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Cancel culture: moro e nero non va bene, figlio illegittimo sì. Modificare i libretti delle opere liriche? Se il rimedio è peggio del male

Il progetto si chiama Critical Classics, ha un sito internet, ha rivisto l’opera di Mozart e ha già annunciato i prossimi bersagli: Madama Butterfly di Puccini, la Carmen di Bizet, la Passione secondo San Giovanni di Bach. Ma è giusto modificare simili opere d'arte? Dite la vostra

Stefano Milianidi Stefano Miliani   

Il debutto del Flauto magico di Mozart con libretto di Emanuel Schikenader risale al 1791 a Vienna. Che l’opera, anzi il Singspiel, rappresenti uno dei vertici della creatività umana è un parere che chi ama la musica, il teatro, la fiaba, la rappresentazione di passioni, ambiguità, la purezza d’animo e le ombre della nostra specie condividerà senza troppa difficoltà. Però, però … nell’odierna sensibilità occidentale laddove è attenta a non discriminare quel capolavoro conterrebbe più passaggi da discutere. Per esempio: la vicenda di luce e notte è ambientata in un Egitto per quanto immaginario e fitto di simboli massonici. Orbene: non è un’offesa collocare tresche oscure di sacerdoti e regine nella notte in quel paese pur di totale fantasia? Benché sia una fiaba non implica una “appropriazione culturale, esoticismo, un ritratto stereotipato dell’altro”? Perdinci, certo. Allora l’ambientazione sia generica senza neppure nominare l’Egitto né qualsiasi altro luogo al mondo altrimenti saremmo daccapo.

Quanto avete letto non è un capzioso esercizio giornalistico sulla cancel culture. Si riferisce invece a un progetto approntato da esperte ed esperti più che preparati (tra loro l’eccellente direttrice d’orchestra Julia Jones che ha diretto in più teatri di primo piano il Flauto) i quali hanno deciso di riscrivere alcuni passaggi chiave di alcuni libretti di capi d’opera e invitano appassionate e appassionati a dare i loro contributi e suggerimenti in altre opere.

Il discutibile progetto

Il progetto si chiama Critical Classics, ha un sito internet, ha rivisto l’opera di Mozart e ha già annunciato i prossimi bersagli: Madama Butterfly di Puccini, la Carmen di Bizet, la Passione secondo San Giovanni di Bach. Tanto per cominciare. “Questo sito riguarda edizioni non discriminanti di opere, operette e oratori. L’iniziativa Critical Classics pubblica edizioni di quei lavori con libretti avvicinati agli standard moderni secondo esperti in diversità e opera lirica”, riporta il sito stesso.

Il Flauto magico

Torniamo al Flauto. Critical Classics pubblica il libretto con le sue proposte. D’altronde se si vogliono riscrivere i personaggi, la scelta è ampia. Prendiamo Monostatos, un moro: definito ancora negro nell’Enciclopedia Garzanti detta Garzantina nell’edizione del 1983, insidia la bella fanciulla Pamina rapita, è un tipo cattivello. Moro o nero quindi non va bene, non può essere. Cosa proverebbe un pubblico di soli neri? Allora gli esperti lo hanno trasformato in un figlio illegittimo del gran sacerdote Sarastro senza connotazioni etniche.

Video

D’accordo, non è più nero. Però, però … Così hanno compiuto un atto di denigrazione bello e buono verso una categoria precisa, quella dei figli illegittimi del globo: perché? Cos’hanno fatto di male? È ancora un segno del peccato o della vergogna essere nati fuori da un matrimonio? Bistrattare i figli illegittimi è legittimo?

Oppure prendiamo Papagena, colei che diventerà la consorte del buffissimo uccellatore Papageno. Il quale, anima in pena, cerca l’amore di una donna, quasi come una bambina, canta. Etichettare così una donna non è sessismo? Certo che lo è. Per di più il libretto descrive Papagena come una donna vecchia anche se confesserà all’uccellatore di avere 18 anni e due minuti esatti benché sembri un’ottantenne. L’uccellatore, prima ride incredulo, poi rimane esterrefatto quando comprende che la signora in là con gli anni è la sua predestinata. Non sa che è invece una bella ragazza e la sua reazione è tra i momenti più esilaranti della lirica. Però non va bene che lei sia una vecchia: va trasformata in qualcosa d’altro. Non può essere che una donna senza età altrimenti qualunque età o caratteristica le si affibbi diventa denigratoria.

