Michela Murgia la signora delle polemiche: perché non siamo prontə per lo schwa

Può un elemento fonetico dividere e far nascere polemiche? Sì se si tratta dello "schwa" la e rovesciata che oltrepassa i generi e punta all'inclusione di tuttə

di Camilla Soru

Il mondo del web ha scoperto lo “schwa” (o scevà per dirlo all’italiana) la e rovesciata “ə”, elemento fonetico che designa una vocale centrale media. Suono comune a diverse lingue e a tanti dialetti italiani oggi diventa simbolo di inclusione e detonatore di polemiche.

Tutto parte da un articolo di Michela Murgia. Sull’ultimo numero dell’Espresso Murgia dedica un lungo articolo all’ascesa di Giorgia Meloni e al rischio di neo-fascismo in Italia. Nel suo pezzo decide di non usare il maschile sovraesteso e nel tentativo di combattere discriminazioni e differenze di genere opta coraggiosamente per lo schwà

Ma da dove arriva lo schwà?

La linguista Alma Sabatini già trentacinque anni fa nelle sue “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana” cercava soluzioni su come rivolgersi a una pluralità mista. Oggi usiamo il maschile sovraesteso anche davanti ad una platea di 50 donne e un uomo, un unico componente maschile sposta il genere nell’uso della lingua. Sabatini proponeva di scegliere tra un maschile sovraesteso o un femminile sovraesteso in base al genere prevalente.

Se non è necessariamente sessismo usare la lingua italiana così come ci è stato insegnato è sicuramente vero che esistono ambienti dove si ragiona su come superare le questioni di genere, dove si parla di parità e dove le moltitudini sono costituite spesso anche da persone non-binarie e dove, di conseguenza, si sente maggiormente l’urgenza di superare quello che è visto come un limite dell’italiano.

Così mentre chi ha familiarità con il mondo dell’attivismo LGBTQI+ non ha troppa resistenza all’uso dello schwà, l’articolo della Murgia ha scatenato puristə della lingua, quellə del “è cacofonico” e del benaltrismo “le battaglie serie sono altre”

Un esperimento fallito dunque?

L’esperimento ha dimostrato che probabilmente non tuttə sono ancora prontə non tanto per una rivoluzione ma nemmeno per accettare la libera scelta di una scrittrice che decide di non far sentire nessunə esclusə nella lettura di un suo articolo e che si riconferma così la signora incontrastata della polemica.