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Antonello Murgia, colonna sonora del festival tuttestorie. Solo canzonette? No, il Canto dei figli del mondo  

Artista poliedrico, musicista, compositore, regista teatrale (fondatore del Teatro Dallarmadio) e cinematografico nonché audiovisivo (Rastros e Visus, documentario per Rai Sardegna è il suo ultimo successo). La sua musica è commovente, come se ci fosse dentro un cuore che batte, un trillo di passi e sospiri. L'intervista

di Fabio Marceddu   
Antonello Murgia
Antonello Murgia

Dieci anni di musica e passione, dieci anni di ricerca, dieci anni di sincretismi, musicisti, collaborazioni, arrangiamenti, intuizioni rime, bande ed orchestre, lirica e leggera, dieci anni di musica. Perché la musica, al di là di qualsiasi definizione è musica, l'unica tra le arti ad essere compresa percepita e sentita da tutti, se poi è accompagnata dalle parole di un poeta allora il sodalizio artistico e umano diventa tante Storie anzi Tuttestorie.

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Incontriamo oggi Antonello Murgia, artista poliedrico, musicista, compositore, regista teatrale (fondatore del Teatro Dallarmadio) e cinematografico nonché audiovisivo (Rastros e Visus, documentario per RAI SARDEGNA è il suo ultimo successo). Dicono di lui, avremmo dovuto aprire molte più “finestre” perché molti dei tanti artisti che hanno collaborato con lui hanno voluto lasciare un contributo.

Alcuni esempi

Incontro come pochi altri nella mia esperienza, e nessun altro in musica, felice e fecondo. Scrivere "sillaba su nota" sulle sue note è stata ed è per me un'esperienza luminosa, e i risultati paiono, a quelli che li hanno sentiti, illuminati. Quanto a me, non ho dubbi nel dire che queste otto canzoni suonano ai miei orecchi più belle di tutte le altre che ho mai scritto. Forse solo perché tutte le altre non le ho scritte "dopo" la musica, ma "prima". Forse perché queste le ho scritte dopo la musica di Antonello Murgia. Forse perché semplicemente nei miei versi, per decenni mossi solo dal ragazzino RITMO, ha fatto il suo ingresso, nientemeno, la signorina MELODIA. E Senso e Suono son volati via abbracciati. (Bruno Tognolini, Poeta scrittore autore televisivo)

Ogni anno una sorpresa musicale, ogni anno una gioia. Abbiamo registrato da gruppi simil-dixiland con il sax basso e basso tuba, alla banda di paese al completo in loco, con cori di bambini introversi e timidi, per finire quest’anno con una piccola formazione essenziale. Lavorando con Antonello, c’è un vero senso di squadra dove i ruoli di ognuno sono rispettati e dove ognuno contribuisce per il risultato migliore. (Marti Jane Robertson) ...

La trovo commovente la tua musica, come se ci fosse dentro un cuore che batte e un trillo di passi e di sospiri. Qualcosa di profondo e un po' straziante e qualcosa di leggero e triste. Passetti che si riproducono nei ritmi piccoli del testo di Tognolini. Non so del tuo film, ma questa, in qualche modo, sembra musica da film che può anche essere musica da festival e da piazza. (Nicoletta Gramantieri, Poetessa)

Per tanti anni, la fine dell’estate è coincisa con una telefonata di Antonello che mi chiedeva di lavorare ad un arrangiamento per i Crazy Ramblers, la piccola orchestra di jazz anni ‘20 in cui suono la chitarra e il banjo. Lo stile cambiava regolarmente: si passava dal tango alla rumba, dal ragtime al jazz manouche, dal valzer alla marcetta, in un costante andirivieni tra continenti e epoche musicali in compagnia delle suggestive parole di Bruno Tognolini. Una cosa, a mio parere, non è mai cambiata, anzi è andata raffinandosi la “voce” di Antonello. Credo che mantenere uno stile riconoscibile, e sempre elegante, in contesti musicali così differenti sia stata una grande sfida per lui, e che senza dubbio ne sia uscito vincitore. (Maurizio Marzo)

Stimo tantissimo Antonello per la sua capacità di evocare musicalmente la dimensione dell'infanzia in maniera così precisa . Una nostalgia che tende verso un sole che poi arriva trionfante ma fugge subito per essere rincorso. Adoro tutti i canti dei festival Tuttestorie, il festival non potrebbe essere lui senza quei canti . Il testo di Bruno è sempre l'origine del lavoro. Bruno e Antonello sono due straordinari artisti . E sul testo di Bruno Antonello trae ispirazione, ricama la musica e fa volare le parole, le fa viaggiare dai deserti di Borodin alle marce trionfali dei regni antichi. E tutti noi si canta, si salta e si danza commuovendoci. (Francesca Amat)

Abbiamo incontrato Antonello all'uscita di una esperienza unica nel suo genere che si è tenuta al Carcere di Uta su iniziativa del Festival Tuttestorie.

Antonello la musica è rivoluzione, la più grande rivoluzione oggi è riuscire a essere se stessi in questo mondo che ci vuole tutti uguali, tu come artista come ti difendi?

"Mi “difendo” pensando che in realtà non c'è nessuna lotta e che fare comparazioni non sia utile, bisogna impegnarsi a non guardare le cose brutte ma concentrarsi sulle cose belle. So distinguere la plastica dalla seta, il vero dal falso. Penso che “cantare” sia l'origine della musica; penso che tutto, anche gli oggetti inanimati, sogni di cantare. Cantano anche gli animali quando sono chiamati a sopravvivere o quando sono sopraffatti dalla paura, cantano le porte, canta il vento quando soffia forte, cantano tutti anche quando stanno zitti. Essere sé stessi per me è mettermi al servizio di qualcosa più forte di me e misterioso che attraverso me si manifesta. Sono una piccola collina innamorata delle montagne. Le montagne sono i grandi compositori e non solo".

Dieci anni di Tuttestorie, dalla Casa, alla Famiglia, ed oggi quasi in Casa Famiglia, la musica può cambiare il mondo o ci deve provare?

"Tuttestorie è il legame con la mia infanzia, qualcosa di molto profondo e inspiegabile. Mi sono sentito amato, voluto, accolto, desiderato. Queste canzoni sono nate perché un giorno, nel lontano 2013, un attore che si chiama Fabio Marceddu (n.d.a, non è un omonimo) ha pensato di proporre a Bruno Tognolini, una serie di musiche per una possibile “canzone” per il Festival. Io nemmeno ci pensavo. Avevo scritto diverse canzoni per la mia compagnia e per Càika, una per il Cadadie teatro, però mai avrei pensato che sarebbe nata questa magia. La musica nasce perché deve nascere e quindi è sempre utile. Amo molto il concetto di melodia. Rachmaninov spiegava che la melodia è l'essenza della musica e quando una melodia ha vita propria detta anche l'armonia. Io sto riducendo le parole di questo grande compositore, ma è questo che sento: spero di essere all'altezza della musica che a volte sogno e poi dimentico. Tuttestorie e in particolare l'affetto di Manuela Fiori e Pierpaolo Falco, le “zugate” (bastonate, in senso metaforico) che io Bruno ci diamo, hanno permesso che io mi sentissi sempre libero e soprattutto amato. So che sembra un discorso sentimentale e che è più accattivante raccontare di maltrattamenti e umiliazioni, ma così è. È in controtendenza. Il Festival Tuttestorie è una lunga storia di fiducia e intuizione. E io sono una piccola parte di questa miriade di colori".

Il tuo sodalizio artistico con Bruno Tognolini, è fatto di strade lastricate percorribili o è pieno di buche, che vi permettono faticosamente di arrivare al finale, quindi alla canzone ogni anno?

"Quest'anno, l'undicesimo anno, è stato il più faticoso per me. Perché Bruno mi ha spronato a cambiare modo di lavorare. Prima le parole poi la musica. Ma non è stata un'imposizione. Per me era un fatto personale legato a un momento duro della mia vita. Di solito parto da un'idea musicale che sopravvive al vaglio. Se arriva, ogni volta è un mistero, come un suggerimento, è sempre imprevedibile. Questa idea, come un innesto sulla mia pelle, attecchisce e inizia a insistere per crescere. Soffro della sindrome della pagina bianca, mi attrae e mi spaventa allo stesso tempo. Quest'anno Bruno voleva che il testo dell'ultima canzone fosse il ritornello: “poi aggiungo altre parole nelle strofe... provaci Antonello”. Mi sembrava impossibile. Poi, una notte, è arrivata la musica. Ero stanco perché il documentario “Rastros” mi aveva impegnato allo stremo, ma quella notte è arrivata la canzone. Tutto il resto è certamente faticoso, per una singola canzone ci sono mesi di duro lavoro. Sono una Cicala che lavora anche d'inverno (Ride). È tutto nuovo, è tutto da inventare".

Come nasce un pezzo, come te lo immagini, come te lo arrangi?

"Registro un 'idea, o la scrivo. Come dicevo, inizio a coltivarla. Diventa necessario per me farla crescere. Registro una versione demo (dove di solito c'è un'energia e uno slancio a cui mi affeziono e che crea molte incertezze nelle fasi successive); me ne innamoro quindi. Intuisco che quella può diventare la canzone del Festival. La propongo. Di solito è sempre quella giusta. Inizio a immaginare gli arrangiamenti. Per me sono come il lavoro che fa un attore sul personaggio: ci sono mille strade ma una sola è quella giusta. Sono innamorato degli arrangiamenti delle canzoni della grande Tv e delle grandi orchestre degli anni '60: tutti i generi si mescolavano e il jazz era popolare e colto allo stesso tempo. Canzoni come “Un anno d'amore” cantata da Mina, oppure “Onda su onda” cantata da Lauzi (sempre dal vivo con le orchestre) hanno degli arrangiamenti feroci e divertiti, sono veri e propri intrecci la cui assenza sarebbe impossibile da immaginare: commentano o negano ciò che la melodia afferma oppure aumentano il pathos. Impazzisco per quel modo di arrangiare. Ho avuto la fortuna di lavorare con Maestri meravigliosi, hanno sempre avuto un atteggiamento costruttivo. Sono molto fortunato. Dal 2018 registro con Marti Jane Robertson, tutto acquista valore, non potrei immaginare fortuna più grande".

Hanno ancora senso le distinzioni fra canzoni per bambini e per grandi?

"Oggi Bruno, nell'incontro di stamattina, parlava delle maestre, il cui lavoro è sottovalutato, sminuito, e in più, diceva, prendono stipendi bassissimi; eppure hanno una grande responsabilità, quella di formare i bambini. Credo che sia soltanto una questione culturale diffusa e difficile da sradicare. Come dimostrano tantissimi studi, l'universo dei bambini e i loro pensieri è complesso e profondo. Io non posso giudicare le mie canzoni, però mi fanno ridere quelli che ci tengono a precisare che la “canzoncina” è tanto carina. Beh, una volta risposi loro “grazie del complimentino”. Per me sono canzoni, le trovo diverse. Ricordo che quando ero bambino quelli che si rivolgevano a me usando le “vocine” li trovavo ridicoli. Mi rivolgo al pubblico di Tuttestorie senza fare distinzioni, i musicisti suonano bene e con impegno, alla stregua di una canzone per “grandi”. Io mi prendo in giro, ho imparato da Bruno e dalla mia maestra di recitazione (Lella Hains), calma, è musica non è la cura per il cancro. Però allo stesso modo ambisco al meglio non al peggio e con tutto il rispetto mi vengono in mente le parole di Picasso: "Ci vogliono molti anni per diventare giovani". Per me è arte, almeno ce la metto tutta, tutto l'impegno, tutto l'amore. Il resto non lo so, lo sanno le persone; spero di essere utile e non mi sento mai separato dalle parole di Bruno; siamo un tutt'uno, è una alchimia. Dopo 11 anni possiamo dirlo!"

C'è un pezzo fra questi 15 prodotti in questi dieci anni per Tuttestorie a cui ti senti più legato?

"Sì, la canzone “Inno del viaggio”. Forse è stata la più criticata. Musicalmente per me è molto importante. Ma non solo questa".

Come è nata la tua collaborazione con il Festival

"Come raccontavo nella precedente domanda, l'incontro con Bruno è stato folgorante. Prima che io gli inviassi la demo, nel 2013, lui mi scrisse una mail dove mi dava dello “skillelè” (ragazzetto sardo del popolo). Orgoglioso e sardo come sono, lo presi come un affronto, divertito. Così, impaurito gli mando la prima demo, con le raccomandazioni – fate uno sforzo di immaginazione perché qui ci saranno i fiati”. Bene. Arriva il testo, ci canto sopra. Una magia. Un incanto, un miracolo. Bruno è un gigante. Sono esperienze che ti segnano: un testo inedito su una musica inedita. Una cosa nuova. La gioia che genera in me questo processo è indescrivibile".

Sei un regista teatrale e cinematografico, ti piacerebbe scrivere per le colonne sonore per il cinema?

"Tantissimo. Ho scritto la colonna sonora delle 4 puntate di cui sono anche il regista e il co-autore “Rastros e Visus”. Ho ricevuto e continuo a ricevere tantissimi complimenti. Per me è tutto legato. Il Festival Tuttestorie è amore. L'amore genera tutto. L'amore non sa nulla di sé".

Quante canzoni hai scritto?

"17 con Tuttestorie, e sempre con Bruno, una per i 10 anni del Festival Buck. Due con Giorgio Todde (a cui ho dedicato le musiche di Rastros) e altre 50 per il teatro. Molte musiche non sono mai state registrate. Ho scritto un musical basato su una storia popolare molto nota. L'ho scritto nel 2003. È tra le cose a cui tengo di più. Dura 20 minuti. Non vedo l'ora di realizzarlo (sto cercando un produttore)".

Esiste un autore di riferimento? Preferisci cantar le tue canzoni o farle cantare?

"Preferisco sempre farle cantare. E anche qui che fortuna ho avuto! Gli autori che amo sono tantissimi. Ma più di tutto amo la musica sinfonica. Pretendo dalla musica un totale rapimento, deve mettermi in difficoltà, deve mettermi in crisi, deve sconvolgermi. A 14 anni, un mio compagno delle medie (accadono questi miracoli anche nei quartieri poveri) mi convince a “fare vela” e mi porta a vedere “Nuovo cinema Paradiso”. Durante la scena finale mi ricordo di aver perso l'orientamento e di aver capito che la musica e l'immagine, per me, sono la stessa cosa. Sono identiche e diverse come due gocce d'acqua (Cit. Szymborska). Un anno fa, guardando una trasmissione televisiva, ho scoperto che quel tema non lo scrisse Morricone, bensì suo figlio. Questo mi ha doppiamente commosso. Mi sconvolge l'approccio che aveva il Maestro Ferrara quando dirigeva le musiche di Nino Rota per i film di Fellini: gli spigoli, lo strazio, tutta gioia e tutto il dolore, tutta la paura e tutta la follia. Adesso è tutto un po' piallato e “accomodato”. E parlando di questi maestri e dell'assoluto che si manifesta, capisco che sono un sassolino incantato e innamorato delle montagne. Nulla di più".

N.d.a

Parlare di musica e di arte con l'artista Antonello Murgia ti mette al centro di un mondo possibile, un “simposio” di pensieri, un incontro fra le arti che sanno di artigiani al servizio del bello, la bellezza non può accontentarsi esige rigore disciplina e studio, come dice Manuel Consigli (Jazzista) delle musica di Antonello: A volte è un valzer, un canto, altre volte una marcia… ma quello che c’è sempre in queste composizioni, nei suoni dei fiati, nelle linee di basso dei tromboni, è quella malinconia giocosa da saltimbanco, quel sorriso da clown, che richiamano le suggestive atmosfere di Fiorenzo Carpi e Nino Rota. Le melodie s’intrecciano, si doppiano, volano, modulano e l’emozione cresce…

Le note sono perfette per quelle parole, che cantano la voglia di giocare e divertirsi, e poi il coraggio e la speranza, la voglia di crescere e tutti i dubbi e le paure…

Così puoi scoprire grandi verità, come ad esempio, che dietro la curva… c’è l’Infinito.

E che tu…

Sei molto più di te!

Link delle canzoni:

https://youtu.be/Yr11DADN--o?si=NWpPkKOSE-P3W_9O https://youtu.be/TB_PImr_k_I?si=UNopKapfU_kE1FwM https://youtu.be/JkXcrJqIIVA?si=qb3o8NBQtncdjXZM https://youtu.be/ToLCm2FFotQ?si=LDpns-IJwrGCVvQU https://youtu.be/jdYCD4JVLFQ?si=sDkEUuEUpmNz7arr https://youtu.be/Ml9rhp3PqYE?si=oK0cQVbrEwQUN9be https://youtu.be/u6s_C7SkguM?si=vPS-922YmNBsTJHA https://youtu.be/km9uyLL2GRU?si=-g_ahf0pzCMnvcpB https://youtu.be/_MAOq5r2oiU?si=AzVCPkjgRDQ42SQ7 https://youtu.be/b_fPJZu9xtY?si=rQy1Kb7HrTvjdYvd https://youtu.be/hO2pasm04u8?si=IfgnfXXF7md5wQbZ https://youtu.be/iXFC7Xo6I78?si=AoHLgrBwCnasyrP0 https://youtu.be/z73JyXdclfY?si=S65Zfa67dUornF5S

di Fabio Marceddu   
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