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Bronzi di San Casciano: ecco perché possono riscrivere la storia. Le novità sulla lingua etrusca

In quel luogo sacro si veneravano divinità cui ci si rivolgeva per ricevere aiuto contro le malattie. Le statue e gli ex voto. L’importanza delle iscrizioni in etrusco e latino. La soddisfazione degli archeologi e l’idea del museo e del parco archeologico. Le parole di Sangiuliano e l’auspicio della sindaca

Ignazio Dessi'di Ignazio Dessi'   

Gli occhi degli archeologi si sono illuminati quando i meravigliosi bronzi hanno cominciato a emergere dal fango e dall’acqua calda delle vasche sacre di San Casciano, in Toscana. Quanto stava accadendo era qualcosa di eccezionale, di portata enorme. Alla fine a rivedere la luce sono stati 24 pezzi, alcuni dei quali alti un metro. Un ritrovamento fantastico che secondo Jacopo Tabolli, etruscologo dell’Università per Stranieri di Siena, responsabile dello scavo, rappresenta una “scoperta che riscriverà la storia e sulla quale sono già al lavoro oltre 60 esperti di tutto il mondo”. Forse la scoperta più importante a livello archeologico dopo quella, risalente al 1972, dei celebri Bronzi di Riace, come fa notare il dg Musei del Ministero Massimo Osanna.

In effetti quello di San Casciano è il più grande deposito di statue in bronzo di epoca etrusco-romana rinvenuto nel nostro Paese. Uno dei più importanti a livello europeo. Di quell’epoca infatti si erano trovate finora soprattutto statue in terracotta.

Un lavoro di squadra

Il risultato è stato ottenuto anche in virtù della “collaborazione tra specialisti di ogni disciplina: dagli architetti ai geologi, dagli archeobotanici agli esperti di epigrafia e numismatica", fa presente il Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Mic, Luigi La Rocca.

Un luogo sacro

In quel luogo sacro della Toscana un tempo si veneravano dei e dee cui ci si rivolgeva per ricevere aiuto contro malattie e malanni vari. Dai fanghi caldi sono riemerse per esempio statue di Igea e Apollo. E poi riproduzioni di organi e parti anatomiche per le quali si chiedeva l’intervento curativo della divinità.

Igea, la dea della salute che fu figlia o moglie di Asclepio, Apollo e poi altre divinità, matrone, fanciulli, imperatori protette per 2300 anni dal fango e dall’acqua bollente delle vasche sacre, sono state realizzate – spiega Tabolli – con tutta probabilità da artigiani locali e si possono datare tra il II secolo avanti Cristo e il I dopo, mentre il santuario, con le sue piscine ribollenti, le terrazze digradanti, le fontane, gli altari, esisteva almeno dal III secolo a.C. e rimase attivo fino al V d.C quando in epoca cristiana venne chiuso ma non distrutto”.

Il momento del ritrovamento di uno dei bronzi (Ansa)

Le iscrizioni in etrusco e latino

Tutte le opere risultano in un eccezionale stato di conservazione e sono ben visibili frequenti iscrizioni incise in etrusco e latino che fanno riferimento anche alle aquae calidae, le fonti calde del Bagno Grande, dove le statue furono collocate. Vi si leggono – fanno sapere gli esperti – nomi di potenti famiglie etrusche del territorio. Famiglie come i Velimna di Perugia o i Marcni di Siena. Le scritte potrebbero risultare utili anche per migliorare la comprensione della lingua etrusca.

La datazione

La maggior parte dei bronzi è ascrivibile a un periodo storico ritenuto dagli studiosi di grande importanza per le trasformazioni dell’antica Etruria, in relazione al passaggio tra etruschi e romani. Era per altro un periodo di grandi scontri delle città locali con Roma. In quel contesto le famiglie nobili del luogo dedicavano statue al santuario dell’acqua sacra. Il sito, stando agli archeologi, risultava in quel momento un’isola multiculturale e plurilinguistica in mezzo agli echi dell’instabilità politica e della guerra.

Tabolli spiega a questo proposito che “il luogo si presenta come una bolla di pace”. Mentre “fuori infuriano i più tremendi conflitti, all’interno di queste vasche e su questi altari i due mondi, l'etrusco e il latino, sembrano convivere senza problemi”.

Nuove evidenze sulla lingua etrusca

Ma le statue bronzee e le riproduzioni votive di San Casciano aprono addirittura nuove consapevolezze sulla storia etrusca, fornendo una prova di come la lingua di quel popolo sia evidentemente sopravvissuta molto più a lungo di quanto la storia ufficiale prima non attestasse. Allo stesso modo offrono un quadro sulle conoscenze mediche degli etruschi, riconosciute ancora in epoca romana.

Il museo

Altre importanti indicazioni potranno essere tratte in futuro attraverso ulteriori studi. Intanto si lavora per dare una collocazione definitiva ed adeguata al prezioso patrimonio statuario. I bronzi e gli altri reperti troveranno infatti casa proprio a San Casciano dei Bagni, dove dovrebbe sorgere un nuovo museo da allestire nel palazzo cinquecentesco appena acquistato dalla Direzione generale musei del ministero della Cultura. A questo dovrebbe poi aggiungersi un vero e proprio Parco archeologico che comprenderà l’intera area degli scavi e le antiche piscine termali.

Il Ministro Sangiuliano osserva alcuni dei bronzi ritrovati (Ansa)

La soddisfazione di Sangiuliano

Il neoministro della Cultura Gennaro Sangiuliano – recatosi subito a visitare il laboratorio nella città toscana dove è iniziato il restauro delle opere - esprime grande soddisfazione. “Questo conferma una volta di più – dichiara - che l’Italia è un paese fatto di tesori immensi e unici. L’Italia può godere di una stratificazione di epoche e di grandi civiltà che si sono succedute nella Penisola. Tutto questo andrà valorizzato, armonizzato e potrà rappresentare un’ulteriore occasione per la crescita spirituale della nostra cultura, ma anche dell’industria culturale del nostro Paese”. L’esponente del governo Meloni ringrazia poi gli archeologi: “Complimenti a chi ha creduto in questi progetti e a chi ha recuperato questi reperti conservati così bene”.

Il Tweet di Nardella

Il sindaco di Firenze Dario Nardella affida a Twitter il suo pensiero: "Una scoperta straordinaria! Orgoglioso e felice di aver appreso che queste statue saranno restaurate proprio a Firenze, all'Opificio delle Pietre Dure. Una straordinaria opportunità per la nostra città come fu con i Bronzi di Riace".

L’auspicio della sindaca

La sindaca di San Casciano dei Bagni Agnese Carletti, a sua volta, commenta con entusiasmo la notizia della scoperta del più grande deposito di statue in bronzo di età etrusca e romana del Mediterraneo nel suo comune. “La portata di questa scoperta – osserva - non può essere gestita dal singolo comune di San Casciano dei Bagni. Ora abbiamo bisogno di supporto chiaro e dal Mic abbiamo avuto conferma di questo sostegno. Abbiamo creduto fortemente in questi scavi ed il progetto viene da lontano – chiarisce con grande onestà intellettuale - dalle amministrazioni comunali passate. Oggi abbiamo ottenuto un grande risultato e non ci aspettavamo di trovare queste meravigliose opere bronzee”, aggiunge. La prima cittadina non nasconde il suo grande auspicio. Il ritrovamento rappresenta infatti “un’occasione unica per la Valdichiana, per la provincia di Siena, per Toscana, Lazio e Umbria. Se riusciremo a realizzare un grande museo ed un parco termale otterremo enormi ricadute”.

Le immagini

 

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