Il fenomeno Barbero: lo storico influencer che fa numeri da capogiro (senza essere sui social) e che oggi è finito nel tritacarne del web

Come si fa a essere tra le personalità più seguite nel web, senza essere iscritto ai social? Come si fa a passare dall'essere venerati all'essere condannati per frasi riportate male sui giornali?

Il fenomeno Barbero: lo storico influencer che fa numeri da capogiro (senza essere sui social) e che oggi è finito nel tritacarne del web

Forse Alessandro Barbero è diventato il fenomeno mediatico che è oggi, quando il 25 aprile del 2020, in piena pandemia, a un'Italia chiusa in casa, costretta da più di un mese a sopportare un terribile lockdown, con un video su You tube ha spiegato con parole spemplici e immediate, al ricco e al povero, al colto e all'ignorante, perché il Giorno della Liberazione è il giorno di tutti e non solo di una parte di italiani.

Quel video, che in basso vi riproponiamo, ha raccontato a un Paese stanco, unito dallo slogan un po' ridicolo e sbilenco "Andra tutto bene", sfinito dal distanziamento sociale, dal terrore di ammalarsi, dai morti (600 al giorno), che cosa è stata la Resistenza, che cosa è stata l'Occupazione straniera, e perché nessuno dovrebbe mai mettere in discussione una riccorrenza così importante. La memoria di un giorno che ha sancito la fine del nazismo sul nostro territorio, la fine del fascismo come regime autoritario, razzista e violento e l'inizio di quel percorso democratico che oggi ci permette di vivere in un Paese libero. 

In quel giorno Alessandro Barbero ha iniziato a piacere moltissimo e a tantissimi. Eppure lo conoscevamo già in tanti per la sua lunghissima collaborazione con Piero Angela. Lo storico di riferimento di Rai 1 abbiamo iniziato davvero ad apprezzarlo quel giorno di aprile di un anno e mezzo fa, quando tutti ci siamo detti: "Ecco, finalmente qualcuno ha espresso con parole chiare quello che abbiamo sempre pensato ma non siamo mai riusciti a spiegare in modo così fluido". E gli abbiamo voluto subito bene. Perché lui le cose difficili le spiega con Gentilezza (la scrivo maiuscola questa parola bellissima a cui Carofiglio ha dedicato recentemente un saggio). Come se finalmente fossero arrivate le lettere dell'alfabeto giuste a salvare la memoria della Resistenza, dopo il danno dei libri di Pansa e l'arrivo della peggiore destra che potessimo anche solo immaginarci. 

I numeri sono diventati quelli di un influencer, un personaggio senza social ma che viene rilanciato dagli altri utenti. Un fenomeno più unico che raro.  Ricordiamo la sua lezione sul carattere degli italiani che ha 551.494 visualizzazioni, Medioevo da non credere 440.092, L’impero ottomano 390.989, Come scoppiano le guerre 281.875 e tantissime altre. Nella foto in apertura, lo vedete mentre in piena pandemia, il 14 maggio, inaugura dalla Mole Antonelliana il Salone del libro di Torino (virtuale) parlando di "Conseguenze inattese. Come l’umanità reagisce alle catastrofi" (già quasi 80 mila views).

Finalmente. Per noi, insofferenti alle classifiche dei trend di Twitter, con in cima programmi tv demenziali, era arrivato l'intellettuale che aveva reso la Storia quancosa di intrigante, vivo, attuale. Una materia utile a capire l'oggi, spiegata come nessun insegnante aveva mai fatto prima. La rivincita dei secchioni? No. Semplicemente la prova che i media di oggi possono divulgare anche sapere intelligente e non soltanto demenziale. Una goduria da milioni di fan. 

Ma viviamo nell'epoca della velocità, del giudizio superficiale, dell'amore e odio bipolare. Così in una settimana Barbero si è fatto nemici a destra e a sinistra. Perché? Perché è un uomo libero, intelligente, ma soprattutto non schiavo dei like. Il suo apprezzamento sui social non gli paga le bollette o lo yacht a Montecarlo. E' arrivato come può andarsene e per lui la vita non cambia. Si chiama libertà. Ha fatto due errori imperdonabili per la massa degli utenti del web, firmare un documento in cui afferma di essere contro il Green pass ed esprimersi in modo coraggioso sulle foibe.

Peccato che sarebbe bastato leggere con più calma ciò che ha detto su entrambi gli argomenti per evitare di portarlo dalle stelle alle stalle.

E' proprio di ieri il commento di Gustavo Zagrebelsky, uno dei più illustri costituzionalisti italiani, sulla scelta di alcuni suoi amici accademici di firmare un documento contro il certificato verde anti Covid: "I trecento professori che hanno firmato la lettera contro il Green pass, tra cui il professore Alessandro Barbero, non rappresentano l'università, ma loro stessi. Come cittadini. Come lo siamo tutti. La gente potrebbe pensare che si tratti di professori esperti di quella materia, invece non è così, per esempio tra loro so esserci una professoressa di musica da camera. Bellissima cosa la musica da camera, ma cosa c'entra con la pandemia?".

Ma mettiamo in chiaro, nero su bianco, che Alessandro Barbero non è un novax e critica lo strumento solo perché lo considera ipocrita. Come scrive bene Luca Bottura su L'Espresso, la rockstar della divulgazione "è un intellettuale colto, profondo e in grado di approcciare il tema da una posizione laterale eppure diretta. Dice, Barbero, che il Green Pass è ipocrita e che avrebbe voluto l’obbligo. E tarare le sue opinioni su quelle di chiunque, ad esempio il sottoscritto, sarebbe sbagliato. A meno che non si sia in malafede. A meno che non si voglia punire Barbero, l’amato Barbero, l’ecumenico (fin lì) Barbero, perché nei giorni precedenti aveva appoggiato, e non poteva essere altrimenti, la posizione del professor Tomaso Montanari sulle foibe: una corretta contestualizzazione storica - prima c’era stato il protettorato di Lubiana, dove i fascisti avevano usato i civili come piattelli - che non negava il dramma cagionato dai comunisti titini ma mirava a restituirgli una prospettiva storica".

Quindi forse dovremmo essere meno schizzofrenici e smetterla di passare dalla venerazione all'antipatia per mezze frasi ripotate male sui quotidiani. 

Dovremmo imparare a essere meno affrettati nei giudizi, quelli buoni e quelli cattivi. 

Soprattutto quando si parla di un uomo che ha reso la conoscienza storica finalmente democratica, fruibile e accessibile a tutti. 

Grazie Alessandro Barbero. 

Il video di quando tutto iniziò: