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Il direttore della National Gallery Finaldi: "Sarà la nuova casa di vetro dell'arte"

Prima di tutto “riempire gli spazi davanti alla piazza, valorizzare l'entrata e facilitarne l'accesso, razionalizzare spazi e percorsi, ma soprattutto trasformare il museo in un palazzo dove la trasparenza possa cancellare il confine tra vita e arte, tra il cuore pulsante della città e l'interno della galleria

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Come si fa a rendere un museo il luogo dove il pubblico si sente a casa sua? Un’idea la esprime Gabriele Finaldi, direttore di origine italiana della National Gallery: riempire gli spazi davanti alla piazza, valorizzare l'entrata e facilitarne l'accesso, razionalizzare spazi e percorsi, ma soprattutto trasformare il concetto del museo in quello di un palazzo di vetro. Dove la trasparenza possa cancellare quel confine tra vita e arte, tra il cuore pulsante della città e l'interno della galleria. La famosa “Galleria” di Londra è pronta ad aprirsi a questa nuova fase della sua, pur recente ma in costante evoluzione, stagione. Lo fa per il festeggiamento del suo bicentenario, occasione per lanciare la seconda fase del suo grande progetto di trasformazione. 

E a raccontare questa avventura è arrivato a Roma il suo direttore, Gabriele Finaldi, apprezzatissimo storico dell'arte, museologo e curatore d'arte britannico di origine italiana, che sovrintende e si cura della galleria dal 2015. Il tempo, e il maltempo, consumano i musei, i visitatori crescono in modo esponenziale e le esigenze espositive cambiano con le nuove modalità di fruizione delle opere d'arte che il pubblico richiede.

National Gallery Londra (Ansa)

"Organismi vivi" 

"Dobbiamo prenderci cura dei nostri edifici, organismi vivi che raccolgono e custodiscono tante opere d'arte" dice, ospite di Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese di Roma, che lo accoglie insieme all'archeologo Massimo Osanna, direttore generale musei al ministero della Cultura e soprattutto, come ha ricordato l'ospite di casa, "l'uomo che restituito Pompei al mondo". Con loro ci sono pure Edith Gabrielli, direttrice del Vittoriano e Palazzo Venezia e Margherita Guccione, direttrice scientifica del Grande Maxxi: tutti alle prese con importanti progetti di ristrutturazione dei "loro" spazi espositivi.

Spesso sono edifici meravigliosi"

"A volte si dimentica che noi direttori di musei siamo responsabili non solo delle collezioni ma anche degli edifici che le ospitano: spesso sono edifici meravigliosi che hanno anche esigenze complesse per il pubblico grande che li frequenta" premette Finaldi che ripercorre le alterne fasi di trasformazione del museo britannico che accoglie milioni di visitatori ogni anno: 6 prima del Covid, "ma il numero è destinato a crescere". Considerato tra i più importanti al mondo, con una collezione che copre dalla fine del XIII all'inizio del XX secolo, la National Gallery ha una storia relativamente recente: la sua istituzione, nella sede di Pall Mall, data al 1824 e quando fu inaugurato il nuovo museo nella sede di Trafalgar Square "i nostri colleghi francesi quasi ridevano di noi". Da allora però il museo è oggetto di continue trasformazioni e la collezione di opere d'arte si va arricchendo partendo praticamente dal nulla, racconta Finaldi: "La prima grande vera acquisizione furono i Coniugi Arnolfini" ma dopo il capolavoro d'arte fiamminga "venne la collezione Turner, poi Michelangelo e, tra i tantissimi altri, all'inizio del 20/o secolo Velazquez" e poi un continuo crescendo fino a "Rousseau, ultima acquisizione, nel 2023". E rientra tra le donazioni anche l'edificio Sainsbury, l'ala del museo al centro del nuovo progetto di ristrutturazione, firmato dallo studio dell'architetta Annabelle Selldorf, che vede lo spostamento del suo imponente ingresso principale, fatto di colonnati e scale, verso l'ingresso laterale dell'ala che "ne facilita anche l'accesso dalla strada".

Tanti altri lavori

E poi tanti altri lavori: il miglioramento dell'atrio e l'apertura di nuovi spazi al piano terra, una galleria sotterranea per collegare gli uffici del museo, nuovi spazi per accogliere bambini e famiglie, la creazione di un nuovo centro di ricerca e una Members House, la riqualificazione della piazza. E, su tutti, una maggiore luminosità dell'ala Sainsbury, grazie alle nuove pareti di vetro. Che raccontano tanto altro. "Il tema del museo trasparente, che si apre alla città, che vuole far cadere le pareti è una questione del nostro tempo: di chi sono i musei, a chi appartengono?".

"I lavori - assicura Finaldi - stanno procedendo e quelli relativi all'ala Sainsbury saranno terminati nel maggio 2025 a coronamento dell'anno del bicentenario del museo, mentre a fine 2029-2030 sarà ultimata anche la parte finale del progetto di ristrutturazione" ed espansione con il rifacimento di un nuovo edificio acquisito, attualmente un albergo, per unirsi al grande complesso museale.

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