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British Museum, furti da decenni: ora è davvero troppo. Poi c'è la polemica sui marmi del Partenone

Da vent'anni scomparirebbero preziosi reperti. Gli archeologi greci: "L'istituzione non può più affermare di proteggere i reperti ellenici. Oggetti rubati e perfino messi in vendita su eBay. Nemmeno i celebri marmi del Partenone sono più al sicuro"

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Ora è davvero allarme e la polemica diventa aperta. Lo scandalo dei preziosi reperti rubati al British Museum ha scatenato anche una reazione internazionale riaccendendo la vecchia diatriba tra Londra e Atene sui marmi del Partenone. Mentre infatti non passa giorno in cui i quotidiani del Regno Unito non pubblicano nuove rivelazioni sempre più imbarazzanti per i vertici dell'istituzione culturale riguardanti il numero dei gioielli sottratti dalle collezioni in un'operazione condotta tutta dall'interno e gli avvertimenti ignorati dal museo, dalla Grecia arrivano dichiarazioni al veleno sull'incapacità di custodire un patrimonio di importanza mondiale.

L'accusa degli archeologi greci

L'accusa è stata lanciata su Bbc Radio da Despina Koutsoumba, direttrice dell'Associazione degli archeologi greci, secondo cui l'istituzione non può più affermare di proteggere i reperti ellenici, alla luce di quanto successo con gli oggetti rubati e perfino messi in vendita su eBay, e per estensione nemmeno i celebri marmi del Partenone esposti nelle grandi sale del museo sono più al sicuro. Le opere, di cui Atene chiede da tempo di tornare in possesso, vennero portati a Londra da Lord Elgin - che li ottenne dai dominatori ottomani della Grecia - all'inizio del 1800, e comprendono 15 metope, 56 bassorilievi di marmo e 12 statue (quasi l'intero frontone Ovest del tempio), oltre a una delle sei cariatidi del tempietto dell'Eretteo.

Ma Koutsoumba stavolta ne invoca la restituzione perché - ha argomentato - se restano a Londra saranno a rischio. E ha aggiunto: "Tutti i musei del mondo devono sapere cosa è successo al British Museum in modo da poter intervenire qualora emergano problemi anche rispetto ai nostri protocolli di sicurezza". Non si è fatta attendere la risposta britannica. Il deputato conservatore Tim Loughton, presidente del gruppo di lavoro parlamentare per il British Museum, ha criticato il "palese opportunismo" da parte greca e sottolineato che la scomparsa dei reperti è un fatto grave ma non mette certo in discussione i livelli di sicurezza offerti per i tesori custoditi nelle tante sale dell'istituzione.

Oltre 1500 i reperti sottratti

Questo nuovo capitolo nella diatriba sui marmi, dopo che nei mesi scorsi si era parlato di una possibile restituzione ad Atene subito smentita dal governo conservatore di Rishi Sunak, amplifica ulteriormente il caso degli oltre 1500 reperti sottratti al British Museum che ha portato al licenziamento di un dipendente, Peter John Higgs, 56enne curatore delle collezioni sulla Grecia antica, all'avvio di una indagine da parte di Scotland Yard e di un'inchiesta interna.

Un problema che esiste da almeno 20 anni

E' inoltre emerso sul Times che i furti all'interno dell'istituzione culturale sono iniziati almeno 20 anni fa, molto prima rispetto a quanto si ipotizzava. "Crediamo che abbiano venduto molti degli oggetti per poche centinaia di sterline. Alcuni sono stati semplicemente fusi", ha dichiarato una fonte della polizia. Non solo, il museo era stato avvertito nel febbraio 2021 dal mercante d'arte Ittai Gradel tramite un'e-mail in cui esprimeva le sue preoccupazioni dopo aver individuato parti di gioielli romani finite su eBay. Tuttavia, il vicedirettore Jonathan Williams aveva risposto cinque mesi dopo affermando che era stata condotta "un'indagine approfondita" sulla vasta collezione e insistendo sul fatto che non vi fosse alcun indizio di illeciti. Cresce quindi la pressione sui vertici del British affinchè si faccia completa chiarezza su quanto successo e su come sia stato possibile arrivare a un caso di questa portata. E rischia il direttore Hartwig Fischer: da giorni si parla di sue possibili dimissioni. Il mese scorso, prima che lo scandalo scoppiasse, aveva annunciato di voler lasciare l'incarico l'anno prossimo.

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Sono giornalista. E ho scritto anche tre libri diversissimi tra loro: un giallo...

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