Migliaia di ossa accatastate e inspiegabili crani allungati: i misteri dell’ipogeo di Hal Saflieni

Alcuni luoghi nel mondo hanno un fascino arcano e lasciano tante domande senza risposta. Uno di questi è Malta con i suoi antichissimi siti archeologici. In particolare l’ipogeo dell’isola, trovato stracolmo di resti di ossa e teschi. Addirittura alcuni di questi teschi, si dice, non sarebbero umani

L'ipogeo di Hal Saflieni e uno degli enigmatici teschi allungati (Ansa)
L'ipogeo di Hal Saflieni e uno degli enigmatici teschi allungati (Ansa)
di Ignazio Dessì

Ci sono ancora luoghi al mondo che serbano inquietanti segreti ponendo domande scomode. Uno di questi è certamente Malta con i suoi antichissimi siti archeologici. In particolare uno – tra gli altri – appare circondato da un’aura di mistero: l’ipogeo di Hal Saflieni.

Questa struttura preistorica sotterranea tutelata dall’Unesco e situata a Paola (Raħal Ġdid) nel Sud dell’isola, viene fatta risalire dagli studiosi a prima del 4mila avanti Cristo. Scavata nella roccia, scende nelle profondità della terra dipanandosi su tre livelli caratterizzati da camere comunicanti e corridoi. La sua destinazione? Difficile dirlo. Ancora  si discute infatti se si tratti di un tempio o di un luogo di sepoltura.

Scoperto casualmente nel 1902 da alcuni operai  intenti a realizzare una cisterna, l'ipogeo fu sottoposto a scavi per parecchi anni dagli archeologi, e solo nel 1908 fu aperto al pubblico.

Molte le tesi e le supposizioni su questo luogo affascinante ed enigmatico. La maggioranza degli studiosi ritiene che a realizzare la struttura siano state le stesse popolazioni che costruirono i templi di Gigantija e Hagar Qim. Le pareti mostrano dipinti in ocra rossa, con raffigurazioni di spirali, dischi, figure di animali e impronte di mani. Una delle quali – si sussurra – presentava sei dita. Si racconta inoltre che un tempo compariva anche l’immagine di un bisonte di una specie estintasi nell’ultima era glaciale, ma il disegno pare sia stato parzialmente rimosso per chissà quale malaugurata ragione.

Hal Saflieni

Colpisce la conformazione del luogo. La costruzione sotterranea si dipana in un groviglio di locali, gallerie, scale e pozzi: trentatré le grandi stanze tra le quali spiccano quella dell’Oracolo, quella Decorata e il Sancta Sanctorum. Un lavoro colossale per l’epoca, considerando che sarebbero state rimosse duemila tonnellate di pietra.

Ma non basta. Parecchio altro accresce il fascino arcaico e misterioso del sito. Quando l’erudito e medico maltese Caruana ispezionò il luogo (fu uno dei primi a farlo), lo descrisse stracolmo di ossa e teschi umani, accumulati alla rinfusa gli uni sugli altri. Come se quei resti fossero stati disposti in quel modo dalla forza di un grande cataclisma. Gli scavi iniziarono ufficialmente nel 1903 e furono smosse tonnellate di terra scura e umida mista a frammenti di ossa, vasellame e altri piccoli oggetti di epoca imprecisata.

E qui arriva il primo fatto incomprensibile che non ha mancato di far discutere: mentre gli oggetti furono recuperati e poi esposti, le ossa accumulate sparirono, nonostante rappresentassero reperti dal valore storico inestimabile. Pare poi che Emmanuele Magri -  gesuita del museo della Valletta e direttore degli scavi – fosse stato repentinamente privato dell'incarico e mandato a lavorare all’estero. Morì in Tunisia qualche tempo dopo, mentre dei suoi appunti non si seppe più nulla.

Successivamente l’opera di recupero del sito fu portata avanti da Themistocles Zammit, che completò gli scavi e parlò anch'egli di una fitta massa di terreno e ossa con migliaia di scheletri umani smembrati e disposti alla rinfusa con altre ossa di animali. Che fine hanno fatto tali materiali? Nulla di queste preziosissime testimonianze pare sia stato conservato.

La curiosità per l’ipogeo di Hal Saflieni e i suoi incredibili reperti è tuttavia sempre viva. Quel luogo appare come un mondo ovattato, testimone di un tempo ancora da decifrare, disseminato di punti interrogativi.

