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Perchè Hitler voleva il Santo Graal e la lancia di Longino: da Agarthi ai misteri del Tibet, la caccia esoterica dei nazisti

Gli uomini del Führer seguirono le tracce di preziosi cimeli e località mitiche, dall’Antartide all’Amazzonia, dall’Egitto ai Pirenei e alla Francia. L’obiettivo era sempre quello di acquisire conoscenze occulte e impadronirsi di poteri enormi

Ignazio Dessi'di Ignazio Dessi'   

Che Hitler e molti dei suoi gerarchi avessero un debole per la magia, l’esoterismo, i cimeli sacri e i luoghi mitologici è risaputo. Film e libri sui nazisti che andavano in giro per il mondo alla ricerca di testimonianze di antiche civiltà, di reliquie sante e luoghi mistici trova riscontro anche nella realtà storica. In effetti ci sono parecchie prove del fatto che gli uomini del Führer calcarono le piste della terra e le rotte dei mari alla ricerca di preziosi cimeli e località mitiche: dall’Antartide al deserto del Gobi, dall’Amazzonia all’Egitto, dal Nord Europa ai Pirenei e alla Francia, in particolare in luoghi come Rennes-le-Chateau Montsegur.

L’obiettivo era sempre quello di acquisire - sulle orme di storie e leggende religiose, spirituali o esoteriche - conoscenze speciali od occulte, di carpire i segreti dell’Universo con la speranza di assicurarsi poteri soprannaturali.

Il Sacro Graal e la Lancia di Longino

Si ha così notizia di esponenti del Terzo Reich inviati a caccia del Sacro Graal o della lancia di Longino. Adolf Hitler ed Heinrich Himmler, capo della Gestapo, volevano recuperare infatti quelle reliquie legate a Cristo, convinti che possederle significasse poter contare su incredibili forze occulte.

Alcuni dei leader nazisti pensavano in sostanza che a contatto con oggetti importanti della sua vita si potesse acquisire l’essenza di Cristo. Una cosa per loro auspicabilissima, vista la convinzione che il messia rappresentasse l'emblema dell'uomo ariano.

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Un’altra reliquia bramata dal Führer era la lancia usata dal legionario romano (Longino) per trafiggere il costato di Gesù. Era convinto lo avrebbe reso invincibile. Forse perché inebriato dalla leggenda, antichissima, secondo cui il possessore di quell’arma avrebbe potuto raccogliere nelle mani il destino del mondo senza mai perdere una battaglia. Niente di strano che lo stesso Carlo Magno l’abbia voluta a protezione del suo potere come altri monarchi successivi (gli Asburgo Lorena, per esempio).

Quando la vide in quel museo cadde quasi in trance

Si racconta che Hitler, quand’era giovane e squattrinato, avesse visto la lancia in un museo di Vienna proprio tra gli oggetti del tesoro imperiale degli Asburgo. Un suo amico, Walter Johannes Stein, disse che “lui era convinto di avere un grande destino da compiere, e il possesso della lancia sacra poteva essere lo strumento per realizzarlo”.

Alcuni decenni dopo, annessa l’Austria al Terzo reich - come raccontano le cronache - Hitler si recò subito al museo e rimase a lungo come in trance a contemplare la reliquia. Per scongiurare una storica accusa di furto ai danni dei viennesi, avrebbe poi indotto il borgomastro di Norimberga, città che custodì la mistica reliquia prima di Vienna, a chiederne ufficialmente la restituzione. Così un treno blindato la trasferì in Germania sotto scorta delle SS che la sistemarono nella chiesa di Santa Caterina.

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Il suicidio proprio mentre gli americani prendevano la lancia

Alla fine della guerra gli americani trovarono il reperto in un rifugio antiaereo e lo rispedirono nella capitale austriaca. La leggenda vuole che il dittatore tedesco si sia suicidato proprio nel momento in cui gli alleati mettevano le mani sulla reliquia. Ma la realtà probabilmente è un’altra. Gli studiosi ritengono infatti che il suicidio sia avvenuto alcune settimane prima del ritrovamento. Va detto inoltre – per amor del vero - che è impossibile accertare se la punta di lancia custodita nel museo viennese fosse proprio quella che trafisse Cristo.

In ogni caso Hitler evidentemente ci credeva. Come credeva all’esistenza di altre reliquie dagli enormi poteri.

Per questo avrebbe mandato i suoi sgherri in giro per l’Europa alla ricerca di oggetti leggendari. Oppure li avrebbe sguinzagliati nelle foreste del Sud America per carpire i segreti custoditi da tribù ancora sconosciute o, ancora, incaricati di trovare nei Paesi Nordici le orme dei discendenti di Atlantide e degli iperborei e dunque delle radici del popolo ariano.

La ricerca di Agarthi

Un’altra missione singolare fu quella della ricerca dell’ingresso alla favolosa Agarthi. Ovvero al misterioso regno sotterraneo - che richiama anche il mito di Shambhala del tantra Kalachakra del buddhismo tibetano della cui esistenza in tanti erano sicuri a metà novecento. Si credeva infatti che la terra fosse cava e che celasse un ingresso segreto da qualche parte, probabilmente – si diceva - in Asia o in India. Forse nell’Himalaya, oppure, in alternativa, nei Poli terrestri.

Questa fantastica possibilità catturò molti uomini di cultura, avventurieri ed occultisti, tutti convinti che sotto la crosta terrestre potesse esistere un altro mondo, meraviglioso e ampiamente abitato come quello di superfice.

Basterebbe far riferimento a Jules Verne, celeberrimo scrittore di fantascienza, ma anche all’occultista Alexandre Saint-Yves, all’esploratore Ferdynand Ossendowski e alla nota teosofa Madame Blavatsky, per citarne solo alcuni.

Per i nazisti tuttavia Agarthi poteva essere anche di più: ovvero uno dei rifugi della razza ariana. Ipotesi molto cara a società segrete come la Vril e la Thule (di cui Hitler era un iniziato), molto vicine agli ideali nazisti. La società Thule risultava collegata, per altro, a quella del Drago Verde di origine tibetana.

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Questa vicenda è particolare e richiederebbe un capitolo a parte. Di sicuro i nazisti si attivarono davvero per fare delle ricerche. Famosa fu la spedizione in Tibet capitanata dall’esploratore Ernst Schäfer. Quando gli esponenti di quel gruppo tornarono a casa, nel 1939, portarono a Hitler e Himmler incredibili tesori, comprese le presunte prove di una parentela tra tibetani ed ariani e perfino – si dice – dei monaci i cui corpi sarebbero stati ritrovati, alla fine del conflitto, nell’ultimo rifugio bunker del Führer. Nelle molte casse portate in patria si dice ci fossero misteriosi libri, sementi e materiali rari, reperti particolari e studi sugli himalaiani. Si parlò anche di qualcosa nascosto sotto la città santa di Lhasa capace di dimostrare la presenza ariana in quei luoghi. Ma l’epilogo della seconda guerra mondiale sgretolò i sogni di gloria dei nazisti e bloccò ogni possibilità di approfondimento delle ricerche.

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Agarthi (come Shambhala) resta comunque nell’immaginario collettivo un conturbante luogo del mistero. Una favola meravigliosa, una mitica speranza senza tempo. Una sorta di mondo parallelo dove risiederebbero persone dalle facoltà straordinarie. Quelle che gli abitanti della superficie terrestre avrebbero dimenticato nel corso del tempo. In quelle città sotterranee vi sarebbero custodite incredibili biblioteche contenenti la conoscenza globale dell'umanità compresa la vera storia delle sue origini.

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