Harry Potter è antifascista: i vent'anni, ben portati, della saga del giovane mago

A rivederla o rileggerla da adulti, la straordinaria avventura pensata da J.K.Rowling porta con sé una serie di elementi politici che ne fanno una guida all’antifascismo per piccoli e piccolissimi.

Harry Potter è antifascista: i vent'anni, ben portati, della saga del giovane mago
I protagonisti dell'epopea di Harry Potter nel 2001, ai tempi dell'uscita del primo film

Vent’anni fa prendeva vita al cinema la saga di Harry Potter: era il 16 novembre del 2001 e, per celebrare la ricorrenza, in tutto il mondo torna in sala il primo episodio della serie tratta dai romanzi di J.K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale.

Cosa lascia, dopo due decadi, un fantasy per bambini dal successo commerciale senza precedenti? In primo luogo uno straordinario rito di iniziazione per le nuove generazioni di piccole lettrici e piccoli lettori, una storia piena di meraviglia, un’avventura ricca di colpi scena con molte chiavi di lettura.

Ma a rivederla o rileggerla da adulti, la saga del giovane mago porta con sé anche una serie di elementi politici che ne fanno una guida ai valori dell’antifascismo per piccoli e piccolissimi.

I cattivi di questa storia sono antidemocratici, impongono con la violenza un pensiero unico, fanno un largo uso della propaganda di massa, perseguitano le minoranze su base etnica, annientano le differenze tra individui.

Da una parte la stessa Rowling ha ammesso che il personaggio di Voldermort è ispirato alla figura di Hitler, dall’altra non serve un grande sforzo di fantasia per riscontrare un rimando allo sterminio degli ebrei nella persecuzione dei mezzosangue, ovvero i maghi figli di coppie miste (mago-umano).

Ancora più esplicito il riferimento ai regimi neri nell’iconografia e nella nomenclatura: la cicatrice sulla fronte di Harry, frutto del tentativo di Voldermort di togliergli la vita, ricalca il simbolo del partito fascista britannico; e il fondatore della più spietata casa di Hogwarts prende il nome di Salazar, come il dittatore fascista portoghese (Rowling ha vissuto alcuni anni in Portogallo mentre nasceva l’idea del primo libro).

Ma sono soprattutto i temi a rendere questo libro un formidabile strumento pedagogico. Si alzano barriere, si impongono divieti, si segnano confini. Si conducono battaglie a colpi di fake news e sembra di rivedere non soltanto i vecchi fantasmi, ma persino il clima di terrore alimentato in tempi più recenti dai sovranismi di tutto il mondo.

Harry e i suoi amici non fanno altro che combattere il prima gli italiani di turno, la criminalizzazione degli ultimi, il diniego al riconoscimento dei diritti delle minoranze. Questa saga è un manifesto all’integrazione: i personaggi positivi, chi più chi meno, sono tutti un po’ freaks, disallineati, irregolari, stralunati o ribelli.

Sarà per questo che i recenti tweet di Rowling in odore di omo-transfobia hanno meravigliato - e deluso - quasi tutti. Eppure i suoi maghi ragazzini e i rispettivi maestri sembrano metterci al riparo persino da certi populismi, ci insegnano che il mondo non è tutto bianco o nero, che il male si annida nel bene e viceversa, che alimentare il dubbio è sempre una pratica virtuosa, che non esistono soluzioni facili a problemi complessi.

Dice Albus Silente in uno degli snodi cruciali della storia: «Momenti bui e difficili ci attendono. Presto dovremo affrontare la scelta fra ciò che è giusto e ciò che è facile».