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Zerocalcare: “Siamo tante cose e dobbiamo essere calati nella realtà. Cosa penso di Palestina e Ilaria Salis”

Così il fumettista incanta il pubblico del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Salute pubblica, militarismo, condizioni carcerarie sono alcune delle tematiche affrontate da Zerocalcare nei suoi libri

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   
Zerocalcare: “Siamo tante cose e dobbiamo essere calati nella realtà. Cosa penso di Palestina e Ilaria Salis”

Quello di Zerocalcare può essere definito intrattenimento militante, dove la parola intrattenere non ha alcuna accezione negativa, anzi. Proprio come Franco Battiato fu capace di veicolare tantissima cultura nella sua musica leggera, Michele Rech sa informare il pubblico con la precisione di un bravo cronista attraverso storie che mescolano il reportage, il giornalismo di indagine e le esperienze personali, senza mai trascurare quell’autoironia che è diventata il suo marchio di fabbrica. Forse è proprio questo il trucco: amalgamare personale e universale, per sentirsi maggiormente coinvolti e dunque essere più efficaci e arrivare al cuore della gente.

E la gente l’ha conquistata eccome: migliaia di libri venduti, una candidatura al premio Strega, tantissimi premi ricevuti per i suoi lavori così sensibili e attenti, code infinite per i firmacopie.

E una coda infinita per ascoltarlo si crea anche al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, in programma dal 17 al 21 aprile, dove Michele Rech, con la timidezza e la determinazione che lo accompagnano sempre nelle interviste pubbliche, ha puntualizzato la necessità di schierarsi per battaglie che sentiamo giuste e ha sottolineato il bisogno di certa controinformazione per slegarsi dalle logiche manipolate dai media mainstream.

“Come fanno a convivere Ilaria Salis curdi, dinosauri, mala sanità e cavalieri dello zodiaco? Ognuno di noi non è un blocco monolitico che vive solo di intrattenimento o solo sdi cose serie, ognuno è tante cose – ha detto Zerocalcare - fino al 2015 tenevo separate le faccende serie da quelle più personali ma era un meccanismo che mi faceva sentire di avere due identità parallele, e sembrava che chi si interessa di certe cose non sia capace di calarsi nella realtà”. 

Una via nuova

Uscire dalla nicchia degli estimatori, seppure enorme, per rispondere ad un’esigenza che sa di chiamata alle armi, quelle della cultura si intende, sempre più inquinata e minacciata, è diventata un dictat.

“Ho iniziato a interessarmi di certe cose e a raccontarle coi toni leggeri che usavo nel mio blog, con un linguaggio che permetteva anche ai ragazzini – prosegue Zerocalcare – perché penso che non ci siano argomenti per grandi e per piccoli, è il linguaggio che si usa a fare la differenza”.

Il linguaggio come strumento di comprensione e di emancipazione non è il solo punto importante del suo discorso perché subito dopo dichiara: “Quando ho incontrato i curdi ho capito che c’è una gigantesca superficialità con cui sono raccontate queste cose e per la prima volta mi rendevo conto di quanto fossero distorte le notizie che arrivano sui giornali”.

Michele Rech tocca uno dei punti chiave di questa edizione del festival, cioè la crisi mondiale che il giornalismo sta vivendo a causa di conflitti di interessi, crisi delle vendite, precarietà contrattuale, bavagli più o meno palesi imposti dai governi e la trappola dei social.

“Il mio rapporto con la stampa è critico – prosegue - ho pensato che se sui curdi mi son accorto delle cazzate che si scrivono, come faccio a fidarmi sul resto che non conosco? Adesso cerco tendenzialmente approfondimenti da chi segue quegli argomenti specifici, non mi fido della stampa generalista”.

La sua mancata partecipazione a Lucca Comics, il festival del fumetto più importante d’Italia, per via del patrocinio di Israele, ha fatto storcere più di un naso, compreso il suo dato che ha capito che quando prendi certe posizioni una macchina ben strutturata lavora per arginarti e depotenziare la tua voce.

Storie personali, storie del mondo

Salute pubblica, militarismo, condizioni carcerarie sono alcune delle tematiche affrontate da Zerocalcare nei suoi libri. “Il mio è sempre un lavoro collettivo, viene fuori il mio nome in copertina ma sono cose che mi vengono chieste da persone con cui condivido ideali e che mi suggeriscono di fare fumetti su certi argomenti – continua Michele Rech - poi cerco di verificare sul posto prima di andare in stampa”.

Ricorda la figura di Ascanio Celestini come quella di un intellettuale illuminato, una persona che stimola il pensiero e che è sempre più rara nel nostro tempo così veloce e poco empatico.

Alla domanda “Ti senti in dovere di parlare di certi temi?”, posta da Oscar Glioti durante l’intervista pubblica, nello splendido Auditorium San Francesco del capoluogo umbro, ha riposto: “Sono mosso dal senso di colpa, penso che la roba mia non sposta quasi niente ma se per parlare di qualcosa tutti devono sbattersi per avere un trafiletto e invece io con un fumetto ottengo molto più spazio allora mi sento di obbligo di farlo…Se posso mettere un mattoncino... se no cambiavo mestiere”.  

E alla ancora più complessa domanda che gli viene posta, su come sceglie le cause di cui parlare, apre il suo cuore: “Scelgo le storie con cui ho un legame stretto, che ho seguito, nel senso che ho partecipato a riunioni, assemblee, un percorso di cui ho fatto parte o di persone a me vicine. La Palestina ad esempio, una barbarie di cui un giorno dovremo rispondere come testimoni e su cui non abbiamo fatto nulla o il caso di Ilaria Salis, incarcerata per lo scontro con due naziskin che hanno avuto appena cinque giorni di cure mediche mentre lei rischia di passare i prossimi dieci anni nelle galere di un paese nazista”.

Giacomo Pisanodi Giacomo Pisano   

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