quel che prepotentemente reclama i suoi spazi vitali, le storie necessarie, storie che cambieranno il futuro a partire da questo presente.

Il cinema è una antenna e anche quest'anno le diatribe insite nel poliedrico mondo dell'audiovisivo, in quattro giorni sembrano convivere anche al di là delle contraddizioni, al di là di un mare che ci accoglie tutti, ma che a volte non sempre è culla di vita, ma è tomba di generazioni di uomini che varcano la soglia e non riescono ad andare oltre, così i loro sogni si infrangono come cristalli sugli scogli o affondano negli abissi di un mediterraneo che cela racconti conosciuti che non potranno mai essere raccontati direttamente dai loro protagonisti.

Noi siamo quelli che hanno la fortuna di poter “riportare” quel che accade fra i flutti del mare in tempesta, fra camerieri e cuochi che lavorano alacremente loro malgrado per la nostra felicità e a volte ci avvertono come “raccontatori di storie” al limite del possibile, dove il possibile è lì che si muove fra i tavoli davanti a noi e rivendica anch'esso di essere raccontato in tutta la sua “altra verità”.

Il Solinas è il luogo dove il futuro è presente e il passato appare non come età dell'oro, ma come luogo possibile (per citare indirettamente i “Quattro quartetti” di Thomas Eliot.)

di Fabio Marceddu   
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Daniela Amenta

Sono giornalista. E ho scritto anche tre libri diversissimi tra loro: un giallo...

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1993 - Diploma triennale come attore dell'Accademia d'arte drammatica della...

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