Da Michela Giraud a Sandro Cappai passando per Saverio Raimondo, perché siamo tutti pazzi della Stand-up comedy?

Parliamo di una forma di spettacolo che sta spopolando negli ultimi anni anche grazie alla diffusione sui social, in cui un comico si esibisce "in piedi" (infatti in inglese stand-up) davanti a un pubblico

Qualunque social apriamo, in qualunque situazione ci troviamo, qualsiasi reel stiamo scorrendo, a un certo punto ci imbatteremo sempre in un frammento postato da un stand-up comedian e rimarremo incollati ad ascoltarlo o ascoltarla. A volte risulterà l'unica breve pausa di leggerezza nelle nostre frenetiche giornate trascorse tra riunioni infinite, lunghi tragitti in metropolitana e serate spesso concluse sul divano davanti al nostro smartphone (perché non avremo neppure la forza di accendere la Tv). 

Ma la forza di questi spettacoli è il rapporto col pubblico, l'esibizione dal vivo nei locali. Club, piccoli e grandi teatri a seconda della fama del comico. Insomma una vera moda che è arrivata in Italia tardi. Negli Stati Uniti la smania per queta tipologia di spettacolo è esplosa negli anni '70. Qui il grande successo da meno di un decennio. 

Ma perché siamo diventati dipendenti dalla stand-up comedy? 

Prima di tutto spieghiamo di cosa si tratta: è una forma di spettacolo in cui un comico si esibisce "in piedi" (infatti in inglese stand-up) davanti a un pubblico, normalmente rivolgendosi direttamente a esso, senza la quarta parete. La quarta parete nel gergo teatrale sarebbe una sorta di muro immaginario che dovrebbe dividere il palcoscenico dagli spettatori che guarderebbero gli attori senza interagire con loro. Ma questa non è la sola differenza tecnica rispetto al cabaret.

Nella stand-up comedy i comici infatti non utilizzano la maschera teatrale, non esistono infatti i personaggi, le imitazioni, i travestimenti. I temi sono liberi, vanno dal politico al sociale fino al privato. A volte si porta  in scena un monologo ma alcuni scelgono una serie di battute secche slegate fra loro. Un'altra caratteristica che rende progressista questo genere è la presenza di molte donne, più che nelle forme tradizionali di cabaret. A volte però le differenze sono sfumate o semplicemente non sapevamo ancora che monologhisti italiani come Paolo Rossi e Beppe Grillo, o Daniele Luttazzi e Gioele Dix, erano già degli stand-up comedian ma non li chiamavamo così. 

C'è di certo da sottolineare un prima e dopo pandemia. Ciò che ha comunque aiutato tantissimo questo genere a diffondersi in un Paese come il nostro, con una tradizione comica diversa da quella anglosassone, sono le piattaforme streaming come Netflix, ma anche YouTube, Instagram, Facebook e TikTok. Il loro ruolo è stato quello di permettere ad artisti più piccoli di farsi conoscere a un pubblico più ampio di quello del passa parola che andava a vederli dal vivo in piccoli locali. Quei spezzoni di spettacoli arrivati in ret con un target ben definito hanno permesso loro di farsi pubblicità e crescere. 

Quindi non solo Giorgio Montanini, considerato il pioniere che ha portato il genere in Italia, Filippo Giardina, Luca Ravenna, Saverio Raimondo, Teresa Mannino, Stefano Rapone, Francesco De Carlo, Velia Lalli, Laura Formenti, Daniele Fabbri, Michela Giraud, Edoardo Ferrario ma anche Martina Catuzzi e Sofia Gottardi, Sandro Cappai e Yoko Yamada e ancora Giorgia Fumo e Valeria Pusceddu. 

Insomma questi e queste comiche parlano delle nostre manie, frustrazioni, turbe, paranoie. Parlano dell'assurdità di certa politica, delle strane tendenze della società odierna, di amicizia, amore, sesso, soldi. Sono uno specchio ironico della nostra vita e la magia stà proprio nel fatto che ci ritroviamo alla perfezione. I loro monologhi parlano di noi. Ed è per questo che risultano quasi una terapia quotidiana indispensabile. 

Ma ora che sono terminate le restrizioni per la pandemia e siamo tutti tornati alla vita di prima, aspetta una nuova sfida per questi comici di nuovissima generazione. Tornare dal vivo, in quei locali piccoli che li hanno fatti grandi. Magari non abbandonare del tutto il grande schermo delle piattaforme ma non scordarsi da dove sono venuti. Perché la forza di questo genere sta proprio nell'assenza della quarta parete, che la fama a volte erge senza neppure accorgersene.