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Bobo è orfano: addio a Sergio Staino che ha raccontato l'Italia senza fare sconti a nessuno

Il vignettista, papà di Bobo ed ex direttore dell'Unità, era ricoverato da qualche giorno: da tempo era malato. Staino aveva collaborato a lungo con Tiscali.it e noi tutti lo ricordiamo con molto affetto.

Daniela Amentadi Daniela Amenta   
Sergio Staino (Ansa)
Sergio Staino (Ansa)

Ora anche Bobo è orfano. Ora che Sergio Staino, dopo una lunga malattia, ha lasciato questa terra. Disegnatore, regista, giornalista con la satira nel sangue, uomo curiosissimo, appassionato di musica, di storie. Con quella risata che faceva tremare le porte tanto era potente, irresistibile. Era nato a Piancastagnaio, in provincia di Siena, l'8 giugno del 1940, aveva 83 anni e tanto ancora da dire.

Quante cose è stato Sergio: presidente del Tenco, direttore de l'Unità, e naturalmente narratore attraverso i disegni delle tante sfaccettature di questo Paese e della disgregazione della sinistra che ha difeso, attaccato, contestato. È sceso anche in campo per tentare di ritrovare il filo rosso di un'identità smarrita in nome delle alleanze di comodo. Non ci stava Staino. Si incazzava. E poi disegnava, disegnava anche quando vedeva solo ombre.

I problemi agli occhi erano cominciati da "piccino" come raccontava lui con quell'accento toscano fortissimo. "Pestai e uccisi un pulcino, piansi tanto tanto, dissi alla mamma: non l'ho visto. Ma non mi credette. Fu solo a scuola che il maestro si accorse che non capivo quello che scriveva sulla lavagna. Mi portarono da un ottico a Firenze, mi misero delle lenti grosse come fondi di bottiglia ma le montarono al contrario e io peggiorai. Finché nel 1977 ho iniziato ad avere problemi anche alla retina "buona". Non ne parlai con nessuno, con Oreste Del Buono di Linus fingevo di vedere benissimo. Chi ha bisogno di un disegnatore cieco? Ma il cervello ha cominciato a riprogrammarsi e ho continuato quasi in automatico, perché la memoria dei colori resiste al loro logoramento”. Abbracciava molto Staino, ti carezzava la faccia, i capelli, ti immaginava con le mani. Era laureato in architettura, e quel tratto elegante lo sapeva riportare nelle vignette in cui Bobo era il suo alter ego. Bobo e la sua famiglia, Bibi la moglie tanto simile a Bruna, quella vera e tanto amata, i figli Michele e Ilaria, il compagno di sezione

Molotov, stalinista mai pentito. Personaggi che dal 1979 ci hanno accompagnato, fino a diventare un pezzo della nostra vita. Aveva fondato Tango, Staino, l'inserto satirico dell'Unità, quando il giornale era la Bibbia del Pci e a dirigerlo c'era Emanuele Macaluso. Raccontava di liti furibonde, di discussioni accese.

E poi iniziò a frequentare anche la televisione e il cinema: Cielito Lindo con Claudio Bisio e Athina Cenci, i film Cavalli si nasce e Non chiamarmi Omar sviluppato da un racconto di Altan. E il ritorno all'Unità nel 2007 con Emme, "periodico di filosofia da ridere e politica da piangere". Al giornale fondato da Gramsci Staino voleva veramente bene perché si prese la responsabilità di diventare direttore nel 2016 quando era chiaro che tutto stava per andare a rotoli. Ci provò, e noi giornalisti della testata con lui. Ci provammo. Fino alla chiusura. Staino il multiforme, Staino il mercuriale, Staino alla ricerca della "pecora Fassina" e autore per la Stampa, per Tiscali, e anche per l'Avvenire di una striscia gustosissima, Hello Jesus, nonostante fosse presidente onorario dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Staino e la musica e l’amore per i cantautori, Staino che ti chiedeva "leggimi l'ultimo articolo che hai scritto", Staino che si faceva cantare le canzoni dei Tetes de Bois da Andrea Satta in ospedale dopo l'ictus che l'aveva colpito a novembre del 2022. Era di recente tornato a casa, la sua casa a Scandicci, poi il peggioramento. Oggi alle 11 la morte.

Ci mancherà la sua ironia, il suo sarcasmo, perfino le diatribe politiche con lui che diceva che la sinistra era morta con le monetine lanciate contro Craxi all'Hotel Raphael. Ci mancheranno le risposte burbere e poi gli scherzi, il bastone e il braccio di Bruna sempre accanto a guidarlo. Quando gli chiedevano un autografo Sergio disegnava un Bobino. Accadde che un giorno un ragazzo gli fece presente che la penna con cui aveva "firmato" non scriveva. E lui invece di addolorarsi la prese a ridere. Perché Staino era così. Caustico e formidabile. Unico.

Staino aveva collaborato a lungo con Tiscali.it e lo ricordiamo con molto affetto.

Daniela Amentadi Daniela Amenta   
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