Il mito erotico e femminista di Moana Pozzi. Il mistero sulla sua morte

Moana Pozzi è stata indimenticabile per i suoi fan, la donna intelligente che ha sdoganato l'eros. Il suo mito resiste alla morte e c'è chi dice che sia ancora viva in India

Moana Pozzi

Il suo mito l'ha resa eterna, facendola diventare quasi il simbolo di un nuovo modello di femminismo. Moana Pozzi, icona italiana dell’hard e donna straordinaria, avrebbe compiuto sessant’anni il 27 aprile. Nata in una famiglia cattolica Moana riceve un’educazione esemplare: scuola in un istituto religioso, liceo scientifico, conservatorio. Dotata di grande intelligenza e ironia sente il bisogno di spiccare il volo e si trasferisce a Roma per partecipare a concorsi di bellezza, frequentare gli artisti, per i quali inizia a posare nuda, e fare delle comparsate nel mondo del cinema.

Intelligenza e ironia le parole più usate per descriverla

Si avvicina alle pellicole erotiche grazie a Riccardo Schicchi (marito della porno star Eva Henger) e per tanti italiani la sua immagine sensuale ridisegna i contorni dell’erotismo. Quel che è certo è che Moana non è una bambola, non è una donna oggetto, non è una figura passiva. Schicchi riesce a sottolineare la sua classe e ciò che emerge è una donna padrona di sé. Tutte le persone che hanno lavorato con lei rammentano le grandi doti di comunicatrice. Intelligenza, grazia, ironia sono le parole più usate nel ricordo di lei che si scontrano invece col giudizio sulla recitazione. Il celebre regista hard Mario Salieri dice che fu una grande delusione sul set poiché era come una statua e che per tirarle fuori qualche emozione dovette lavorare a lungo. Troppo bella, troppo sofisticata per incarnare vere fantasie? Forse, ma le sue performance fanno comunque scuola e la rendono un mito tutto italiano.

Moana Pozzi, la signora dell'eros

Tv e politica tra successi e polemiche

Una pornostar non è mai del tutto accettata socialmente perché lo stigma del giudizio morale la accompagna costantemente. E per Moana non viene fatta eccezione, proprio perché la sua fama sfugge dalle luci rosse delle pellicole per destare interesse anche nel mondo dello spettacolo. Nel 1981 lavora a Raidue per la trasmissione "Tip Tap 2"; un paio di anni dopo compare in "Borotalco" di Carlo Verdone; appare addirittura in "Ginger e Fred" di Federico Fellini nel 1985. Le federcasalinghe insorgono quando nel 1987 conduce insieme a Fabio Fazio "Jeans 2" su Raitre, programma pomeridiano per ragazzi. Antonio Ricci la ingaggia per "Matrjoska", in onda su Italia 1, tra invettive e grida di censura. Ricci cambia allora il titolo del programma in "Araba fenice" e Moana va in onda come valletta nuda, suscitando l’attenzione di intellettuali, editorialisti e scrittori.

La sua bellezza naturale, l’eleganza con cui si muove che nulla ha di volgare, l’acuta intelligenza la portano a scrivere “La filosofia di Moana”, un libro/dizionario che raccoglie riflessioni e descrizioni di relazioni avute con uomini famosi, critiche alle arti amatorie comprese. Ovviamente è un nuovo scandalo e il libro risulta introvabile.

Nel 1991 sposa Antonio Di Ciesco, il suo ex autista e realizza una pellicola di animazione diventata un culto: "Moanaland” unico cartoon premiato con la Menzione speciale all'International Erotic Film di New York. Viene girato anche "I Remember Moana", presentato al Palazzo delle Esposizioni e apprezzato, tra gli altri, da Enrico Ghezzi.

Ormai Moana è una star non solo dell’hard: l’ambiente intellettuale e politico inizia a coinvolgerla sempre più spesso, tanto che nel 1992 si presenta alle elezioni politiche con il Partito dell'amore. L'operazione fallisce, ma la sua celebrità è alle stelle. Personaggi pubblici come Enzo Biagi ne esaltano l’onestà intellettuale rispetto alla corruzione dilagante. Lo stilista Karl Lagerfeld la fa sfilare in passerella a Milano nel 1993 scatenando le ire dei colleghi. L’attrice Sabina Guzzanti le rende omaggio nella trasmissione “Avanzi” in onda su Rai3, con un'imitazione comica irresistibile.

La malattia, la scomparsa prematura e il mito

Il 15 settembre 1994 Moana Pozzi muore. La donna che aveva contribuito a dare potere alle donne, a supportarne l’intelligenza e le capacità, si è spenta a causa di un tumore al fegato. Misteri e voci accompagnano la sua fine, dal presunto aiuto a morire fornitole dal marito alla possibilità che sia ancora viva, in India. Come Elvis, John Lennon e altre icone eterne anche per lei l’ipotesi della vita altrove diventa quasi un gioco dolce. Dolce come il suo modo di gestire l’eros, con classe e sobrietà, contribuendo così a mostrare aspetti del mondo hard mai indagati.  I suoi fan non la dimenticano e la famiglia, inizialmente sconvolta dalla sua scelta di vita, le si stringe intorno nel momento del bisogno.

Cosa resta di questa donna nell’immaginario collettivo? Forse proprio la verità intorno all’erotismo che, se vissuto in modo naturale, nulla a che vedere con la volgarità. Si parla anche, dopo il libro illustrato "Moana" (2004, di Marco Giusti) e “Casta diva” (2010, di Gianfranco Salis), di un nuovo libro in arrivo, proprio a cura di Antonio Di Cisco. Forse la divina Moana non ha ancora finito di stupirci.