Il flauto magico (Ansa)

Scardinano l'opera

“A prima vista, parrebbe qualche pennellata di fard. In realtà, si tratta di interventi che scardinano l’opera”, ha scritto Alessandro Di Profio sul Venerdì del 21 giugno scorso. Ha ragione. Come la mettiamo con la Butterfly, per dire? Nelle sue arie Puccini riversa l’amore di una donna, lo strazio, l’illusione fino alla disillusione che condurrà la donna al suicidio perché il suo amato, l’americano Pinkerton, prima l’ha sposata secondo il rito giapponese, lei ha fatto un figlio di cui lui è ignaro, è sparito per tre anni negli Stati Uniti, è tornato in Giappone con la moglie americana. Musicalmente in Butterfly il compositore riversa tanta umanità, certo lo strazio tutto femminile, mentre Pinkerton è un superficialone colonialista senza spessore, senza coraggio, un egoista, forse un narcisista.

Come riscrivere il libretto? Qualche suggerimento? Per esempio: Madama Butterfly potrebbe non avere più un’identità legata a una terra (se no si discrimina il Giappone, anche se così saltano le possibili interpretazioni sul colonialismo occidentale). E poi, invece di restare ingabbiata nel ruolo della donna sedotta e abbandonata, invece di fare harakiri, potrebbe prendere a schiaffi e umiliare davanti a tutti quel meschino di Pinkerton, che non potrà essere americano altrimenti si discriminano gli americani. Con un cambio così radicale va a farsi benedire l’aria finale della donna mentre muore con il piccolo figlio “Tu, piccolo iddio”, va a farsi friggere il toccante coro a bocca chiusa del secondo atto, la musica risulterebbe del tutto incongrua.

E vogliamo mettere Carmen? Una gitana che fa impazzire gli uomini, vuole essere libera e finirà ammazzata da José, l’ex ufficiale che prima l’ha avuta e poi lei gli ha liberamente preferito un altro. Un femminicidio in piena regola. Bisogna cambiare canovaccio. Al Maggio musicale fiorentino del 2018 la Carmen uccideva lei, l’uomo che voleva ammazzarla. Diventerà una prassi? Cambiando il testo anche la musica dovrà cambiare.

Va da sé che, in un futuro prossimo toccherà all’Otello di Verdi, al “moro di Cipro” al servizio di Venezia, da tempo interpretato senza offensivi ceroni neri sul viso di tenori bianchi. Come nel dramma di Shakespeare, l’uomo ucciderà Desdemona per poi pentirsi. L’amava davvero? Una storia fin troppe volte ricorrente nelle nostre cronache quotidiane. Si può accettare che lei accetti il suo presunto destino? O non sarà il caso che sia lei a far fuori Otello per legittima difesa quando lui la soffoca? Per coerenza però la musica non potrà essere la stessa, perché quello narra la partitura di Verdi. E se si lascia che il valoroso condottiero, pronto a cadere nelle trame malvage dell’infido Iago, viene da Cipro, non si denigrano i ciprioti? Sarà il caso allora di eliminare anche ogni riferimento all’isola mediterranea per non offendere i suoi abitanti.

Un terreno scivoloso

Come si può ben capire, il terreno è scivoloso. Nelle opere c’è quasi sempre qualche cattivo (pensiamo alla Tosca pucciniana): ebbene, che nessun cattivo abbia più alcuna connotazione etnica, territoriale, di età, di professione, religione, altrimenti si ricade nel solito meccanismo, si denigra una categoria intera. Poiché ancora non è stata scoperta la vita su Marte, ogni cattivo potrebbe diventare un marziano (o una marziana) così si risolve in parte la faccenda. Fino a un certo punto però: non includere dalle trame rivisitate persone non binarie, transgender, oppure minoranze, oppure persone con disabilità non rischia essere un atto discriminante? Magari voi sapete immaginare come uscire da un simile ginepraio. Il sito in ogni caso è http://criticalclassics.org/

Stefano Milianidi Stefano Miliani   
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