In pericolo mille Moai, i volti misteriosi dell’Isola di Pasqua. Forse colpa di un atto doloso

Le affascinanti sculture sono state danneggiate da un grave incendio propagatosi dalle pendici del vulcano Rano Raraku. Sul loro ruolo dei Moai per la comunità gli studiosi non sono sempre concordi

In pericolo mille Moai, i volti misteriosi dell’Isola di Pasqua. Forse colpa di un atto doloso

I Moai, le celebri sculture dell’Isola di Pasqua hanno subito un grave danno a causa di un incendio lo scorso 3 ottobre. Sono quasi mille le statue oggetto di cure degli addetti ai lavori del parco naturale Rapa Nui, patrimonio dell’Unesco. L’incendio si è propagato dalle pendici del vulcano Rano Raraku e si è diffuso nel parco fino a colpire i Moai. Il sindaco Pedro Edmunds Paoa ha definito i danni irreparabili. Per ora non ci sono dettagli sulla natura dolosa o meno dell’incendio, né su chi potrebbe trarre vantaggio da un gesto così sprezzante della cultura indigena.

Chi sono i Moai

Le statue dell’Isola di Pasqua sono monolitiche, cioè scolpite da un unico blocco di pietra, e sono state realizzate tra il 1250 (forse addirittura il 1000) e il 1500 d. C. in diversi formati che vanno dai 2 a i 4 metri fino ad un esemplare incompleto di 21 metri.  Il loro aspetto così enigmatico ha stuzzicato la curiosità del mondo intero e suscitato più di un interrogativo, primo fra tutte l’abbandono improvviso della cava di pietra vulcanica da cui venivano ricavate le rocce da scolpire. Forse un disastro ambientale, la carenza di legno utile per il trasporto, lo scoppio di una guerra che avrebbe impedito la fornitura di cibo, sono le ipotesi più accreditate.

La nascita di un mistero

Un altro dilemma è sulla loro funzione: guardiani o divinità? I viaggiatori che hanno parlato nei loro diari di queste strane statue li hanno descritti come idoli con i quali gli indigeni avevano un rapporto di dialogo e sottomissione. Ma sul loro ruolo per la comunità gli studiosi non sono sempre concordi e le opinioni variano dall’aspetto rituale e religioso fino a quello puramente espressivo e artistico. E poi ci sono le leggende legate ai Moai. Come quella di un’anziana maga che generosamente offrì alle maestranze che lavoravano alle sculture una grande aragosta perché si sfamassero chiedendo solo venisse conservato un pezzetto per sé. Ma gli uomini avidi divorarono tutta l’aragosta e furono puniti dalla maledizione della maga: tutte le sculture già erette crollarono miseramente vanificando la fatica di quegli uomini poco rispettosi.

Un linguaggio segreto

Sui dorsi delle statue, che oggi appaiono simili tra loro, ma erano invece ricche di dettagli ed elementi aggiuntivi come orbite e pupille realizzate in ossidiana e corallo bianco, sono incisi i glifi rongorongo, tuttora indecifrabili con certezza. Similmente ai geroglifici egiziani, i glifi rongorongo includono figure antropomorfi e animali ma l’esiguità dei testi superstiti rende impossibile l’interpretazione. Parte di una tavoletta è accertato che si ricolleghi alle fasi della luna, confermando quindi un livello di conoscenza dei fenomeni naturali da parte degli indigeni, ma il resto è ancora tutto da scoprire.

Nonostante studi approfonditi e strumenti tecnologici evoluti ancora l’Isola di Pasqua mantiene intatta la sua magia.