Catalogo delle donne single. 1218, anche minorenni, schedate come in un album di figurine. Lo scandalo di Lecco

Condannato l'autore dell'e-book che contiene dati rubati a 1.218 donne

Catalogo delle donne single. 1218, anche minorenni, schedate come in un album di figurine. Lo scandalo di Lecco

Un e-book con 1.218 profili di donne single è stato pubblicato e venduto in una quarantina di copie prima che, nel 2017, alcune delle inconsapevoli vittime ne denunciassero l’autore. Le donne erano schedate come in un album di figurine: dati personali, abitudini, gusti e preferenze erano riportati fedelmente nell’e-book dopo essere stati estrapolati da Facebook.

La scoperta

La prima a trovarsi in quel catalogo è stata una donna di Lecco, grazie alla visita su una piattaforma di self publishing "Lulu.com". Qui, tra i vari titoli, ha scorto il Catalogo e lo ha consultato scoprendo di essere schedata.  La voce si diffonde: in quell’elenco ci sono anche minorenni. Una trentina ha deciso di denunciare, otto si sono costituite parte civile. Le loro reazioni alla scoperta sono state di incredulità, paura e tristezza, da qui la volontà di affrontare un processo perché altre donne non debbano mai sentite così svilite.

L’autore e le accuse

Ideatore di questo catalogo è Nicola Antonio Marongelli, cinquantaseienne di Lecco che si è finto avvocato per riuscire a verificare i dati anche negli uffici comunali delle vittime ignare. Al processo ha dichiarato di non sapere che estrapolare dati reperibili su FB per farne un libro fosse un illecito. La Procura della Repubblica però non la pensa come lui. Pesanti le accuse nei suoi confronti: trattamento illecito di dati, diffamazione e sostituzione di persona. Marongelli aveva già quasi pronto un secondo e-book con dati inerenti donne di Monza.

Il processo e la condanna

L’avvocata Marisa Marraffino, esperta di reati informatici, è stata incaricata di assistere le vittime su suggerimento della consigliera di parità della provincia di Lecco Adriana Ventura. Marrafino a un anno dalla denuncia, lamentava lentezze nello svolgimento del processo, iniziato nel 2019, e manifestava timore per una archiviazione che rischiava di beffare per la seconda volte le centinaia di donne coinvolte e trattate come merce in vendita. Nonostante la lunga gestione del processo Nicola Antonio Marongelli è stato condannato in primo grado. La pena prevede un anno e mezzo di reclusione e il pagamento di spese processuali e penale di mille euro per ognuna delle donne che si sono costituite parte civile nel processo contro di lui. “Questa sentenza – dichiara l’avvocata - è destinata a entrare nella storia della giurisprudenza, è la prima del genere in Italia”.

Un impegno per il futuro

I soldi della provvisionale saranno devoluti al telefono donna e alle scuole, per la creazione di corsi sul corretto uso dei social. Investire nell’educazione sembra certamente una necessità a tutela degli stessi ragazzi, che in questo modo cresceranno più informati e rispettosi.

Un software rischioso

Come è stato possibile per Marongelli raccogliere così facilmente di questi dati?

“Dalle indagini sembra che costui si sia servito di Facebook Graph Search, un motore di ricerca sviluppato dal social network e poi silenziosamente disattivato nel 2019, probabilmente quando si resero conto degli abusi che se ne potevano fare – né è convinto Raffaele Angius, giornalista specializzato in crimini informatici. - All’epoca fu una scelta problematica: Graph Search piò evidentemente essere usato da forze dell’ordine o persone senza scrupoli, come in questo caso. Era pero anche uno strumento formidabile al servizio di giornalisti e attivisti per i diritti umani che, in innumerevoli occasioni, vi hanno fatto ricorso per accertare violazioni e ricostruire vicende di pubblico interesse”.