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Dentro la roccia di milioni di anni un martello: eppure a quell’epoca l’uomo non esisteva ancora. Un vero enigma

Max Hahn e sua moglie Anna trovarono una strana roccia con una sorta di manico di legno. Dalle analisi si scoprì che la roccia che incastonava il martello aveva milioni di anni. Come spiegano questo fatto gli archeologi? Un bel dilemma

Ignazio Dessi'di Ignazio Dessi'   

Ci sono dei ritrovamenti che mettono in seria crisi gli archeologi. Casi in cui gli esperti non riescono a fornire una valida e definitiva spiegazione alla realtà che si trovano di fronte. E’ quanto accaduto, per esempio, a metà degli anni ’30 nella città di London, a Glen Rose, nel Texas.

Ma ecco i fatti. Max Hahn e sua moglie Anna, nel corso di una passeggiata lungo il corso di un fiume, trovarono una strana roccia con una sorta di manico di legno che ne sbucava fuori. Così, attratti dalla singolarità del reperto, decisero di portarselo a casa.

Una decina d’anni più tardi il loro figlio decise di aprire la roccia con uno scalpello e, con grande sorpresa, all’interno di quella specie di geode, videro che c’era… un martello.

Il martello di Glen Rose

Le incredibili risultanze delle analisi

Incuriosita la famiglia contattò degli archeologi affinché lo studiassero. Dalle analisi si scoprì che la roccia che incastonava il martello aveva milioni di anni. Ci si riferiva cioè ad un’era nella quale, secondo l’attuale scienza umana, sul nostro pianeta l’uomo non era ancora comparso. Davvero un  bel dilemma da un punto di vista scientifico, insomma. Come spiegano questo fatto gli archeologi?

Certo, non è matematico che l’età della roccia sia uguale all’età del manufatto che, in qualche modo, potrebbe anche esservi stato inglobato successivamente. Si tratta ovviamente di un'ipotesi da provare. Anche perché ci sono alcuni fatti da considerare che lasciano a bocca aperta.

Alcune analisi preliminari sull’utensile incastonato avrebbero suggerito un’età di centinaia di milioni di anni. L’oggetto sarebbe tanto antico da presentare un manico che in parte si è trasformato in carbone. La testa del martello, inoltre – secondo quanto rilevato dall’autorevole Battelle-Institut di Columbus, Ohio - risulterebbe composta per oltre il 96 per cento di ferro, per il 2,6% di cloro e per lo 0,74 di zolfo.

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Un metallo non esistente in natura

Presenterebbe quindi caratteristiche di purezza che in natura -  attualmente almeno, secondo gli esperti - non si creano. Solo l’utilizzo di una tecnologia molto avanzata potrebbe determinarle. Quella testa metallica non presenta alcuna bolla d’aria e risulta di una qualità che ai nostri giorni difficilmente siamo in grado di ottenere sia pure col ricorso a sofisticati sistemi. Un’altra spiegazione è che quel ferro sia stato prodotto in un periodo in cui le condizioni terrestri erano diverse, con una pressione atmosferica maggiore, una elevata umidità e un’esposizione ai raggi solari differenti che consentivano di avere simili risultati. Condizioni che secondo alcuni scienziati avrebbero indotto, per altro, il gigantismo delle piante e degli animali.

Ma se il martello invece non è antico quanto la roccia, quale processo naturale – in definitiva - può aver portato al suo inglobamento?

A questo proposito si è osservato che i minerali solubili che compongono la pietra calcarea potrebbero aver creato una concrezione intorno all’utensile, inducendo così l’impressione che fosse antico quanto i minerali stessi. Ma si tratta pur sempre di una teoria non provata.

Perché non si sottopone il manico al C14?

C’è inoltre un altro fatto strano. Perché non si elimina la discussione sottoponendo il manico (che è di legno) all’esame del radiocarbonio, C14?

Stranamente pare infatti che non sia mai stato prelevato qualche campione dall’oggetto. Eppure questo procedimento consentirebbe di avere una risposta per lo meno significativa.

Ma che fine ha fatto questo controverso reperto? Il martello si trova nel Museo delle Prove della Creazione (Creation Evidence Museum) a Glen Rose e – a quanto riferiscono i media - i responsabili sarebbero abbastanza restii a farlo sottoporre a  test scientifici.

Il martello di London presenta una testa di circa 15 centimetri con un diametro di 3. Il manico invece appare in parte carbonizzato all’interno, mentre la parte esterna risulta fossilizzata, come se – osservano gli esperti - fosse stata esposta prima ad un forte fuoco e successivamente immersa a lungo nell’acqua.

Arenaria o calcarea, cretaceo od ordoviciano?

Il direttore del museo, Carl  Baugh, dichiarò che il martello era inglobato in una formazione di arenaria databile fra i 140 ed i 65 milioni di anni, risalente quindi al cretaceo. Sull’esatta collocazione della roccia tuttavia si sono susseguite molte diatribe.

Dave Matson, nel 1994, scriveva che quella formazione rocciosa sarebbe ordoviciana, dunque vecchia di 450 milioni di anni, mentre Baugh la riteneva calcarea, ovvero ascrivibile al cretaceo.

Per Matson la concrezione del minerale risulterebbe autentica ma la cristallizzazione attorno al martello sarebbe successiva. Secondo lo studioso la concrezione rocciosa si sarebbe sviluppata in breve tempo.

Ad avviso del geologo Johannes Fiebag però Matson tralasciarebbe di citare il tipo di roccia che ingloba il martello: se calcare, arenaria o scisto silicioso. E a suo avviso non è certo che si tratti di roccia ordoviciana e non di arenaria del cretaceo. E qui viene a galla un aspetto rilevante: perché non si fa l’analisi della roccia e si elimina ogni dubbio? 

In effetti basterebbe un’analisi simile per appurarlo. Per avere maggiori informazioni scientifiche sul famoso ed enigmatico martello. Senza contare la possibilità di effettuare i test sul legno del manico dell'utensile.

Sembra invece che si abbia quasi paura di scoprire la verità.

Ignazio Dessi'di Ignazio Dessi'   

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