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Antiche piramidi al largo di Cuba: da far riscrivere la storia, fu clamore mondiale. Eppure non se ne parla più

L'impresa dei ricercatori Zelitsky e Weinzweig destò nel 2001 l'interesse della comunità scientifica internazionale. Vennero descritte strutture di forma piramidale incredibilmente allineate. Potrebbero risalire a 50mila anni fa

Ignazio Dessi'di Ignazio Dessi'   

Com'è ormai evidente, sono diffuse in tutto il globo. Di recente ha provocato grande interesse la scoperta di una piramide, definita la più antica del mondo, in Indonesia. Altrettanto stupore ha destato l’individuazione di strutture piramidali sotto le acque di un lago cinese. Ma una delle notizie più eclatanti sotto questo punto di vista è quella, incomprensibilmente dimenticata, delle rovine di un’antichissima città, con strutture piramidali, segnalate nel 2001 al largo delle coste di Cuba.

Il rinvenimento fu opera di una squadra di ricercatori che attraverso sofisticate apparecchiature sondarono l’oceano e scoprirono, al largo della penisola Guanahacabibes nel Pinar del Rio, il sito presumibilmente sommerso da migliaia di anni. La cosa destò l'interesse della comunità scientifica internazionale. Perfino National Geographic si disse ansioso di approfondire le ricerche. Eppure il manto dell'oblio ha finito col coprire gli entusiasmi.

A caccia di relitti

Tutto partì nel 2000 dall’attività di due avventurosi coniugi canadesi: Paulina Zelitsky, ingegnere navale di origine russa, e suo marito Paul Weinzweig, ricercatore della Advanced Digital Communications” (ADC) con sedi in Canada e Cuba. In quel periodo stavano scansionando, col loro vascello Ulises e tramite sofisticate apparecchiature, i fondali a Nord Ovest dell’Isola caraibica alla ricerca di relitti da recuperare.

I due ricercatori individuarono col sonar quello che sembrava un complesso urbano, con strade, piazze ed edifici, e fotografarono in un secondo momento pietre disposte simmetricamente e ben lavorate. Vista l’impressione destata dalla scoperta, si decise infatti di utilizzare un robot molto avanzato: il Remotely Operated Vehicle (ROV), teleguidato e in grado di riprendere immagini e raccogliere campioni di roccia a grandi profondità.

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Strutture piramidali e simmetriche

Le riprese subacque, svolte anche con la collaborazione di esperti cubani, come il geologo ricercatore del Museo di Storia  Naturale di Havana dottor Manuel Iturralde, confermarono la presenza a notevole profondità di blocchi di pietra ben levigata. Gli esperti descrissero alcune delle  strutture come di forma piramidale e in altri casi circolare, incredibilmente allineate.

Dopo aver analizzato i campioni prelevati e le immagini acquisite, Iturralde concluse che quelle strutture, se costruite da qualcuno, dovevano per forza essere state, un tempo, fuori dall’acqua. La datazione attribuita alle misteriose costruzioni fu perciò di migliaia di anni, almeno 6000, si disse in un primo tempo. Di conseguenza l'età di quelle piramidi risulterebbe anteriore di 1500 anni a quella che l’archeologia ufficiale attribuisce alle piramidi egizie.

“Anche se non si può affermare con certezza assoluta qualcosa prima di avere prove certe, è un complesso veramente meraviglioso che ricorda un grande centro urbano”, dichiarò all’agenzia Reuters la Zelitsky che, successivamente, aggiunse: “Alcune strutture al suo interno possono essere lunghe fino a 400 metri e alte fino a 40 metri. Alcune sono sedute una sopra l’altra. Mostrano forme molto distinte e disegni simmetrici di tipo non naturale. Li abbiamo mostrati agli scienziati a Cuba, negli Stati Uniti e altrove, e nessuno ha potuto concludere che siano naturali”.

Dovrebbero avere 50mila anni

Il professor Iturralde, insigne esperto di geologia affermò a sua volta: “Si tratta di strutture estremamente insolite. Se dovessi spiegarlo geologicamente avrei qualche difficoltà“. La cosa più intrigante tuttavia è che lo stesso esperto stimò che ci sarebbero voluti all’incirca 50.000 anni affinché tali strutture sprofondassero così tanto. E 50.000 anni fa (almeno secondo la scienza ufficiale, ndr) “non c’era in nessuna delle culture che conosciamo la capacità architettonica di costruire edifici complessi“, osservò.

Inghiottita dalle acque

Potrebbe trattarsi dei resti di una terra scomparsa tra i flutti? Del resto un’antica leggenda Maya narra che in quella zona esisteva, in un tempo lontano, un’isola poi scomparsa tra le onde. La notizia comunque ebbe ai tempi un clamore mondiale. Si scatenarono ovviamente le congetture più audaci. Si parlò di una città antecedente al diluvio universale, di Atlantide, di alieni e di altre tesi.

Qual è la verità? Fantarcheologia o storia da riscoprire? Strutture edificate dall’uomo o formazioni naturali? Per fare chiarezza sarebbe opportuno, in ogni caso, indagare a fondo.

Fatto sta che, a distanza di 22 anni, quell’incredibile ritrovamento sembra essere stato sepolto nell’oblio. Dimenticato. Condotto lontano dall’interesse degli esperti, del grande pubblico e dei media. Non sarebbe male invece approfondire con criterio scientifico l’esistenza o meno di quella che potrebbe essere effettivamente un’antica città, un arcaico e incredibile insediamento. Quelle rovine potrebbero avere, insomma, una importanza capitale per la comprensione della nostra storia ancestrale. E magari costringere a riscrivere i libri sulla vera origine ed evoluzione della civiltà umana. A patto di voler davvero cercare la verità. 

Ignazio Dessi'di Ignazio Dessi'   

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