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Dal concertone al Cous Cous Festival fino allo Spotlight di Alghero. Massimo Bonelli è l’uomo dietro alla musica

La salute della musica italiana dalla bocca di uno dei più esperti operatore del settore. Sul suo curriculum tante produzioni importanti che mostrano una mente eclettica e una preparazione rara

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   
Dal concertone al Cous Cous Festival fino allo Spotlight di Alghero. Massimo Bonelli è l’uomo dietro alla musica

Tra i più attivi organizzatori, promotori e curatori della musica in Italia, Massimo Bonelli, classe 1974, ha collezionato una serie impressionante di impegni: dal master alla Sapienza di Roma in Discografia e management alla presenza nelle giurie dei più prestigiosi premi musicali. Sul suo curriculum tante produzioni importanti che mostrano una mente eclettica e una preparazione rara. Dopo l’arresto dovuto all’epidemia di Covid19 il mondo dello spettacolo sta, seppure lentamente, rimettendo in moto la sua macchina complessa. Abbiamo chiesto a Massimo Bonelli, proprio per la sua visione ampia e panoramica di questo mondo, di raccontarci la salute della musica in Italia.

La pandemia ha segnato la musica e la socialità, dobbiamo riprenderci quel mondo?

Più che un mondo da riprenderci, credo ci sia bisogno di un nuovo mondo da costruire, poco alla volta e facendo tesoro anche di ciò che abbiamo vissuto negli ultimi anni.

Il senso del primo maggio è ancora permeato di politica e contestazione?

Il Concertone continuerà ad avere senso e valore solo se resterà fortemente connesso alle istanze e ai linguaggi dell’epoca in cui si svolge. I valori politici e i modelli di contestazione sociale si sono molto evoluti/involuti negli ultimi anni e, con essi, anche il modo in cui continuano ad esprimersi ed esistere all’interno di un contenitore nazional popolare come il Concerto del Primo Maggio.

Cous Cous festival. La musica è uno strumento di aggregazione e annullamento delle differenze?

Longfellow definiva la musica "il linguaggio universale del genere umano" grazie alla sua valenza straordinaria nella trasmissione di messaggi ed emozioni non percettibili attraverso i canali della comunicazione standardizzata. La musica ha un enorme potere aggregante ed è potenzialmente in grado di connettere persone diverse, che parlano lingue diverse, che hanno tradizioni, religioni e culture diverse, ad una medesima emozione universale.

La line up del Cous Cous festival ha cantautorato ma anche musica tradizionale come la taranta. È importante oggi riscoprire queste branche musicali?

Sapere da dove veniamo è fondamentale per orientarci e capire dove vogliamo e dove possiamo realmente andare. La musica popolare di matrice tradizionale è la radice della musica che viene prodotta in ogni epoca e da ogni artista, ed è quindi un patrimonio a disposizione di tutti coloro che amano la musica, ma anche a soprattutto di chi vuole produrne di nuova.

Ad Alghero una proposta più giovane. In Italia si fa abbastanza per la musica dei più giovani?

Di musica per i più giovani, in Italia, negli ultimi anni se ne produce tantissima, alcuni dicono addirittura che in questo momento se ne faccia troppa e in larga parte inutile, superflua e perfino brutta. Io sono convinto che la produzione musicale sia uno specchio abbastanza fedele dell’epoca in cui avviene, sia nel bene che nel male.

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   

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