Il sesso e la morte, il Cialis e la prostata: Sandy Kominsky abbatte i tabù della vecchiaia in televisione

Norman e Sandy sono un vedovo e uno scapolo ai tempi del Cialis, alle prese con l’arte della seduzione in tenera età, quando non addirittura con il sesso in vecchiaia, uno dei tanti tabù che questa serie abbatte apparentemente senza fatica, dando luogo a scene esilaranti, rigenerando ossessioni ataviche.

Il sesso e la morte, il Cialis e la prostata: Sandy Kominsky abbatte i tabù della vecchiaia in televisione
Michael Douglas e Nancy Travis in "Il Metodo Kominsky"

A un mese dalla messa in onda della terza (e ultima) stagione, Il metodo Kominsky vince la sfida di un addio in grande stile confermandosi sino all’ultima scena capace di sorprendere, commuovere, far ridere, abbattere tabù.

Per chi - beato lui - non avesse visto nemmeno puntata: Sandy Kominsky (Michael Douglas) è un attore 75enne che ha soltanto accarezzato, in gioventù, il traguardo del successo. Si è comunque affermato come insegnante di recitazione a Los Angeles.

Alle spalle una mezza dozzina di matrimoni o storie d’amore fallite, una figlia che lavora con lui, un amico fraterno che è anche il suo agente: Norman Newlander (Alan Arkin), con il quale forma una coppia comica irresistibile, capace al tempo stesso di slanci di straordinaria intensità e, a tratti, di profondissima tenerezza sotto l’armatura di un cinismo tutto hollywoodiano.

Una serie che affronta con ironia alcuni temi molto spesso schivati da cinema, letteratura e televisione: la vecchiaia e i suoi annessi e connessi, e cioè la morte e la malattia, la solitudine e i rimpianti, persino il sesso in tardissima età.

Per scrittura e interpretazione, Il metodo Kominsky è probabilmente il prodotto più alto in circolazione, in cui anche il più laterale dei personaggi fissi è capace di stupire, tante sono le sfumature e i sentimenti messi in scena nel corso delle tre stagioni.

Sandy e Norman (Michael Douglas e Alan Arkin)

La morte aleggia costante nelle vite dei personaggi, esorcizzata con un certo distacco ma vissuta sempre con grande potenza: il lutto per la scomparsa della moglie è il motore narrativo del personaggio di Norman, cui Sandy rimane affianco con una devozione che emoziona.

Spesso si ritrovano al bar, il solito bar, a fare l’elenco di chi è morto nella cerchia dei vecchi amici, di chi sta per tirare le cuoia, di quando toccherà a loro. Entrambi affrontano o hanno affrontato la malattia, l’uno con l’appoggio dell’altro, e accettano il corpo a corpo con lo spettro che tormenta i maschi anziani di ogni tempo: la prostata.

Una delle discussioni più ricorrenti è: quante volte ti alzi per andare al bagno durante la notte? Nella prima stagione incontriamo persino Danny De Vito nei panni di un urologo sadico e squinternato.

Ma Norman e Sandy sono pur sempre un vedovo e uno scapolo ai tempi del Cialis, ed eccoli allora alle prese con l’arte della seduzione in tenera età, quando non addirittura con il sesso in vecchiaia, uno dei tanti tabù che questa serie abbatte apparentemente senza fatica, dando luogo a scene esilaranti, rigenerando ossessioni ataviche senza mai scadere nel volgare.

Michael Douglas, in uno degli episodi della seconda stagione, si rende conto che una delle sue studentesse – bella di una bellezza illegale – sta tentando di sedurlo. La guarda negli occhi e pensa tra sé: «Un tempo avrei strisciato sui cocci di vetro per una come lei». Eppure si congeda in tutta fretta: il miraggio di un bagno da raggiungere subito è un’urgenza più impellente, la prostata non perdona.

La terza stagione è permeata di questi stessi temi in una maniera mai ripetitiva, con il lutto che ancora una volta è il filo conduttore del racconto, il vai e vieni dagli ospedali, dalle camere mortuarie. Come dire che non c’è niente di male a diventare vecchi ma è questo quel che ci tocca quando si gira l’ultima curva.

Capita di piangere più che in passato in questa stagione degli addii, ma anche di sorprendersi grazie a un finale pieno di speranza, di meraviglia. C’è come un’idea di futuro nella vita di Sandy Kominsky, un ultimo regalo da un vecchio amico che non c’è più, un sogno da realizzare alla soglia degli ottant’anni, il brivido di un nuovo inizio, la paura sacrosanta di essere inadeguato, la consapevolezza che vale ancora la pena esserci, nonostante tutto.