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Manlio Castagna: "Il mio medioevo è luminoso. Lo vediamo come periodo di barbarie ma c’è molto di più"

Il divulgatore sfata il mito dei secoli bui al festival Tuttestorie di Cagliari. Il Medioevo è un periodo di grandi invenzioni, di giochi e di scoperte

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   
Manlio Castagna: 'Il mio medioevo è luminoso. Lo vediamo come periodo di barbarie ma c’è molto di più'

Scrittura, regia, sceneggiatura, sono solo alcune delle competenze che Manlio Castagna, quarantottenne di Salerno, ha condiviso con il mondo. Ex vicedirettore artistico del festival del cinema per ragazzi Giffoni ha diretto cortometraggi pluripremiati, realizzato webseries, videoclip musicali e d’animazione, docufilm e bestseller per ragazzi pubblicati da Mondadori e Piemme.  Di recente è uscito “Il viaggio degli eroi”, suo primo lungometraggio prodotto da Rai Cinema e One More Pictures. Attualmente sta lavorando a un nuovo libro sul quale per ora manteniamo il riserbo. In occasione del Festival Tuttestorie di Cagliari lo abbiamo raggiunto per una breve intervista.

Il medioevo è sempre dipinto a tinte fosche, lo vuoi colorare un po’?

Lo illumino! I tempi bui visti sotto un’altra luce è il sottotitolo del mio intervento. Vediamo il medioevo come periodo di barbarie ma c’è molto di più. È periodo di grandi invenzioni, di giochi e di scoperte.

Al festival Tuttestorie di Cagliari ne parlerai con un intervento il 9 ottobre che si preannuncia molto divertente “Il medioevo dalla A alla zazzera” e lo esporrai in ordine alfabetico. Hai una lettera preferita? Ci concedi un assaggio?

Bella domanda, ce ne sono tante ma tra le mie preferite c’è la O di ossa. I medievali ne facevano un grande utilizzo. Conosci il detto “Del maiale non si butta via niente”? I medievali lo estendevano a tutti gli animali per cui, ad esempio, le mandibole dei cavalli venivano usate come slittini per la neve per i bambini. Mi piace anche la P di palloncino. Le vesciche degli animali venivano utilizzate infatti per realizzare i palloncini. I primi della storia. Addirittura ne ricavavano rudimentali braccioli per nuotare. Insomma, qui siamo in perenne equilibrio tra macabro e divertente ma quel che è chiaro è che il medioevo non è solo papi e battaglie.

In senso più astratto leggere un’epoca definita buia in una chiave diversa ci aiuta ad allenare la mente a liberarci dei pregiudizi?

Nella nostra chiacchierata hai citato l’invenzione degli occhiali che è proprio di questo periodo. Usiamo gli occhiali come metafora della nostra finestra affacciata sul mondo. Gli occhiali all’inizio erano delle lenti un po’ offuscate e la realtà era falsata da questa sfocatura. Così funziona anche la nostra mente. Vedremmo molto meglio se ci rendessimo conto che “i nostri occhiali” possono difettare nella loro visione.

Hai grande attenzione verso il pubblico giovane, sia con la scrittura che come sceneggiatore di webseries, è una scelta di cuore? Ti senti un Caronte traghettatore di giovani anime verso il mondo della cultura?

Mi piace pensare che le cose vengano da sé, non programmo nulla. Mi imbatto in cose interessanti e sento l’esigenza di raccontarle. Non ho un’indole missionaria, amo coinvolgere raccontando storie. Quando succede è come un piccolo miracolo ma la spontaneità è tutto, voler fare le cose a tutti i costi fa perdere senso. La mia è una condivisione non intenzionale.

Il festival Tuttestorie a Cagliari è in effetti un terreno di gioco importante in questo senso. Le nuove generazioni vengono stimolate a leggere, comprendere, scrivere. La cultura per te ci rende liberi?

Di cultura non si parla mai abbastanza. Non è certo uno status per sentirsi migliori degli altri quanto proprio la capacità di conoscere e dunque apprezzare. Bisogna conoscere quanto più possibile il mondo e le persone che ci circondano. Leggere, mangiare cose diverse, la cultura è come una realtà aumentata, ci aiuta a elaborare meglio il mondo. Lo vedo come uno scudo, non un’arma offensiva, proprio uno scudo per difendersi. Chi non ha cultura è più esposto agli urti del mondo.

Horror, sci-fi, fantasy e poi Il viaggio degli eroi. Dopo tanti personaggi d’invenzione abbiamo bisogno di trovare chi ci ispira nella realtà?

Hai proprio ragione. Io tendo sempre a ispirarmi alla realtà anche nei romanzi fantasy utilizzando personaggi che sono comunque esistiti, certo romanzati, ma partendo da una base vera. Non sono mai personaggi frutto completo di fantasia. Nel docufilm “One More Pictures il viaggio degli eroi”, nonostante si parli della nazionale italiana di calcio, vincitrice dei mondiali del 1982, lo stile narrativo è proprio fantasy, ha quel ritmo, ed è basato sullo schema classico dell’avventura di tradizione greca. Se devo narrare e basta, devo dire la verità mi annoio, io ho bisogno di ampliare e ricamare sulla realtà e trovare il mio racconto.

Contributo fotografico di Gaetano del Mauro

 

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   

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