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Galicia e Sardegna, Spagna e Italia: così vicine così lontane, così uguali e così diverse

Sono comunità ataviche, legate e contaminate “da prestiti ed im-prestiti” culturali, che a volte entrano dalla porta principale e escono da quella di sicurezza: che suonano come campanelli di allarme

Fabio Marceddudi Fabio Marceddu   
Nel film Anna presentato a Venezia una donna lotta contro lo strapotere del “Cemento”
Nel film Anna presentato a Venezia una donna lotta contro lo strapotere del “Cemento”

L'Italia e la Spagna sono due Paesi “così vicini e così lontani”, così uguali e così diversi: un sincretismo di varietà storico artistiche linguistiche antropologiche che si declinano nelle venti Regioni del Bel Paese e nelle 17 comunità autonome (e le città di Ceuta e Melilla) della terra dove un tempo come diceva il suo Re imperatore Carlo V non tramontava mai il sole.

Così tradizioni e innovazioni convivono e sono percepite come qualcosa di necessario, altre volte come incombenze che andranno a scardinare equilibri secolari con vie di non ritorno.

Campanelli d'allarme

Sono comunità ataviche, legate e contaminate “da prestiti ed im-prestiti” culturali, che a volte entrano dalla porta principale e escono da quella di sicurezza: che suonano come campanelli di allarme, che in alcuni casi sono precorritori di qualcosa che è imminente e immanente e altre volte hanno il gusto dei prodromi che denunciano l'inesorabile.

La Spagna, che un tempo fu Cenerentola rispetto all'Italia, vive seppur fra mille contraddizioni una rinascita culturale e rivendica il suo ruolo centrale sia a livello europeo che mondiale.

E Noi (in questo caso parlo dell'isola di Sardegna) - che appartenemmo alla Corona de Los Reyes Catolicos e che entrammo come catalani e finimmo in dote dei Castigliani con il matrimonio di Fernando di Aragone e Isabel di Castiglia - siamo impregnati di “Hispanidad” e questo si manifesta sia nel linguaggio, che nelle festività religiose e non solo.

La locandina del Film Anna

Un concentrato di similitudini e di corrispondenze che non smette di stupirci e che a volte si presenta come anticipatore in Spagna di quel che vivremo poi nell'Isola. Oggi mi piace ricordare che forse le radici di quella che era una terra un tempo abitata da popolazioni Celtiche nell'estremo nord della Spagna, la Galicia, ha una radice filologica con l'estremità nordica della nostra Isola, la Gal-lura che deve il suo nome (tra le altre ipotesi) al Fretum Gallicum (antico nome delle Bocche di Bonifacio) che collegava l'Isola alla Corsica (abitata dai Galli). E che quel che è accaduto negli ultimi anni nelle terra di Galicia che non sempre ha incontrato il favore della popolazione sta per accadere nell'isola di Sardegna.

L'attacco

Un attacco sistematico e indiscriminato all'ambiente e al suo Patrimonio artistico e archeologico, con l'installazione (con richieste in ogni luogo e in ogni dove) di Parchi Eolici, non lontani da siti di interesse raro e di una bellezza che rischia di essere sfregiata.

Rodrigo Sorogoyen

La Galicia ha pagato il suo prezzo e il prezzo di queste contraddizioni è stato ben raccontato nell'ultimo lungometraggio “As Bestias” del pluripremiato regista spagnolo Rodrigo Sorogoyen, dove la comunità autoctona gallega si stringe contro lo straniero che rifiuta i facili guadagni legati alla creazione di nuovi parchi eolici, dando un quadro frantumato quanto emblematico dell'argomento, trattato in modo sublime e raro da Sorogoyen.

In Sardegna quest'anno il tema, in maniera differente, è affrontato dall'interno nel film di Marco Amenta, ANNA, recentemente presentato a Venezia alle giornate degli autori, con un nutrito cast di attori sardi, dove una donna lotta da sola contro lo strapotere del “Cemento”.

Sono sintomi di mondi che si infrangono e che cercano di galleggiare fra quello che Pasolini nei suoi “scritti corsari” individuava come la differenza fra “sviluppo” e “progresso” e il nuovo fascismo, che nella Profezia il Vate Pierpaolo intravedeva “nella tv omologatrice … che stava già distruggendo l'Italia”.

Questa visione, per molti romantica e per altri catastrofica, è andata ben oltre le aspettative ed in nome di un progresso che mio padre “Salvatore” definiva pregresso, (seus torrendi a coa, stiamo tornando indietro), si accettano con rassegnazione le nuove sfide che ci vedono spettatori passivi nei nostri territori.

Rodrigo Sorogoyen (Wikipedia)

Pratobello

Noi che abbiamo avuto in tempi non troppo lontani la nostra Pratobello, (nel 1969 gli abitanti di Orgosolo con una rivolta pacifica impedirono la creazione di un Poligono militare nel suo territorio, (e siamo tutti debitori per questo sollevamento che rimane un unicum contemporaneo) sappiamo bene come Popolo quanto possa essere importante la forza della comunità, quella comunità che nell'opera di Lope de Vega Fuente Ovejuna, viene assolta dal Re (il potere costituito) nonostante l'uccisione del tiranno locale che lo rappresentava suo malgrado.

La Galicia è una terra meravigliosa, fatta di persone di grande dignità, con tradizioni e lingua distinte, che ha già conosciuto il nuovo attacco al suo territorio, a partire dal disastro del Prestige che ancora rivendica i suoi responsabili.

La Sardegna vive il suo momento storico peggiore, sospesa fra una crisi endemica, la necessità di nuove risorse energetiche, di “capitali e neocapitalisti” venuti da lontano per installare le loro “pale di progresso” per la produzione di una energia che non verrà distribuita in Sardegna e di cui non godremo. Proprio come accadde in Galicia.

La sensazione è sempre quella del “chi rompe paga e i cocci sono i suoi”, ma non vorremo che ci ritrovassimo nel solito  copione: Chi arriva rompe, non paga quel che c'è da pagare ed i cocci sono i nostri.

Fabio Marceddudi Fabio Marceddu   
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