"Come si fa a fare poesia senza memoria?": Patrizia Cavalli se ne è andata il primo giorno d'estate

La poetessa è stata un ponte, tra il Novecento e l'oggi, fatto di metrica classica e parole usate nel quotidiano

'Come si fa a fare poesia senza memoria?': Patrizia Cavalli se ne è andata il primo giorno d'estate
Patrizia Cavalli

Se Elsa Morante voleva essere chiamata Lo scrittore, Patrizia Cavalli ci teneva moltissimo a essere definita La Poeta.

Sembrano dettagli e invece sono tutto. Patrizia incontra Elsa nel 1968, a 20 anni, è appena arrivata a Roma. Tempo dopo dirà che a farla Poeta sarà proprio Lei, la ragazza che scrisse L'Isola d'Arturo solo perché sin da piccola aveva sempre desiderato essere un ragazzo e che si consacrò per sempre nell'Olimpo della Letteratura con La Storia

“Uno dei miei amici me la fece conoscere. All’inizio mi ha accolta con un certo sospetto, ma mi ha davvero accolta nella sua vita. E per me si è aperto un momento sublime. Prima ero sola, con lei si è aperto il mondo. Mai mi sarei sognata di dirle che scrivevo, lo facevo sin da bambina. Però avevo visto più volte i suoi furori dinanzi a scritti impropri. Dopo un anno, però lei mi bloccò per strada chiedendomi cosa facessi io nella vita. Io studiavo filosofia, ma ovviamente lei voleva sapere altro. Ed io per istinto dissi che scrivevo poesie, e lei mi guardò crudelmente”.

Dopo che lesse i suoi versi esclamò: “Complimenti Patrizia, sei una poeta". E agli altri: "Patrizia è la Poesia" e mai referenza fu più azzeccata

Cavalli è stata la Poesia come Carla Fracci è stata la Danza. Un ponte, tra il Novecento e l'oggi, fatto di metrica classica e parole usate nel quotidiano. Nessun manierismo. Resta il massimo Poeta italiano contemporaneo, e perdonatemi quel il sovraesteso, ma come lei non c'è stato, né si intravede arrivare, nessun altro, maschio o femmina. Il suo più grande merito fu rendere l'arte più alta, roba per tutti, senza scadere nello scontato, senza essere mai banale. I suoi versi arguti sono amati da gente di ogni età, sesso, professione, cultura e ricchezza. Le sue performance nei teatri e nelle sale da concerto erano sempre sold out. 

La Poesia vince quando resta infilata nella memoria e non se ne va via. La sua è incastonata in tante generazioni che hanno faticato poco a ricordarsela. 

Già ragazza si distingue sia dallo sperimentalismo neoavanguardista che stava vedendo il tramonto negli anni '60, sia rispetto a quel neo-orfismo che andava di moda tra i sessantottini. Sceglie il colloquiale e l'ironico, ed è in questa scelta che ritroviamo l'influenza benefica di Morante. 

E' stata l'ultima Poeta a mio avviso, non perché sono in preda a un catastrofismo culturale, ma perché la Poesia del Novecento (che sa convincere anche i Duemila) l'ha scritta tutta Lei. “Una poesia è riuscita quando si muove” aveva spiegato a Repubblica nel 2016. “Che siano tre versi o 300, bisogna che accada qualcosa. Dev’esserci una sorpresa del pensiero”.

E dunque Lo Scrittore, La Poeta. Il significante che si fa portatore di un potente significato. Se nel Dopo Guerra era inimmaginabile una lingua di genere, usare invece il maschile per definirsi alla pari di un uomo, era un gesto sfacciato e femminista. Ma Cavalli abbraccia un tempo più lungo che ha concesso alle donne una lingua che si fa finalmente propria. Così Poeta, che è una parola senza sesso, si declinerà solo con l'articolo femminile. Tra Morante e Cavalli si snoda una nuova narrazione del femminile, appunto, che abbraccia tutte le fasi del Femminismo. Dallo scontro con il maschile, feroce e distruttivo, alla definizione di un nuovo io. La donna che si fa individuo e costruisce insieme all'uomo una società paritaria. E così che il Novecento incontra il Duemila. La Poeta la vedremo sul palco di Se non ora quando. 

Disse in una delle ultime interviste rilasciate: "La malattia, dicono, al momento s’è ritirata ma queste maledette cure che ho fatto mi hanno portato via l’energia e la memoria. Come si fa a fare poesia senza memoria? La poesia è prendere qualcosa e togliere il superfluo per farlo risplendere".

“Ho avuto il tempo d’immaginare la morte. Il massimo del terrore è l’idea di finire in una zona dove non ho controllo”. Perché i Poeti e le Poete domano la vita scrivendola in versi. 

"La morte vorrei affrontarla ad armi pari / anche se so che infine dovrò perdere, / voglio uno scontro essendo tutta intera, / che non mi prenda di nascosto e lentamente".

L'ha spuntata Lei. Perché i versi sono l'arma più pura per vincere la morte e diventare immortali.

Le Poete non muoiono. Soprattutto quelle amate dal popolo.