Anche la cosiddetta Camera dell’oracolo, dove ogni suono o voce viene propagato in tutto l’ipogeo, aggiunge mistero al mistero. Come del resto la fantastica statuetta della Dea dormiente rapportabile con buona probabilità al culto della Dea madre, o le altre statuette definite obese. In particolare la Dea dormiente sembra volerci tramandare una delle funzioni sacre delle sacerdotesse: quella dell’incubazione, del sogno profetico che appartiene alle cerimonie sacre di moltissime antiche civiltà, compresa la sardo-nuragica.

La Dea dormiente

Gli incredibili teschi allungati

Arriviamo poi a quello che forse è l’argomento più arcano e discusso. Nell’ipogeo furono rinvenuti – si legge nelle cronache sull’argomento - undici teschi, ridotti successivamente a 6 soltanto. Cosa c’è di strano? Molti di quei teschi erano allungati e presentavano, stando a versioni accreditate, caratteristiche dolicocefaliche naturali, ovvero senza sutura sagittale. La questione non è di poco conto, perché una simile particolarità viene considerata “impossibile” a livello medico-scientifico, in quanto nella storia dell’anatomia umana non si conoscono precedenti. Tale caratteristica proverebbe che i crani in questione non sarebbero frutto di una deformazione attraverso stretti bendaggi e tavolette come in altri casi constatati in varie parti del mondo, bensì naturali e quindi appartenenti a una specie sconosciuta. Tanto da indurre taluni a parlare di alieni o di una casta di sacerdoti iniziati a un culto sconosciutoDella questione si sono occupati in tanti, esperti ed appassionati di misteri, storici, archeologi, ricercatori, scrittori e personaggi televisivi, anche italiani, come Roberto Giacobbo e Siusy Blady

Dove sono finiti?

Attualmente tuttavia sembra sia difficile poter ammirare quei misteriosi teschi perché - si apprende da più parti - non si sa bene dove siano finiti. Qualche sito su internet (vedi viaggimalta.it) parla di furto, altri dicono semplicemente che sono spariti dalla circolazione. E questo non fa altro che accrescere l’interesse: dove si trovano attualmente e perché non sono esposti al pubblico in un museo? Perché non sono oggetto di studi ed approfondimenti scientifici?

Interno dell'ipogeo di Hal Saflieni

I misteriosi crani allungati, simili a quelli ritrovati sulle Ande (a Paracas) e in Egitto,  furono fotografati – si legge - dal dottor Anton Mifsud e dal suo collega il dottor Charles Savona Ventura che pubblicarono anche un libro spiegando dettagliatamente le anomalie dei teschi. Parlarono di allungamento, partizioni temporali sviluppate in modo anormale e ossa occipitali abnormi. Da qui la deduzione che a Malta fosse presente un tempo un popolo dal cranio allungato e di altezza media superiore a quella odierna. Cosa che riporta alla mente la scoperta in Egitto, a Saqqara, da parte di Walter B. Emery, di resti di individui predinastici dal cranio dolicocefalo e più voluminoso rispetto a quello dell’etnia locale, con capelli chiari,  corporatura più robusta e – tanto per cambiare - altezza superiore alla media odierna.

L’egittologo riteneva che quel ceppo etnico non fosse originario del Paese del Nilo, ma si trattasse di un gruppo dedito a un ruolo sacerdotale, legato ai ceti aristocratici e lontano dal popolo comune. Ci si riferirebbe, insomma, ai mitici Shemsu Hor, i Seguaci di Horus”, che avrebbero regnato nella Terra del Nilo fino al 3100 a.C. Dopo di che, con Menes, i regni dell’Alto e del Basso Egitto furono unificati e presero a regnare i faraoni comunemente noti. Gli Shemsu Hor erano i semidei citati nel Papiro di Torino e in altre liste faraoniche importanti quali la Lista dei Re di Abido? Gli stessi di cui parlavano le tavolette cuneiformi sumere? Iniziati a un mistero sconosciuto, essi si sarebbero rifatti vivi dopo il 2500 a.C. in Egitto all’epoca di Akhenaton e Ramses II. Le culture mesopotamiche ed egizie parlavano spesso di una razza di uomini sacerdoti identificati con il serpente. Sarà vero? E sarà vero che i resti di Hal Saflieni risalgono a più di 12mila anni fa? Realtà storica occultata o sterili elucubrazioni? Realtà o fantasia? Difficile al momento saperlo.

E’ comunque un peccato che nessuno si sia mai preso la briga di far analizzare con le più recenti metodologie scientifiche i teschi dolicocefali maltesi. Un fatto è certo: reperti simili andrebbero studiati da esperti di più discipline per attestarne le caratteristiche e l’età secondo inoppugnabili criteri e per migliorare, probabilmente, la conoscenza della storia della umanità.